Plazoleta Bettino Craxi, Santiago: il Cile rende un al segretario del Partito socialista italiano e presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, un onore che sul suolo italiano è ancora tabù, sulla scia del giustizialismo post-Mani Pulite che ha portato Craxi ad essere completamente identificato con i mali del sistema che fu travolto da Tangentopoli tra il 1992 e il 1994. In Cile, invece, non hanno avuto dubbi: Craxi è stato commemorato in un luogo fondamentale per la memoria civica del Paese.

Come ha scritto Stefano Zurlo su Il Giornalela memoria di Craxi è portata avanti ” nella suggestiva cornice del Cementerio General de Recoleta”, luogo in cui riposa Salvator Allende, l’indimenticato presidente socialista rovesciato e ucciso nel corso del tragico colpo di Stato dell’11 settembre 1973 che inaugurò la stagione buia della dittatura di Augusto Pinochet. Si commemora la lunga storia di vicinanza del Psi agli esuli e ai perseguitati del regime militare cileno, ma anche una vicenda rimasta a lungo dimenticata che coinvolse lo stesso Craxi nelle settimane successive al rovesciamento di Allende.

1973: Craxi in viaggio nel Cile di Pinochet

Poco dopo l’instaurazione della dittatura di Pinochet, Craxi si recò in Cile assieme a una delegazione del Psi per investigare sulle condizioni del Paese dopo il golpe e, soprattutto, rendere omaggio personale al defunto Allende. In un vivido memoriale del 1998 Craxi, allora esule ad Hammamet, raccontò le impressioni provate nel corso delle sue peregrinazioni tra Vina del Mar e Santiago del Cile, parlò del clima di terrore e sfiducia imperante tra la popolazione, della tensione nei momenti precedenti lo scatto del coprifuoco serale e del silenzio irreale delle notti, turbate solo dal rumore sordo e inconfondibile dei proiettili sparati dai militari.

Emotivamente straordinario è il racconto del “pellegrinaggio” del futuro premier alla tomba, allora anonima, di Allende: “Di buon mattino eravamo partiti da Santiago e avevamo raggiunto Viña del Mar che è a un centinaio di chilometri dalla capitale. Eravamo un folto gruppo. Quando arrivammo al cimitero di Santa Ines alla periferia di Viña e dove Allende è sepolto nella tomba della famiglia Grove […] tutto pareva calmo, regolare. Le prime avvisaglie di quello che doveva succedere, si sono avute all’ingresso del cimitero, quando mi rivolsi all’impiegato dicendogli in spagnolo: ‘Siamo qui per visitare la tomba del presidente Allende’. L’uomo, un giovane, mi guardò come sorpreso, poi abbassò gli occhi senza rispondere. Ho insistito più energicamente, alzando un poco la voce. E lui zitto. Faceva finta di riordinare certe sue carte e non osava alzare lo sguardo. Ho capito che aveva paura”. Giunto a pochi passi dal sepolcro, Craxi fu fermato da un poliziotto, che gli intimò di andarsene con queste parole: “Un altro passo e sparo”.

La lotta di Craxi contro il regime non si fermò nel 1973

Ma quello commemorato dal Cile non è solo il Craxi che sfidò il brutale regime di Pinochet da anonimo delegato socialista nel 1973, ma anche il Craxi statista che ebbe modo di prendere posizioni coraggiose in favore del Paese e del suo popolo anche nel corso delle sue esperienze istituzionali e governative, favorendo i movimenti clandestini cileni con cospicui finanziamenti guidati dall’apparato del Psi, che del resto dal punto di vista del sostegno alla “resistenza” fu capace di una vera e propria azione globale.

Scrive La Stampa: “Come racconta Cossiga nel suo libro ‘Italiani sono sempre gli altri’ e come ricorda il figlio Bobo: ebbero aiuti Solidarnosc, il sindacato polacco cattolico e anticomunista, gli esuli cecoslovacchi, il radicale argentino Alfonsin, il brasiliano Lula, il peruviano Garcia, l’uruguagio Sanguinetti, Perez in Venezuela”, e i movimenti di resistenza di Palestina, Somalia, Eritrea.

Craxi, come ricorda Giulio Andreotti nella sua prefazione alla biografia scritta da Luigi Musella, denunciò più volte di fronte a Ronald Reagan la brutalità di Pinochet e attaccò la dittatura anche in occasione del suo discorso di fronte al Congresso Usa del 1985, nel corso del quale dichiarò: “Sopra ogni altra sovrasta la richiesta di libertà del popolo cileno e questa richiesta ha bisogno dell’incondizionato appoggio di tutti noi”. Incondizionato appoggio che l’ex presidente Lagos ha riconosciuto in occasione della cerimonia di inaugurazione della piazzola e della lapide dedicati a Craxi: “In lui avemmo sempre un orecchio disposto ad ascoltarci, un leader a sostegno di tutte le cause della libertà”.