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Sono iniziati da una decina di giorni nella capitale del Kazakhstan, Astana, i colloqui di pace tra governo siriano ed opposizione armata mediati da Russia, Turchia e Iran. Quello che è apparso subito è chiaro è che Mosca, Teheran e Ankara abbiano assunto saldamente il ruolo di garante della pace in Siria e del suo futuro. I tre Paesi hanno fatto quello che le Nazioni Unite non sono state in grado di portare avanti negli ultimi 6 anni, da quando il conflitto è iniziato: portare il governo siriano e l’opposizione armata al tavolo dei negoziati. Negli ultimi giorni sono circolate voci inerenti il progetto di una nuova Costituzione per la Siria abbozzata dal Cremlino. Per Damasco si profilano dunque settimane decisive e molto importanti, mentre in alcune zone del Paese si continua a combattere contro il terrorismo islamista.La bozza della RussiaIl documento pubblicato online offre alcuni spunti di riflessione molto interessanti su quello che potrebbe essere il nuovo assetto istituzionale della Siria. Il futuro presidente, secondo l’articolo 48, esercita il potere esecutivo al fianco del governo. L’articolo 49 consente al Capo di Stato di rimanere in carica per due mandati consecutivi di 7 anni ciascuno. Anche il resto della Costituzione conferisce piena autorità alla figura del Presidente: secondo l’articolo 55 egli è il garante della Costituzione, nonché colui che deve vigilare sull’indipendenza, l’unità e l’integrità territoriale.Pieni poteri al Capo di StatoL’articolo 57 dà al Presidente il potere di emettere “decreti, disposizioni e le istruzioni, in conformità con la Costituzione e la legge”. L’articolo 60 afferma che il presidente è il comandante in capo delle forze armate e lo autorizza a rilasciare “tutte le decisioni necessarie per esercitare questa autorità”. L’articolo 60, al comma 2, specifica che egli che ha il compito di rispondere a qualsiasi minaccia contro lo Stato. Il comma 3 del suddetto al articolo conferisce al Capo di Stato il potere di dichiarare lo stato di emergenza.No alla balcanizzazione della SiriaA questo si aggiunge il fatto che, secondo la bozza costituzionale proposta dal Cremlino, il Capo dello Stato nomina il Primo Ministro, ha il diritto di presiedere le riunioni di governo e di convocare i membri dell’esecutivo per essere aggiornato sulle loro attività. Si è spesso parlato di un possibile assetto federale della futura Siria e della concessione di uno stato autonomo ai curdi. Nella bozza, tuttavia, questo aspetto è completamente assente. L’articolo 1, a comma 2, afferma che “la Siria si basa su l’unità della sua nazione ed è una patria comune e indivisibile per tutti i suoi cittadini”. Articolo 9, comma 1, conferma che “il territorio della Siria è indivisibile, inviolabile e integrale”.A tal proposito, la portavoce del Ministro degli Esteri russo Maria Zakharova ha ribadito che “il popolo siriano deve determinare il futuro del proprio paese. Facciamo ogni sforzo al fine di attenerci a questo approccio, perché solo i siriani possono difendere il loro paese come stato sovrano, multietnico e multi-religioso”. Alla minoranza curda, per il momento, è stata promessa una vaga forma di “autonomia speciale” – che dovrà essere definita nel merito – e una quota di funzionari presso il governo centrale. La novità più importante riguarda l’introduzione di una seconda Camera, che potrebbe verosimilmente rappresentare i territori. Il vecchio sistema “monocamerale” andrebbe dunque in soffitta.Possibili complicazioni e le pretese dell’Arabia SauditaPer l’analista geopolitico Andrew Korybko, potrebbero tuttavia sorgere delle complicazioni: “C’è un altro grosso problema che dovrà essere discusso tra gli USA, la Russia e ovviamente la Siria – osserva – ovvero, la promessa fatta da Trump al Re Saudita Salman circa il fatto che le forze americane lavoreranno per creare delle“safe zones” in Siria e Yemen. L’Arabia Saudita è un grande nemico della Siria, avendo finanziato i tagliagole dell’ISIS negli ultimi sei anni, e sembra poco realistico pensare che Riyad cambierà idea e riconoscerà l’autorità di Damasco. E’ altrettanto improbabile è che il governo siriano permetta ai sauditi di unirsi alla campagna anti-Daesh, cosa che creerebbe grosse complicazioni politiche nell’operazione.Mosca, il quel caso, potrebbe essere costretta a fare una scelta: o scegliere di allearsi con Washington e Riyad nell’interesse di ottenere una nuova distensione con la Casa Bianca, e dunque non rispettare la sovranità della Siria; oppure rispettare l’autorità di Damasco sullo spazio aereo cooperando con gli Usa (presumendo che Assad sia d’accordo), ma non permettere ai sauditi di compiere operazioni nel Paese”.

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