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Politica

Così Trump può vincere le elezioni di mid-term

Donald Trump può vincere le elezioni di medio termine. L’appuntamento elettorale è previsto per il prossimo novembre, ma negli Stati Uniti la discussione sui possibili risultati è in corso da tempo. Da questo turno elettorale, infatti, dipenderà il futuro della...

Donald Trump può vincere le elezioni di medio termine. L’appuntamento elettorale è previsto per il prossimo novembre, ma negli Stati Uniti la discussione sui possibili risultati è in corso da tempo. Da questo turno elettorale, infatti, dipenderà il futuro della presidenza del Tycoon.  Le elezioni di metà mandato, sarà bene ricordarlo, consistono nel rinnovo dei membri della Camera dei rappresentanti, di un terzo di quelli del Senato e di trentaquattro governatori degli stati americani. Il giro di boa è previsto per il prossimo 8 novembre. 

Donald Trump, dato per perdente da buona parte dei sondaggi (e questa non è una novità), sarà sottoposto a un vero e proprio referendum popolare. Gli americani dovranno esprimersi sulla bontà di quanto fatto sinora dall’amministrazione repubblicana e decidere se riconsegnare al presidente una maggioranza in grado di sostenere e approvare le riforme annunciate. Con dei distinguo: il voto di novembre, infatti, riguarderà principalmente i partiti, ma l’attenzione posta da questa consultazione, per ragioni che non vanno neppure spiegate, verterà tutta sulla figura di The Donald. 





Il voto autunnale porterà con sè uno spettro, mediatico o meno che sia: le interferenze della Russia. Il ministro degli esteri Lavrov sembra consapevole dell’inevitabilità di questa “tendenza”. Il Russiagate è la spada di Damocle che pende da mesi sul collo di Trump, nonostante, come Lavrov stesso ha evidenziato, non esista ad oggi un singolo “fatto” in grado di provare le ingerenze del governo russo sull’esito delle presidenziali americane. Ma in molti, a distanza di un tempo politicamente biblico, hanno già iniziato a sottolineare l’attualità di questo “pericolo” anche per le midterms elections. Donald Trump, si diceva, nonostante il trattamento ad personam cui è sottoposto da buona parte dei media americani, può vincere.  

L’ultimo sondaggio pubblicato da Politico Morning Consult svela come il trentanove per cento dei cittadini americani sia orientato a votare un esponente del partito Repubblicano contro il trentotto per cento deciso a recarsi alle urne per votare Democratico. Il gap mostrato dai sondaggi dell’ultimo anno, insomma, è stato colmato. Ma non è tutto. Secondo quanto sottolineato da The Hill, infatti, il recupero del Gop sui Dem è stato di dieci punti percentuali. E rispetto al voto, sulla base dei calcoli stilati, peseranno gli indecisi, che corrisponderebbero attualmente al ventitré percento del totale e al quarantanove percento degli elettori non iscritti alle liste dei due partiti tradizionali. Troppi per poter fare previsioni di qualunque tipo. 

La Camera, tuttavia, dovrebbe restare a trazione repubblicana. Questo, almeno, dicono la maggior parte delle recenti proiezioni statistiche. I seggi che verranno rinnovati al Senato, invece, sono attualmente occupati da esponenti democratici. Nella Camera Alta, quindi, Trump potrebbe avere più problemi. Il sondaggio citato, però, dice anche che in materia di sicurezza nazionale, d’immigrazione e di crescita occupazionale gli americani si fidano più di un repubblicano che di un democratico. Solo in materia di assistenza sanitaria, leggasi Obamacare, i democratici precedono i repubblicani. L’America profonda, insomma, continuerebbe a riporre le sue speranze in Donald Trump. 

Il Partito Democratico, dal canto suo, è impegnato nella costante ricerca di un leader, transitorio o meno che sia, da contrapporre pubblicamente al Tycoon. Joe Biden è l’uomo politico che si sta spendendo di più in vista delle elezioni di medio termine. Hilary Clinton è ufficialmente fuori dai giochi per via delle inchieste che la stanno riguardando. Michelle Obama non pare disponibile. La candidatura di Oprah Winfrey è naufragata due giorni dopo l’annuncio pubblico. E poi ci sono gli outsider: l’ex sindaco di New York Cory Booker, il senatore dell’Ohio Sherrod Brown, la senatrice Warren, il sindaco di San Antonio Julian Castro, quello di New York Bill de Blasio, Andrew Cuomo e così via. Nessuno di questi ultimi, però, sembra esssere particolarmente attivo in vista del prossimo appuntamento elettorale. I dati sull’andamento dell’economia americana uniti agli ultimi sondaggi pubblicati, del resto, smentiscono chi ritiene che le vittorie democratiche alle elezioni di metà mandato prima e alle presidenziali del 2020 poi, consistano in una passeggiata di salute. 

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