Non sempre i sondaggi forniscono uno spaccato esatto del contesto elettorale analizzato. Anzi: molto spesso le urne ribaltano ogni pronostico, decretando vincitore della contesa politica proprio il candidato da tutti dato per sconfitto. Un esempio? Basta riprendere le presidenziali americane andate in scena nel novembre 2016 negli Stati Uniti. Hillary Clinton avrebbe dovuto sovrastare Donald Trump con numeri rassicuranti. Già, perché, secondo le previsioni di FiveThirtyEight, Clinton aveva il 71,6% di probabilità di entrare alla Casa Bianca a fronte del 28,4% di The Donald. Per l’Huffington Post la percentuale saliva addirittura al 98%. Che cosa successe il giorno del voto? Nello stupore generale ebbe la meglio Trump.

A proposito delle elezioni americane, si avvicinano le presidenziali 2020. A meno di sorprese dell’ultim’ora, gli sfidanti dovrebbero essere loro: Donald Trump da una parte e Joe Biden dall’altra. I sondaggi, come detto, non predicano la verità assoluta ma hanno la facoltà di influenzare l’opinione pubblica. Molto banalmente, presentando un candidato come sicuro sconfitto, le indagini demoscopiche hanno il “potere” di spingere un buon numero di elettori a votare lo sfidante considerato vincente. Ebbene, gli ultimi sondaggi, per Trump, non sono affatto favorevoli.

Il gioco dei sondaggi

In uno dei sondaggi più recenti realizzato da Usa Today a cavallo tra il 25 e il 29 giugno scorso, emergeva un dislivello tra Trump e Biden piuttosto marcato. Secondo questa previsione, il candidato democratico è in vantaggio di ben 12 punti percentuali, 53% contro 41%. Nel caso in cui nella contesa dovesse spuntare anche un terzo sfidante, invece, secondo lo stesso sondaggio Biden sovrasterà il repubblicano con il 46% delle preferenze a fronte del 37% del rivale. Persino Fox News, emittente vicina a The Donald, ha presentato uno scenario alquanto fosco, con Biden in vantaggio di una decina di punti.

Eppure a dicembre 2019 Trump era in testa con tre punti percentuali di vantaggio. Che cosa è successo? Semplice: gli ultimi eventi hanno eroso parte della popolarità dell’attuale inquilino della Casa Bianca, che adesso si affida all’economia per recuperare il terreno perduto. Le tensioni razziali, culminate poi nella follia iconoclasta contro le statue di personaggi che hanno fatto la storia degli Usa, e la pessima gestione sanitaria durante la pandemia di Covid, hanno messo a nudo il ruspante presidente dal ciuffo biondo.

Biden sta prosperando sulle gaffe di Trump. Il democratico non ha praticamente ancora illustrato nel dettaglio il suo programma, si mantiene vago e si limita a farsi vedere in pubblico munito di mascherina. Non sappiamo cosa succederà di qui a novembre. Certo è che gli attuali sondaggi non premiano affatto Trump, sempre più nell’occhio del ciclone.

Il piano per la vittoria

A dire il vero Trump può giocare due carte per sovvertire i pronostici. La prima l’abbiamo già accennata: riguarda l’economia. Se il motore economico degli Stati Uniti dovesse ripartire entro novembre, se non a pieno regime almeno a un buon ritmo, allora il tycoon potrebbe prendersi i meriti della ripresa. Il presidente rimedierebbe in un colpo solo anche agli errori fatti in ambito sanitario: dal non voler usare mascherina in pubblico alle dispute con l’epidemiologo della Casa Bianca Anthony Fauci.

L’altro jolly da giocare rientra invece in una strategia più dettagliata. Dal momento che, secondo gli ultimi sondaggi, Trump avrebbe perso consensi in diversi Stati in bilico e in contee strategiche, il tycoon dovrebbe bloccare l’emorragia intervenendo localmente proprio in questi luoghi. Quali? Secondo quanto riferisce L’Espresso, uno di questi sarebbe il Michigan, uno dei tre Stati, assieme a Pennsylvania e Wisconsin, che nel 2016 consegnarono a Trump l’insperata vittoria contro Miss Clinton.

Stando ai dati pubblicati a fine giugno dal New York Times/Siena College, Biden è in vantaggio in Michigan (47% -36%), Pennsylvania (50%-40%) e Wisconsin (49%-38%). I numeri spesso mentono, ma iniziare ad arginare l’eventuale avanzata democratica, per i repubblicani, potrebbe essere un primo passo verso la riconferma.

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