“Vengo anch’io? No tu no”. Non è soltanto la celebre canzone di Enzo Jannacci del 1968 ma, in estrema sintesi, ciò che è successo al vertice del G7 a Biarritz, in Francia, quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe chiesto all’omologo francese Emmanuel Macron di poter partecipare all’incontro che lo stesso capo dell’Eliseo ha avuto a margine del summit con Mohammad Javad Zarif, ministro degli esteri della Repubblica Islamica dell’Iran. Secondo un curioso retroscena raccontato da Francesco Semprini su La Stampa, che cita fonti vicine al Palazzo di vetro, quando Macron ha avvertito l’inquilino della Casa Bianca che avrebbe incontrato il ministro degli esteri iraniano, Trump ha tentato in tutti i modi di inserirsi dando vita a un tira e molla da cui il titolare dell’Eliseo è dovuto sfilarsi con destrezza.

Il presidente francese ha spiegato a Trump che non era affatto il caso che si presentasse all’incontro, convincendolo a desistere. Il botta e risposta fra Macron e Trump sarebbe avvenuto davanti a ministri e interpreti, e conferma la volontà del presidente degli Stati Uniti di voler incontrare la leadership iraniana. Quest’ultima, tuttavia, non è affatto convinta dei modi di fare di The Donald, che ha deciso di lasciare il Jcpoa – l’accordo sul nucleare iraniano – siglato nel 2015 per volontà di Obama imponendo altre durissime sanzioni nei confronti della Repubblica islamica. Il presidente Usa, però, non desiste, e potrebbe tentare una nuova “incursione” a margine dell’Assemblea dell’Onu la prossima settimana. Nella giornata di ieri, peraltro, gli Usa hanno concesso il visto al presidente e al ministro degli esteri della Repubblica islamica dell’Iran, Hassan Rouhani e Mohammad Javad Zarif, per recarsi a New York e partecipare all’assemblea generale delle Nazioni Unite.

Zarif torna ad attaccare gli Usa

Nel frattempo prosegue lo scontro verbale e diplomatico fra Washington e Teheran. Per gli Stati Uniti il petrolio è più importante del sangue degli arabi. Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, accusando gli Stati Uniti di crimini in Yemen. “Sangue arabo contro petrolio arabo. Un fondamentale della politica Usa”, ha scritto il capo della diplomazia iraniana, che ha poi fatto un elenco dei “crimini commessi dagli Stati Uniti”. “Quattro anni di bombardamenti indiscriminati sullo Yemen, 100mila yemeniti morti, venti milioni di yemeniti malnutriti, 2,3 milioni di casi di colera”, ha scritto. E poi, ancora: “Carta bianca per i colpevoli, attacco di rappresaglia yemenita contro serbatoi di petrolio, inaccettabile ‘azione di guerra”‘.

Nelle scorse ore, Washington ha annunciato l’intenzione di formare una coalizione per scoraggiare le “minacce iraniane” a seguito dell’attacco alle strutture petrolifere dell’Arabia Saudita. Il segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che Trump, che ha ordinato l’introduzione di nuove sanzioni contro l’Iran, desidera una soluzione pacifica alla crisi. “Siamo qui per costruire una coalizione volta a raggiungere la pace e una risoluzione pacifica. Questa è la mia missione, questo è ciò per cui il presidente Trump vuole che io lavori e spero che la Repubblica islamica dell’Iran voglia lo stesso” ha spiegato Mike Pompeo da Abu Dhabi.

Teheran non crede alle parole di Pompeo. “Coalizione per una soluzione pacifica?”, si è chiesto il capo della diplomazia iraniani Zarif su Twitter, elencando otto proposte formulate dall’Iran dal 1985 per mettere fine ai conflitti nella regione. Tra le iniziative, anche il piano di pace elaborato per lo Yemen nel 1915 e un patto regionale di non aggressione per il Golfo proposto all’inizio di quest’anno.

“A Rouhani non basta una foto”

Gli iraniani temono che Trump voglia solamente suggellare l’incontro con una foto celebrativa, senza poi fare nulla di concreto. Come spiega Trita Parsi su Foreign Affairs, la leadership iraniana è riluttante a incontrare il presidente Usa perché “essere considerati legati agli Stati Uniti è politicamente sconveniente nel contesto politico dell’Iran. Per questo motivo, le operazioni fotografiche con i funzionari americani comportano costi enormi, offrendo pochi o nessun beneficio” ai leader della Repubblica islamica. Infatti, il presidente iraniano Hassan Rouhani rifiutò l’opportunità di incontrarsi con il presidente Barack Obama a New York dopo aver siglato il Jcpoa e “una stretta di mano con Trump sarebbe molto più rischiosa per Rouhani”.

Il presidente iraniano potrebbe decidere di incontrare Trump solo nel caso venga decisa da Washington la fine della guerra commerciale e il ritiro delle sanzioni contro Teheran. “Rouhani non può tornare a Teheran dopo aver stretto la mano alla persona che si è vantata di schiacciare l’economia iraniana, che ha minacciato di annientare e destabilizzare il Paese, in particolare se le politiche statunitensi rimangono invariate” sottolinea Trita Parsi, che tuttavia non esclude del tutto un incontro fra i due presidenti.