VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

Ogni volta che un leader giovane si affaccia sul palcoscenico continentale i riflettori si accendono. Rory Stewart, tra i candidati alla successione di Theresa May, impersona l’outsider. Quello chiuso dall’Ancien regime partitico, che può far sognare gli analisti che desiderano raccontare storie nuove.

Il politico di cui parleremo non è proprio un neofita: è un deputato, ricopre già il ruolo proprio di colui che in Italia chiameremmo “ministro dello Sviluppo internazionale” ed è sceso in campo addirittura prima dell’avvento di David Cameron, per il quale e con il quale ha fatto parte di un esecutivo. L’associazione tra i due viene abbastanza naturale: il primo può essere considerato il delfino del secondo. Rory Stewart, a dire il vero, non è neppure giovanissimo: sulla sua carta d’identità c’è scritto che ha quasi cinquant’anni, però ha predisposto una campagna elettorale che si sta distinguendo per simpatia, nel senso etimologico del termine. Basta andare sul suo profilo Twitter.

Gli hashtag in voga sulle sue pagine sono due: #AskRory e #Roryrally. Rory Stewart improvvisa comizi di piazza, scatta selfie con potenziali elettori, si aggira per le strade delle città britanniche come se fosse un militante volontario e, soprattutto, passeggia di continuo, come se facesse parte di un pellegrinaggio perenne dove il fine è persuadere una nazione intera.

La sua è una strategia face to face che di sicuro gli sta consentendo di essere attenzionato dai media. Poi c’è la Brexit, sulla quale ha un’idea mediana. Ha più volte ribadito questo punto: i conservatori non dovrebbero più discutere sull’uscire o meno. La ritiene una perdita di tempo perché il popolo britannico ha già deliberato, ma bisogna che i governanti si concentrino solo sull””how”, cioè sul “come” uscire. Questo è solo il succo, il virgolettato indiretto più efficace, che esprime la sua posizione sul futuro politico-economico del Regno Unito. Il complesso si può approfondire sul Guardian.

La differenza di stile tra Rory Stewart e Boris Johnson è evidente. L’uno sembra la nemesi dell’altro. L’ex sindaco di Londra pende dalle parti del sovranismo, il cameroniano è piuttosto un conservatore puro, uno che non ha alcuna intenzione di fare mosse avventate, rischiando che la Brexit si tramuti in un conto salato per tutti. Sono modi diversi di concepire la politica: Rory Stewart si candida come “nuovo”, ma in antitesi al fenomeno populista, Boris Johnson, per paradosso, è più anziano, ma incarna meglio i trend contemporanei più in voga. Non sarà una sfida a due: ci sono altri otto competitor, ma la distanza che separa questi due è forse la più esasperata.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.