La destra trumpiana si è autoproclamata difensore della libertà di espressione, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo, promettendo la fine di censure e restrizioni ingiuste. Nelle prime settimane della presidenza Trump, questo impegno ha già avuto un impatto significativo: Mark Zuckerberg, CEO di Meta, è stato costretto a fare un passo indietro, ammettendo pubblicamente le pressioni subite dall’amministrazione Biden. Un cambiamento epocale, che però porta con sé alcune ombre e contraddizioni, soprattutto nel modo in cui l’amministrazione Trump e la destra americana gestiscono le voci critiche nei confronti della politica israeliana. Esempio? Ciò che è accaduto di recente a Zuccotti Park, New York.
La veglia per la bimba palestinese
Il 29 gennaio 2025, a Zuccotti Park, nel cuore di Manhattan, un gruppo di attivisti e cittadini si è riunito per commemorare Hind Rajab, una bambina palestinese di sei anni uccisa un anno fa a Gaza, insieme alla sua famiglia e ai paramedici che cercavano di soccorrerla. L’evento, organizzato da attivisti palestinesi di New York, è stato un momento di raccoglimento, con candele accese e immagini della piccola Rajab esposte in segno di memoria.
Ma la veglia è stata interrotta da un gruppo di contestatori che hanno disturbato i presenti con insulti e minacce. “Mostrateci i vostri volti così possiamo farvi espellere”, hanno gridato alcuni, intonando ripetutamente il coro “ICE, ICE, ICE” – un chiaro riferimento all’agenzia federale per l’immigrazione (ICE). I video diffusi online mostrano il clima teso della serata, con alcuni partecipanti – probabilmente dei migranti senza documenti – che hanno cercato di spiegare il motivo della loro presenza: “Siamo qui per una bambina di sei anni”, ha detto uno di loro a un agente della polizia di New York, ma le sue parole sono state sommerse dagli insulti.
Il nuovo ordine esecutivo di Trump e il ruolo di Betar U.S.
L’episodio non è avvenuto in un vuoto politico. Nello stesso giorno, il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo intitolato “Ulteriori misure per combattere l’antisemitismo”, che introduce provvedimenti drastici contro coloro che considera promotori di odio anti-ebraico. L’ordine prevede l’espulsione di stranieri residenti che “violano le nostre leggi” e invita il Dipartimento di Giustizia a reprimere “atti di vandalismo e intimidazione pro-Hamas” nelle università e nei campus americani.
Questa misura ha dato nuovo slancio a gruppi di estrema destra, tra cui Betar U.S., la filiale americana di un’organizzazione sionista fondata nel 1923 dal colono e scrittore Ze’ev Jabotinsky. Secondo un’inchiesta di The Intercept, Betar ha definito la veglia per Hind Rajab un “raduno jihadista” e ha incitato i suoi sostenitori a presenziare per “assistere @ICEgov nelle operazioni di espulsione”, con l’intento di documentare i partecipanti e segnalare i loro nomi all’amministrazione Trump.
È bene ricordare, infatti, che negli Stati Uniti l’immigrazione viene gestita in maniera diversa rispetto all’Italia o all’Europa, in generale. Innanzitutto, l’applicazione delle leggi sull’immigrazione è di competenza federale e gestita proprio dall’ICE (Immigration and Customs Enforcement) e dal CBP (Customs and Border Protection). Un agente di polizia statale o locale non può arrestare o detenere una persona solo perché è senza documenti, a meno che non collabori direttamente con ICE. Inoltre, un agente non può fermare qualcuno solo perché “sembra” un immigrato irregolare (profilazione razziale). Deve avere pertanto un motivo fondato o un sospetto ragionevole legato a un reato.
Utilizzata tecnologia riconoscimento facciale
Dopo l’evento, Betar ha dichiarato sui social media di aver utilizzato la tecnologia di riconoscimento facciale per identificare alcuni dei partecipanti e di aver trasmesso le informazioni al Dipartimento della Sicurezza Nazionale. È stata dunque stilata una vergognosa blacklist di persone colpevoli di aver partecipato a una veglia in ricordo di una bambina palestinese di sei anni uccisa brutalmente un anno fa a Gaza dall’esercito israeliano. Una delle oltre 120 mila vittime innocenti di questo conflitto.
L’episodio di Zuccotti Park, nel quale un gruppo di attivisti palestinesi è stato segnalato alle autorità da un’organizzazione estrema destra pro-Israele utilizzando la tecnologia di riconoscimento facciale, solleva inquietanti interrogativi. Non solamente rispetto alle strategie adottate da Betar U.S. ma rispetto al clima politico che si vive negli Stati Uniti, nel quale si rischia di legittimare un ambiente di sorveglianza e repressione nei confronti di attivisti e studenti che criticano Israele o sostengono la causa palestinese.
Non solo Betar
Betar non è l’unica organizzazione della destra pro-Israele che si occupa di segnalare alle autorità i critici della politica israeliana. Il Shirion Collective gestisce un sistema di doxing bounty, offrendo ricompense tra 250 e 15.000 dollari a chi identifica studenti, medici o politici che protestano a favore della Palestina. Il gruppo ha diffuso video in cui definisce l’attivista Nerdeen Kiswani una “terrorista interna” e collabora con Betar U.S. per compilare liste di attivisti da segnalare per essere espulsi.
L’uso del riconoscimento facciale per schedare e segnalare attivisti politici alle autorità rappresenta un pericoloso precedente per la libertà di espressione negli Stati Uniti. Mentre la destra trumpiana si erge a paladina del free speech, la repressione mirata contro chi critica la politica israeliana dimostra come questa libertà può essere difesa in modo selettivo. E allora che libertà è?