Quando il 9 maggio scorso Moon Jae-in vinse le elezioni presidenziali in Corea del Sud, conquistando il 41% delle preferenze e oltre 13 milioni di voti, molti, nel Paese asiatico, si aspettavano un cambiamento di paradigma nella politica nazionale da parte del 65enne ex avvocato per i diritti umani e autore di libri di successo. Moon ha impostato la sua azione politica nella ricerca di una “via coreana” alla soluzione della crisi innescata dall’avventurismo nucleare e missilistico del vicino settentrionale e del suo leader Kim Jong-un.

Per lunghi mesi, tuttavia, i riflettori mediatici si sono concentrati sulla sfida muscolare tra Corea del Nord e Stati Uniti e sul duello, personale prima ancora che politico, tra Kim e il Presidente statunitense Donald Trump e la figura di Moon Jae-in è stata, superficialmente, relegata in secondo piano.

La volontà del Presidente di riorientare la strategia di Seul, passando per la scelta di non completare il dispiegamento del sistema antimissile THAAD in Corea del Sud e ricercare una crescente sintonia con la Cina, finalizzata nel tentativo di risolvere la disputa con Pyongyang in maniera negoziale, evitando un conflitto che causerebbe decine di migliaia di morti nel suo Paese, ha ricevuto l’attenzione che meritava solo in occasione della cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali di Pyeongchang, quando con la stretta di mano alla sorella del leader nordcoreano Kim Yo-jong Moon ha sottolineato la serietà dei suoi intenti.

Moon jae-in, per la Corea del Sud, è il leader giusto al momento giusto: la sua “forza tranquilla” e il suo basso profilo sono ciò che più servono a Seul per stemprare i climi bellicosi e ottenere la possibilità di un negoziato con Pyongyang che garantisca un necessario modus vivendi tra le due Coree.

Il successo della nuova “Sunshine Policy” olimpica di Moon Jae-in

Secondo quanto scritto da The Diplomat“mesi di duro lavoro sono stati ripagati con una grande vittoria per l’amministrazione Moon. In termini di soft diplomacy, la visione delle due Coree marcianti fianco a fianco sotto la bandiera della Corea unita durante la cerimonia d’apertura è stato un grande successo d’immagine. […] Il fatto che Moon e Kim Yo-jong si siano stretti la mano di fronte a centinaia di milioni di persone ha mandato un messaggio forte”. In pochi giorni Moon Jae-in ha aperto la strada a un summit intercoreano e reso il disgelo possibile, eventualità difficile da prevedere solo poche settimane fa.

Moon Jae-in procede sul solco del rilancio della Sunshine policy inaugurata a fine Anni Novanta dal suo predecessore alla Casa Blu di Seul, Kim Dae-jung, che secondo quanto scritto da Luciano Lombardi su Panorama si fonde su tre assunti precisi: “la Corea del Sud si impegna a cercare attivamente la cooperazione con la Corea del Nord; non cercherà – in alcun modo – di assorbirla; non sarà disposta a tollerare alcuna provocazione armata della Corea del Nord”.

Moon Jae-in ora è l’uomo chiave per la crisi coreana

Di fatto, Moon Jae-in è ora l’uomo chiave per la risoluzione delle dispute attorno al 38° parallelo. Un risultato che non è certamente sgradito a attori come Cina e Russia, che vedono così diminuiti i rischi di una tortuosa mediazione nella Penisola, e che potrebbe condizionare sul lungo termine l’approccio statunitense.

Se Moon accettasse l’invito di Kim Jong-un a visitare il Nord, la sua strategia avanzerebbe ulteriormente e aprirebbe la strada a scelte di policy funzionali a disinnescare le tensioni e a riportare il dittatore di Pyongyang su tracciati più definiti. Tra queste si potrebbe segnalare la riapertura del parco industriale di Kaesong, regione del Nord in cui Seul ha investito dal 2002 al 2016, anno della chiusura decretata dal predecessore di Moon, Park Geun-hye, dando lavoro a circa 50.000 cittadini nordcoreani.

Le mosse di Moon Jae-in sono in ogni caso lodevoli e meritevoli d’attenzione in quanto frutto di una visione coerente della crisi coreana e di un’elaborazione strategica che, dopo lunghi mesi, comincia a presentare i suoi ritorni concreti. Moon è uno dei leader che ci permettono di dire, con sicurezza, che un altro mondo è possibile e realizzabile ed è compito delle cancellerie internazionali supportare e promuovere i suoi sforzi per evitare una guerra che avrebbe risvolti devastanti per l’intero pianeta, non solo per Corea del Nord e Corea del Sud.