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Tabula rasa: se esistesse un’espressione chiave per spiegare il tentativo che Marine Le Pen sta mettendo in atto sarebbe questa. Per chi crede che Vladimir Putin abbia, negli anni, provato a destrutturare l’Unione europea da dentro, utilizzando questa o quella formazione politica sovranista, i lepenisti non possono che essere ritenuti “colpevoli”. Così, ormai a ridosso del primo turno delle elezioni presidenziali francesi, volenti o nolenti, i dirigenti del Rassemblement National non possono che provare a cancellare tutto il pregresso.

Le prossimità sono state di sicuro ideologiche ed organizzative. E la propaganda è andata di pari passo. Prima della guerra mossa in Ucraina da Vladimir Putin, la figlia di Jean Marie ed i suoi avevano pensato, com’era già successo nelle campagne elettorali precedenti, che sbandierare il “putinismo” degli ex frontisti sarebbe stato un vantaggio. Perché la Russia, prima della ferita bellica che adesso dilania l’Europa, rappresentava per più di qualcuno, anche per l’elettorato vetero-conservatore, i valori che il Vecchio continente aveva riposto in un dimenticatoio.

Poi lo “Zar” ha lacerato l’Europa con la scelta d’invadere il Paese guidato da Volodymyr Zelensy e la narrazione lepenista ha subito modifiche drastiche. Sono scomparsi, per dire, i cartelloni pubblicitari ed i volantini che ritraevano Marine al fianco del presidente della Federazione russa.

A Eric Zemmour forse è andata peggio: il candidato della Reconquete! aveva basato tutta la sua comunicazione elettorale sulla lettera “Z”. La “Generazione Z” è diventata un motto da rimuovere in fretta, così come tutta quella cartellonistica con l’ultima lettera dell’alfabeto. Ma insomma l’imbarazzo di Zemmour, se non altro per via della sua “freschezza” politica, è relativo. Marine Le Pen, dal canto suo, è stata considerata per decenni la putiniana d’Europa. E questo potrebbe essere uno scotto da pagare anche in termini elettorali.

Come ricordato da Mauro Zanon su IlFoglio, le triangolazioni tra il Rassemblement National e Russia Unita sono passate pure da prestiti economici. Non è stata soltanto reciproca simpatia. I lepenisti, nel corso della loro storia politica, hanno potuto contare in più circostanze sull’apporto economico proveniente da Mosca. Il che, adesso, può contribuire a marchiare di dannazione una progressione politica che, per i tanti francesi che sostengono l’esistenza di un arco costituzionale in grado di escludere con naturalezza l’ex Front National, è già dannata di suo. Ad approfittarne sarebbe potuto essere proprio Zemmour ma anche il polemista de Le Figaro, negli anni, ha assunto posizioni in difesa di Putin. E dunque il possibile vantaggio acquisibile non può esistere.

Al netto delle relazioni economiche – come sottolineato dall’inchiesta di Mediapart che sempre Il Foglio ha citato – c’è la grande questione ideologica. Ora come ora, Marine Le Pen ha smesso d’insistere sulla necessità di uscire dal sistema della moneta unica e dall’Unione europea per mezzo di un referendum in stile Brexit. Ma quella, in specie durante la fase post-ideologica della battaglia tra il popolo e l’élite, cioè sino a circa cinque anni fa, è stata la base interpretativa della proposta lepenista. L’Eurasia e l’Europa dei popoli, due espressioni molto in voga nel mondo sovranista, sono state spesso accompagnate da un modello di riferimento: il putinismo e la Russia di Vladimir Putin.

La svolta istituzionale dei lepenisti non può che passare dall’abbandono delle velleità putiniane. Tabula rasa, appunto, in modo che dei finanziamenti ricevuti e delle prossimità ideologiche si parli meno possibile. Stando alle ultime rilevazioni statistiche, l’elettorato transalpino non avrebbe in serbo punizioni eccessive: Marine Le Pen dovrebbe comunque accedere al secondo turno delle presidenziali. Considerate le premesse, potrebbe essere il segno di come il repulisti stia davvero funzionando. Emmanuel Macron, dal canto suo, potrebbe iniziare ad alzare il tiro contro il passato putiniano della figlia di Jean Marie dall’undici aprile in poi: quando saranno pubblici i contendenti del secondo giro di boa del 24 aprile.

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