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Politica

Così l’immigrazione alimenta il populismo in politica: il caso della Svezia

Il populismo ha attecchito praticamente in tutta Europa, generando ombre più o meno evidenti e dando vita a formazioni politiche spesso finite sotto i riflettori dei media. Nessun Paese è stato risparmiato dall’ondata populista che, in seguito alla crisi economica...
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Il populismo ha attecchito praticamente in tutta Europa, generando ombre più o meno evidenti e dando vita a formazioni politiche spesso finite sotto i riflettori dei media. Nessun Paese è stato risparmiato dall’ondata populista che, in seguito alla crisi economica del 2008, si è abbattuta sui fertili terreni politici sparsi in giro per il continente. In un secondo momento, complici una serie di fenomeni sistemici, quali l’indebolimento delle istituzioni democratiche e l’allargamento del divario tra le élite e le classi più popolari, hanno iniziato a fare la loro comparsa molteplici partiti populisti.

In quel periodo, c’era chi riteneva che la loro presenza fosse destinata a tramontare con la stessa rapidità con la quale era apparsa sulla scena politica. È invece accaduto l’esatto opposto. Certo, non sono mancati fallimenti (emblematica la vicenda del Partito per la Libertà di Geert Wilders in Olanda) ma, in generale, il successo dei populismi è apparso piuttosto evidente a ogni latitudine. Perfino in quei Paesi dove le situazioni economiche e politiche non sembravano creare presupposti per la loro comparsa. Prendiamo il caso della Svezia. Anziché fare leva sull’economia o sul mercato del lavoro, i populisti svedesi hanno impugnato tematiche ben più attraenti per l’elettorato svedese, come l’immigrazione, la sicurezza e, più in generale, il rischio di non poter più governare il fenomeno migratorio.

Il populismo svedese e l’immigrazione

A proposito di immigrazione e populismo, in Svezia abbiamo assistito a un fenomeno tanto importante quanto inaspettato. I Democratici Svedesi (SD), partito nazional populista, hanno dovuto fare i conti con la decisione di tre dei quattro partiti di centrodestra (esclusi i centristi) di creare una sorta di alleanza per disarcionare il governo socialdemocratico in carica. Sorpresa delle sorprese: uno dei temi utilizzati per questo scopo è stato proprio quello relativo all’immigrazione.

Marco Tarchi, politologo, tra i massimi esperti in materia di populismo, nonché professore di scienza politica all’Università di Firenze e autore del testo Italia Populista. Dal qualunquismo a Beppe Grillo (Il Mulino), ha così sintetizzato quanto avvenuto in Svezia: “I Democratici Svedesi sono stati improvvisamente sottratti all’emarginazione nella quale si trovavano grazie a un’alleanza di tre dei quattro partiti di centrodestra che precedentemente incarnavano la cosiddetta “opposizione leale” al governo socialdemocratico. Tre dei quattro, escluso il Partito di Centro, hanno deciso di firmare con i Democratici di Svezia un manifesto di coordinamento per cercare di rovesciare la situazione del governo socialdemocratico, puntando sulla questione dell’immigrazione ma anche sulla gestione del Covid”.

Quello appena descritto è un fenomeno nuovo che ha spinto gli analisti a farsi alcune domande. Ad esempio, che effetti avrà tutto ciò sugli stessi Democratici di Svezia? Li indurrà per caso a compiere un’evoluzione alla Le Pen o sul modello Lega oppure no? Pagheranno in termini di linearità del loro programma queste aperture? E, se sì, in che misura? “Questo non è chiaro – ha affermato Tarchi – ma è un altro sintomo del fatto che non è più possibile, nella gran parte dei casi, escludere totalmente i movimenti che veicolano posizioni populiste dalla gestione del Paese”.

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La variabile migratoria

Nel corso degli anni il modello svedese, spesso propinato da certi media come un modello di inclusione vincente e da seguire, si è inceppato. Accogliere richiedenti asilo o profughi, senza tuttavia impegnarsi per la loro inclusione sociale, ha contribuito a creare vere e proprie zone off limits all’interno del Paese, o meglio, quartieri piuttosto pericolosi per i cittadini autoctoni. In questo modo la ghettizzazione degli immigrati ha preso piede in tutta la nazione, contribuendo a diffondere insicurezza e (grossi) problemi, tra le altre cose, con il terrorismo islamico.

Già qualche anno fa arrivavano i primi moniti di come la Svezia fosse diventata la “nuova culla del terrorismo islamico” in Europa. Tutta colpa, secondo alcuni, di una strategia fin troppo accondiscendente e politicamente corretta nei confronti dei fenomeni migratori. Morale della favola: Stoccolma si trova ora costretta a fare i conti con una seria minaccia che incombe sul proprio futuro, e cioè quella del radicalismo islamista. Il populismo si è quindi trovato di fronte a uno scenario perfetto: cittadini arrabbiati per l’eccessiva immigrazione e diffidenza crescente di una buona parte di elettori nei confronti delle istituzioni, ree di accogliere gli stessi migranti.

Le indagini effettuate nel 2019 mostravano già un quadro preciso. Per quanto riguarda l’immigrazione, l’80% dei membri dei Democratici Svedesi era fortemente anti immigrazione, mentre negli altri partiti la stessa quota raggiungeva appena il 20%. Tornando al presente, Tarchi si è soffermato su un altro particolare: “Recentemente in Svezia ci sono stati casi di scandalo, perché alcuni personaggi pubblici, non di destra radicale, hanno iniziato a far notare come il 25% della popolazione, a livello di genitori o di persone stesse, provenisse da Paesi esteri”. Facile intuire il rischio connesso: la possibile scomparsa della popolazione autoctona. Altro terreno di battaglia per i populisti. Che, di qui ai prossimi anni, potrebbero cavalcare ulteriormente i suddetti fenomeni per espandere i loro consensi.





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