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Inutile girarci intorno: la mossa del governatore di New York Andrew Cuomo, che ha concesso la grazia a 18 immigrati a rischio espulsione, è fortemente politica. Per certi versi può essere vista come una provocazione nei confronti dell’amministrazione Trump. Anche se, leggi alla mano, il beneficio concesso rientra tra le facoltà del governatore di uno Stato. Ma di quali reati si erano macchiati questi detenuti immigrati? Nulla di particolarmente efferato, “reati minori”, si dice in gergo tecnico.

Nel messaggio con cui Cuomo ha spiegato il proprio gesto tra le altre cose si legge: “Mentre il governo federale continua a prendere di mira gli immigrati e minacciare di separare le famiglie con le deportazioni, queste azioni rappresentano un passo importante per uno stato di New York più giusto, equo e compassionevole”. In tutto la grazia è stata concessa a 61 persone. Tra i fortunati c’è anche una transgender messicana, Lorena Borjas, 57 anni. Nel 1994 era stata condannata per favoreggiamento nel traffico di esseri umani; da anni è molto impegnata nei gruppi per i diritti dei transgender e dei migranti. Come scrive il New York Times Cuomo ha già usato i poteri che gli riconosce la legge per cercare di salvare sette immigrati dalla deportazione, ricorda oggi il New York Times.

La politica della grazia

Due anni fa Cuomo aveva usato il suo potere di grazia per ripulire la fedina penale di chi aveva commesso crimini non violenti quando era minorenne, purché non avessero commesso più reati per almeno dieci anni. La mossa parte dalla consapevolezza che le persone possono superare gli errori del passato, ma una fedina penale sporca può rendere difficile, se non impossibile, un reinserimento nella società. La forte opposizione a Trump Quando Trump rese noto che avrebbe smantellato il Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals), il piano che permetteva ai giovani immigrati illegali arrivati negli Usa da bambini, i cosiddetti “Dreamers”, di lavorare e studiare senza rischiare l’espulsione, tra quelli che si erano opposti con maggior sdegno c’era Cuomo. Varato da Obama nel 2012, il Daca è una sorta di scudo dalle espulsioni, bollato da Trump come “amnistia illegale”. Cuomo aveva subito fatto sapere di voler fare causa a Trump, nel caso in cui questi avesse cancellato il programma a difesa dei Dreamers. Ora Cuomo va avanti, e assesta un altro colpo alla Casa Bianca. Con la grazia concessa a questi detenuti evita loro la “deportazione”.

Chi è Andrew Cuomo

Figlio d’arte, il governatore dello Stato di New York è un cavallo di razza del partito democratico americano. Prima era procuratore generale della Grande Mela, carica che, com’è noto, negli Usa è elettiva. Figlio di Mario Cuomo, tre volte alla guida dello Stato di NY, Andrew aveva tentato di farsi eleggere governatore nel 2002, senza però riuscire a imporsi nelle primarie del suo partito. Anni prima si era già parlato di lui per la poltrona di senatore di New York, ma su quello scranno poi si era accomodata Hillary Clinton, che da lì aveva iniziato la propria scalata alla politica di Washington dopo gli anni vissuti alla Casa Bianca come First lady. In precedenza, sempre per il Senato, Andrew Cuomo aveva rinunciato alla corsa dicendo di doversi occupare di questioni più urgenti, lavorando al ministero per le politiche abitative nell’amministrazione Clinton. Nel sangue di Andrew Cuomo da sempre c’è la politica, con una forte impronta liberal. Sessanta anni, Cuomo può vantare un legame familiare che è una sorta di “marchio di fabbrica”: è stato sposato, infatti, con Kerry Kennedy (figlia di Robert F. Kennedy).

Possibile che Cuomo voglia provarci, tra qualche anno, per la corsa alla Casa Bianca? Avrebbe tutti i numeri per farlo. E in questa fase sfidare a testa bassa Trump fa parte del gioco.