A lanciare la “bomba” è l’avvocato di Michael T. Flynn, consigliere per la sicurezza nazionale di Donald Trump dal 20 gennaio al 13 febbraio 2017, tra le prime “vittime” dell’inchiesta sul Russiagate. L’avvocato Sidney Powell sostiene che l’Fbi abbia “manipolato” i verbali della sua intervista del 2017, durante la quale Flynn si sarebbe dichiarato di colpevole di aver mentito ai federali.

In una mozione di 27 pagine, Powell chiede al tribunale che esamina il caso di “respingere l’intera accusa” per “l’oltraggiosa cattiva condotta del governo” e degli agenti del Bureau che hanno manipolato le dichiarazioni di Flynn sui suoi rapporti e contatti con l’ambasciatore russo Sergey Kislyak. Uno degli agenti dell’Fbi che condusse l’interrogatorio a Flynn fu Peter Strzok, licenziato quando la squadra investigativa del Consigliere speciale Robert Mueller scoprì gli sms denigratori contro il Presidente Trump che l’agente federale scambiava con la sua collega e amante Lisa Page. Secondo l’avvocato dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale di Trump, Strzok condusse l’interrogatorio in maniera tale da portare Michael T. Flynn a mentire. “Un comportamento scioccante” ha spiegato Sidney Powell.

Così l’Fbi ha “incastrato” Michael Flynn

La cosa più sorprendente, tuttavia, sottolinea il The Federalistè il sospetto che “alti funzionari dell’Fbi” abbiano “orchestrato un’intervista a sorpresa” all’allora consigliere per la sicurezza nazionale, “non allo scopo di scoprire qualche attività criminale” ma per “incastrarlo, inducendolo a rilasciare dichiarazioni false dichiarazioni”. L’11 gennaio 2017 Buzzfeed pubblica il cosiddetto “Dossier Steele”, che attribuiva a Donald Trump legami longevi e intensi con il governo russo, e sosteneva l’esistenza di dossier e materiali usati dalle stesse autorità russe per ricattare Trump. Un dossier, finanziato in parte dalla Fusion Gps, dal Washington Free Beacon, dal Democratic National Committee e dalla campagna di Hillary Clinton, che poi si è rivelato essere in larga parte infondato e falso, come lo stesso ex spia inglese Christopher Steele ha ammesso.

Mentre la notizia del dossier divampa sui media, Strzok manda un messaggio alla sua amante, Lisa Page: “Seduto con Bill a guardare la Cnn, stiamo discutendo se, ora che è uscito, possiamo usarlo come pretesto per andare a intervistare alcune persone”. L’avvocato di Michael T. Flynn rivela che nelle due settimane successiva vengono organizzati diversi incontri fra Strzok e il vicedirettore dell’Fbi Andrew McCabe per discutere “se interrogare il consigliere per la sicurezza nazionale Flynn” e, in tal caso, “quali strategie usare”. Il 23 gennaio 2017 i vertici dell’Fbi si incontrano per orchestrare l’intervista a sorpresa. Presenti il vicedirettore McCabe, il consigliere generale James Baker, Lisa Page, Peter Strzok, David Bowdich, Trish Anderson e Jen Boone. In seguito all’interrogatorio di Flynn del giorno successivo, Strzok scambia altri messaggi con Page: “Descrivi il sentimento, il nervosismo, l’eccitazione sapendo che lo avevamo appena sentito negare tutto”.

Flynn e i telefoni di Mifsud

Nei giorni scorsi, l’avvocato Sidney Powell, che rappresenta il generale Michael T. Flynn, ha presentato una mozione in cui chiede di visionare i dati contenuti nei due telefoni Blackberry recentemente entrati in possesso del Dipartimento di Giustizia Usa e appartenenti a Joseph Mifsud.

Secondo l’avvocato, in quei file ci sarebbe la prova che Mifsud incastrò il generale Flynn cercando di collegarlo alla Russia e alimentando così la narrativa della collusione con il Cremlino, esattamente come fece con l’ex advisor della campagna di Trump, George Papadopoulos: operazione di controspionaggio a cui parteciparono, secondo Papadopoulos e gli avvocati di Flynn, l’Fbi, il Doj e i servizi d’intelligence stranieri. Esattamente ciò su cui stanno indagando e cercando di fare luce William Barr e John Durham nella loro indagine penale .Come spiega Federico Punzi su Atlantico Quotidiano, l’avvocato Powell aveva chiesto già a settembre “qualsiasi informazione, comprese registrazioni o i 302, circa la presenza e coinvolgimento di Joseph Mifsud nel coinvolgere o riferire della presenza di Mr. Flynn e dello stesso Mifsud alla cena di Russia Today tenuta a Mosca il 17 dicembre 2015″. Fu in quell’occasione che Flynn conobbe il presidente russo Vladimir Putin. La fotografia che li ritrae allo stesso tavolo fu fondamentale per sostenere che l’ex generale fosse un agente russo e, quindi, per alimentare la narrativa della collusione fra la campagna di Trump e la Russia.

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