L’ex capo della Cia John Brennan e acerrimo nemico del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, secondo alcuni documenti recentemente declassificati dal capo dell’intelligence Richard Grenell, avrebbe “occultato” alcune informazioni essenziali sulle presunte interferenze russe nelle elezioni presidenziali del 2016. Lo scopo era quello di alimentare la narrativa della collusione fra la Campagna di Trump e Mosca. Come spiega Federico Punzi su Atlantico QuotidianoBrennan avrebbe nascosto informazioni di intelligence in contraddizione con le conclusioni del gennaio 2017 secondo cui la Russia aveva interferito nel processo elettorale per aiutare Trump e danneggiare Hillary Clinton. A questo si aggiunge il fatto che la società privata incaricata dal Comitato nazionale democratico di esaminare i propri server dopo l’hackeraggio della primavera 2016, non avrebbe in realtà una prova certa che i russi abbiano rubato le email che poi Wikileaks avrebbe diffuso.

“Il più grande crimine nella storia del nostro Paese”

“Il più grande crimine politico nella storia del nostro Paese”. Così il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump definisce l’Obamagate, la controinchiesta dell’amministrazione Trump sulle origini del Russiagate e sulla fabbricazione delle false prove al fine di provare la collusione – poi smentita – fra la Campagna di Trump e il Cremlino all’indomani delle elezioni presidenziali del 2016, potrebbe travolgere i vertici delle agenzie governative di allora – l’ex direttore dell’Fbi James Comey e l’ex vicedirettore Andrew McCabe, l’ex capo della Cia John Brennan, James Clapper, ex direttore dell’intelligence –  oltre allo stesso ex presidente Barack Obama e l’ex vicepresidente Joe Biden. Nel mirino dei repubblicani c’è l’incontro del 5 gennaio 2017 a cui parteciparono Obama, Biden e gli ex funzionari citati poc’anzi.

“È stato il più grande crimine politico nella storia del nostro Paese”, ha dichiarato Trump in un’intervista a Maria Bartiromo di Fox News. “Se fossi un democratico anziché un repubblicano, penso che tutti sarebbero andati in prigione molto tempo fa. È una vergogna quello che è successo. Questa è la più grande truffa politica, una bufala nella storia del nostro Paese”. Trump ha poi aggiunto: “La gente dovrebbe andare in galera per questa roba e, si spera, molte persone dovranno pagare. Nessun altro presidente dovrebbe passare quello che ho passato io, e vi dirò, il generale Flynn e gli altri sono eroi”. Di recente, il Dipartimento di Giustizia ha affermato di aver concluso che l’interrogatorio di Flynn da parte dell’Fbi era “ingiustificato” e che è stato condotto “senza alcuna legittima base investigativa”. Flynn è stato scagionato da ogni accusa dopo che un giudice federale statunitense ha desecretato documenti del Federal Bureau of Investigation (Fbi) che dimostrano come l’ex consigliere di Trump sia stato vittima di un “piano deliberato” del bureau allo scopo di incastrarlo.

Graham: “Vendetta politica dei funzionari di Obama”

L’influente senatore repubblicano Lindsey Graham, a capo del Comitato giudiziario del Senato degli Stati Uniti e molto vicino al presidente Donald Trump, ha messo in dubbio l’operato dei funzionari dell’amministrazione Obama coinvolti nell’unmasking dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca Michael Flynn, affermando che tale azione dovrebbe essere fatta solo per chiari motivi di sicurezza nazionale. “Ecco la preoccupazione: se non hai un motivo di sicurezza nazionale, stai fondamentalmente spiando un avversario politico”, ha detto il repubblicano della Carolina del Sud a Fox & Friends.

“Qual è il motivo della sicurezza nazionale per procedere con l’unmasking di Flynn? Non riesco a pensare a uno. Ma, credo, dato il loro comportamento, stessero cercando di sbarazzarsi di Flynn, e se hanno usato il nostro apparato di intelligence per agire fondamentalmente con una vendetta politica, questo è agghiacciante”.

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