Per alcuni giorni, in Israele, si è temuto che una delle figure più potenti e rispettate dell’apparato militare si fosse tolta la vita. Domenica pomeriggio, la famiglia di Yifat Tomer-Yerushalmi, ex avvocata generale delle Forze di difesa israeliane (Idf), aveva denunciato la sua scomparsa. L’auto della donna era stata trovata abbandonata su una spiaggia a nord di Tel Aviv, accanto a una lettera di addio. In serata, però, Tomer-Yerushalmi è stata ritrovata viva e portata in ospedale per un controllo. Poi è stata arrestata con l’accusa di fuga di notizie, frode e ostruzione alla giustizia.
È una storia che intreccia abusi militari, politica, guerra e potere giudiziario, al punto da essere descritta dai giornali israeliani come “la più grave crisi istituzionale degli ultimi anni”. Ci riguarda perché di Israele siamo, come italiani, alleati di ferro.
Il video di She Taiman
Tutto comincia nel luglio del 2024, nella base militare di Sde Teiman, nel deserto del Negev. È una struttura usata durante la guerra di Gaza come centro di detenzione “temporanea” per palestinesi arrestati senza ordine del tribunale. Lì un prigioniero viene ricoverato con costole rotte e una lacerazione rettale. Secondo l’inchiesta interna, sarebbe stato picchiato e abusato sessualmente da un gruppo di riservisti israeliani.
Alla fine del mese, dieci soldati vengono arrestati dalla polizia militare. La decisione scatena una rivolta: centinaia di attivisti dell’estrema destra, insieme a ministri e deputati, assaltano la base per protestare contro “l’umiliazione dei nostri soldati”. È in quei giorni che la figura di Tomer-Yerushalmi, all’epoca massimo vertice legale dell’Idf, finisce nel mirino della destra radicale.
Un mese dopo, a inizio agosto, il canale televisivo Channel 12 diffonde un video esplosivo, ripreso dalle telecamere di sicurezza di Sde Teiman: mostra il pestaggio, con diversi uomini in divisa che circondano il palestinese. Le immagini fanno il giro del mondo, provocando grande imbarazzo per l’esercito e un’ondata di polemiche interne.
Il leak e la caduta
Per più di un anno non si è saputo come quel video fosse arrivato ai media. Poi, a fine ottobre 2025, un test del poligrafo condotto dallo Shin Bet (i servizi di sicurezza interni) su una portavoce dell’avvocatura militare ha rivelato che Tomer-Yerushalmi aveva autorizzato personalmente la diffusione del filmato. L’ex generale ha ammesso di averlo fatto “nel tentativo di contrastare la falsa propaganda contro le autorità militari incaricate di far rispettare la legge”. Nella sua lettera di dimissioni ha scritto: “Mi assumo la piena responsabilità per la diffusione del materiale”.
Da qui un durissimo scontro tra il ministro della Giustizia Yariv Levin, esponente del Likud, e la procuratrice generale Gali Baharav-Miara, che supervisionava l’indagine. Levin ha tentato di rimuoverla dal caso, accusandola di conflitto d’interesse, ma lei ha rifiutato, sostenendo che il ministro non avesse autorità per farlo.
La scomparsa e l’arresto
La parte più sconvolgente della storia arriva il 2 novembre, due giorni dopo le dimissioni, quando Tomer-Yerushalmi è scomparsa. La polizia, le forze di soccorso e perfino l’esercito hanno partecipato a una vasta operazione di ricerca. È stata trovata viva alcune ore dopo, ma senza il suo telefono, che si sospetta abbia gettato in mare. Secondo gli investigatori, l’ex avvocata avrebbe inscenato il suicidio per disfarsi del dispositivo e cancellare prove compromettenti. Il giorno successivo, il tribunale di Tel Aviv ha convalidato il suo arresto per ostruzione alla giustizia, abuso d’ufficio e violazione del segreto militare.
E il prigioniero palestinese torturato e violentato a Sde Taiman? È stato rilasciato e inviato a Gaza il 13 ottobre, nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas. L’organizzazione legale di destra Honenu, che difende due dei militari dell’unità coinvolta, la “Forza 100”, ha chiesto perciò di annullare immediatamente le incriminazioni. Il palestinese è stato mandato via però senza che nessuno abbia raccolto la sua testimonianza, e senza alcuna accusa formale. È praticamente certo che non abbia partecipato alle atrocità del 7 ottobre.
Perché è una storia importante
Yifat Tomer-Yerushalmi, 50 anni, madre di tre figli, era considerata una delle figure più influenti dell’establishment israeliano. Durante la guerra di Gaza aveva avuto il compito di valutare la compatibilità delle operazioni militari con il diritto israeliano e internazionale, e di difendere l’Idf dalle accuse di crimini di guerra alla Corte internazionale di giustizia. Conosceva dunque nel dettaglio la condotta dell’esercito a Gaza e nei centri di detenzione. Per questo il suo coinvolgimento in una fuga di notizie così sensibile ha avuto un impatto enorme, non solo giudiziario ma politico.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha definito la diffusione del video di Sde Teiman “l’attacco più grave che Israele abbia subito alla sua immagine dalla sua fondazione”. Non lo stupro in sé, insomma, ma la sua diffusione. Questo ci dice non solo delle crescenti tensioni tra l’apparato militare, la magistratura e la destra ultranazionalista al governo in Israele, ma anche delle difficoltà per Israele di gestire le conseguenze legali e morali della mattanza a Gaza.

