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La Russia torna in Africa e lo fa in grande stile. Niente a che vedere con la Cina e il suo “modello win-win”, basato su investimenti a pioggia in cambio di miglioramenti infrastrutturali per convincere i poveri governi locali ad aprire le loro porte ai partner con gli occhi a mandorla. Mosca, infatti, a differenza di Pechino può contare su un passato ben radicato nel Continente Nero, lo stesso che Vladimir Putin spera di riattivare per allacciare nuovamente rapporti privilegiati con i vecchi partner dell’Unione Sovietica. Già, perché la Russia in Africa mancava da più o meno 15 anni, cioè dal crollo dell’Urss. Nel bel mezzo della Guerra Fredda, prima che il sogno sovietico si frantumasse sotto i pesi della storia, Mosca aveva una discreta influenza in Africa, per certi versi ancora più intensa di quella cinese, arrivata da queste parti quasi per osmosi. Dal 1989 in poi, le tracce della Russia in terra africana scompaiono dai radar, prima di riapparire nel 2006. In quell’anno Putin effettua tre visite apparentemente anonime: in Algeria, Sudafrica e Marocco. Quasi nessuno dà importanza a queste missioni, eppure, a distanza di anni, si riveleranno essere i prodromi della rinascita russa nel continente.

La strategia di Mosca

Putin ha le idee chiare. Prima di tutto il presidente russo ha indetto un vertice Russia-Africa per dare una scossa alle relazioni tra Mosca e i vari governi africani; inoltre, Mosca ha nominato Mikhail Marguelov inviato speciale per il Continente Nero. La strategia del Cremlino è chiara: partecipare alla cosiddetta “terza colonizzazione” dell’Africa, una colonizzazione che però non si affiderà più a sottomissioni e violenze, quanto a un do ut des, una sorta di scambio, sulla falsa riga del concetto cinese del win-win. In un primo momento la Russia intende annullare il debito risalente al periodo sovietico con i “vecchi amici” africani, quindi aiutarli fornendo loro armi in cambio di ghiotti contratti per sfruttare le risorse locali.

Armi in cambio di risorse

La lista dei Paesi africani con i quali questo schema ha funzionato inizia a farsi lunga. In Sudafrica, Guinea e Costa d’Avorio sono attive diverse aziende private russe, mentre i colossi di Stato controllati da Mosca sguazzano in Tanzania, Namibia, Zimbawe e Uganda. Sono tante le risorse che fanno gola all’Orso russo: uranio, petrolio, platino, oro. Per avere tutto questo la Russia è pronta a mettere sul piatto armamenti di ultima generazione, come ad esempio i suoi cacciabombardieri, che pare facciano gola a molti governi africani. La vittoria russa nella guerra in Siria, poi, ha rappresentato il palcoscenico che mancava a Mosca e ha facilitato la sua penetrazione in Africa. L’obiettivo dichiarato è piazzare nel Continente Nero 4 miliardi di dollari di armi entro la fine del 2019, per poi incrementare tale somma negli anni a venire. E non mancano già le prenotazioni di armi, visto che una ventina di Stati locali aspettano di ricevere equipaggiamenti vari dal valore complessivo di 14 miliardi di dollari.

Legami militari sempre più forti

I legami militari della Russia in Africa sono solidi. Ad esempio, il sistema antiaereo Pantsir è stato venduto ad Algeria, Guinea, Etiopia e Cirenaica, in attesa di capire se finirà anche in Camerun. Uganda, Angola e Nigeria sperano invece di rimettere in sesto la loro aeronautica militare e sognano elicotteri russi. C’è poi chi si accontenta, per il momento, di accogliere consiglieri militari provenienti da Mosca e dintorni, come la Namibia e la Repubblica centrafricana, quest’ultima pronta a offrire una base militare al governo russo. Putin ha da poco spedito al Sudafricana due bombardieri strategici ed è pronto a effettuare con Pretoria una manovra navale congiunta. E tanti altri Paesi sono pronti ad accogliere l’abbraccio dell’Orso russo.

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