Il sistema partitico di Francia, seppur in maniera abbastanza flemmatica, sta cambiando nei suoi assetti principali. Marine Le Pen ha mutato il volto del Front National, ora Rassemblement, e sta investendo su una classe dirigente giovane. Vuole mettersi alle spalle quel pregiudizio che accompagna il lepenismo sin dalla sua fondazione.Jordan Bardella, capolista alle prossime elezioni parlamentari europee, è il simbolo di questo nuovo corso. Abbiamo avuto modo d’intervistarlo solo pochi giorni fa.
Il giovane italo – francese, già consigliere regionale a soli ventitré anni, ci ha rilasciato, tra le tante, una dichiarazione che potrebbe essere sfuggita: il Rn è pronta ad aprire un forno con “gli eletti sinceri” dei Les Republicains: un’affermazione che bisogna interpretare tenendo presente lo scenario, solo potenziale, di una grande alleanza popolar – populista da costituire in ottica Bruxelles. Non esiste, per ora, una vera e propria volontà: risultati alla mano si deciderà il da farsi. Pure perché l’elezione dei commissari europei prescrive numeri che questa intesa potrebbe non soddisfare. E poi esiste la necessità per cui tutti gli attori in campo siano d’accordo.
La Francia, in ogni caso, si sta polarizzando attorno alle figure di Emmanuel Macron e di Marine Le Pen. Come sta accadendo negli Stati Uniti con Donald Trump e Bernie Sanders. La République En Marche! può quasi salutare l’ingresso nel partito – o comunque nell’area di riferimento – dell’ex premier Jean – Pierre Raffarin, come confermato pure in quest’analisi de IlFoglio.
Il fatto che i repubblicani francesi, tra la linea anti – migranti del nuovo leader Laurent Wauquiez e la visione del mondo del probabile, ma non confermato, capolista – filosofo Xavier – Bellamy, abbiano optato per la virata a destra, ha prodotto degli effetti: i liberali di sinistra, all’interno de Lr, sembrano ormai pesci fuor d’acqua. Hanno iniziato a guardare, quindi, al ruolo di leadership che Emmanuel Macron potrebbe conquistarsi in seno all’Alde, per rimescolare il mazzo di carte e dare vita a una “cosa liberale” anche in terra d’Oltralpe.
Le dinamiche della politica francese sono complesse, ma hanno spesso influito su tutto il Vecchio Continente. La “cosa liberale”, insomma, potrebbe fare la sua comparsa a Parigi, per poi essere esportata in altri contesti, quale quello di casa nostra. Intanto Laurent Wauquiez sta per presentare ai cittadini francesi i candidati che schiererà nei seggi. Una particolarità: stando a fonti transalpine, l’annuncio verrà dato in ordine sparso, cioè senza specificare la posizione numerica occupata dai vari esponenti in lista. Potrebbe significare che c’è bagarre attorno alle candidature. Un pezzo del partito, del resto, starebbe per fare i bagagli.
Grande assente di questo tramestio è il Partito Socialista, schiacciato addosso all’avanzata elettorale di Jean – Luc Mélenchon e mai ripresosi dopo la batosta subita da Benoit Hamon alle presidenziali. La sensazione è che lo spazio a sinistra della scacchiera stia per essere occupato, in maniera più o meno definitiva, da La France Insoumise. Del partito dei gilet gialli, infine, abbiamo parlato nei dettagli, ma non è affatto detto che il tentativo di canalizzare le sommosse popolari in processi democratici abbia un esisto sostanzioso.
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