La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Hillary Clinton sapeva e ha autorizzato la diffusione alla stampa della notizia dei legami mai provati fra Donald Trump e la banca russa Alfa Bank nel 2016. Una vera e propria “fake news” per tentare di screditare e gettare fango sull’avversario politico, allo scopo di delegittimarlo e incriminarlo per rapporti occulti con una potenza straniera rivale degli Stati Uniti. A dirlo non è un trumpiano ma l’ex manager della campagna di Clinton, Robby Mook, il quale ha dichiarato venerdì in tribunale di aver approvato la diffusione ai media delle false accuse che avrebbero legato Donald Trump e l’Alfa Bank. Mook lo ha rivelato nell’ambito del processo in corso contro l’allora avvocato dell’ex Segretario di Stato, Michael Sussman, il primo ad essere incriminato dal consigliere speciale John Durham, spiegando inoltre di essere stato informato per la prima volta sull’Alfa Bank dal consigliere generale della campagna di Clinton, Marc Elias, ex socio di Sussmann.

“Non eravamo sicuri della legittimità delle informazioni”: le dichiarazioni shock di Mook

Durante il controinterrogatorio, l’ex manager della campagna elettorale ha raccontato di averne discusso anche con l’allora consigliere senior Jake Sullivan – ora consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca – e con il presidente della campagna John Podesta sull’opportunità di condividere le informazioni con un giornalista. “Ne ho discusso anche con Hillary”, ha detto Mook alla corte. Ha anche ammesso che la campagna non era “totalmente fiduciosa nella legittimità” della notizia, ma sperava che il giornalista interpellato l’avrebbe approfondita al fine di determinare se fosse “accurata”. Fu la rivista Slate a pubblicare per la prima volta la notizia secondo cui Alfa Bank, un istituto finanziario con sede a Mosca, avesse dei presunti rapporti con la Trump Organization di New York. L’Fbi, ricorda la Cbs, ha svolto delle indagini su questo fronte e un rapporto dell’ispettore generale del Dipartimento di Giustizia ha affermato di aver concluso che non c’erano collegamenti tra Alfa Bank e Trump.

L’articolo di Slate sul presunto legame tra la banca vicina al Cremlino e Trump è stato pubblicato il 31 ottobre 2016, a pochi giorni dalle elezioni. Quando il pubblico ministero Andrew DeFilippis gli ha chiesto se avesse dubitato della credibilità delle accuse quando l’articolo è stato pubblicato, Mook ha affermato di “non essere un esperto di cyber” e ha pensato che l’articolo avesse dato “maggiore credibilità” alla teoria della presunta collusione fra The Donald e il Cremlino. Quando gli è stato chiesto se Clinton avesse approvato il fatto che Sussman fosse andato dall’Fbi, l’ex manager della Campagna di Hillary ha spiegato di non esserne stato a conoscenza: “Non so perché l’abbia fatto”. Ma davvero l’ex avvocato di Clinton ha agito senza consultarsi con il suo illustre cliente?

In bilico la difesa dell’ex avvocato di Hillary Clinton

Lunedì 16 maggio è iniziato il processo a carico dell’avvocato Michael Sussmann, accusato di aver rilasciato una falsa dichiarazione all’agente dell’Fbi, James Baker, durante un incontro risalente al settembre 2016. Sussmann, come già evidenziato da InsideOver, avrebbe omesso di rivelare i suoi veri clienti ai federali, che includevano la Clinton e la sua campagna presidenziale, quando si offrì di fornire al Bureau informazioni circa il rapporto tra il team di Trump e l’Alfa Bank, la più grande banca privata russa con sede a Mosca. L’obiettivo di questa manipolazione era quello di tentare di incastrare Trump e provare, su più livelli, una falsa “collusione” fra lo stesso tycoon e la Federazione russa. L’ultimo deposito di Durham dimostrerebbe infatti che la sera prima dell’incontro l’avvocato di Clinton avrebbe inviato un messaggio a Baker, affermando: “Vengo da solo, non per conto di un cliente o di un’azienda, voglio aiutare il Bureau”. L’avvocato voleva dimostrare di agire per conto proprio, ma in realtà era sul libro paga di Clinton e della campagna del Partito democratico.

Sussmann è accusato di aver violato la sezione 101 del codice penale federale quando avrebbe dichiarato a Baker che stava trasmettendo le informazioni sull’Alfa Bank come semplice cittadino, non per conto di alcun cliente, quando in realtà l’avvocato rappresentava la Campagna di Hillary Clinton. All’inizio del processo, il team legale dell’ex avvocato di Clinton ha detto alla giuria che i pubblici ministeri non sarebbero stati in grado di stabilire cosa Sussmann avesse effettivamente detto a Baker e non sarebbero riusciti a dimostrare che la presunta bugia “fosse importante”. Peccato che James Baker, come nota The Federalist, abbia smentito i potenti avvocati dell’imputato quando l’ex consigliere generale dell’Fbi ha testimoniato di essere “sicuro al 100%” che Sussmann avesse negato di agire “per conto di un particolare cliente” durante la riunione del 19 settembre 2016. “La mia memoria su questo punto, seduto qui oggi, è chiara”, ha detto Baker alla giuria. In precedenza Sussmann era stato accusato dall’ex consulente di Trump, Carter Page, di aver diffuso le false informazioni contenute nel dossier Steele.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.