Un’enorme crepa è apparsa sul logo del Movimento 5 Stelle. A differenza del passato, quando varie scaramucce avevano alimentato tensioni in seno al partito, adesso la situazione è decisamente più seria, se non altro perché ci sono in ballo questioni di fondamentale importanza come la tenuta del governo giallorosso e il futuro dell’Europa. Già, perché ieri la creatura di Beppe Grillo è riuscita a sfuggire alla logica per la quale era stata creata (cioè combattere contro i “poteri forti”) abbracciando al tempo stesso proprio quelli che avrebbero dovuto essere i suoi nemici numero uno: i tecnocrati di Bruxelles. Certo, non tutti i grillini sono stati ipnotizzati dal premier Giuseppe Conte, che in occasione delle comunicazioni sul Mes ai due rami del Parlamento ha usato l’ennesimo gioco di prestigio per incantare la platea eludendo i punti più caldi all’ordine del giorno. Eppure la maggior parte dei pentastellati ha abboccato all’amo preparato da Giuseppi, distruggendo in un colpo solo l’immagine anti sistema che in tanti anni si era costruita il Movimento 5 Stelle.

Il tradimento dei grillini

In base a quanto accaduto, tre sono le riflessioni da fare sul Movimento 5 Stelle. La prima: il partito di Grillo ha tradito per l’ennesima volta il suo elettorato, consegnando l’Italia alla mercé di Bruxelles, tanto bistrattata dagli stessi grillini in campagna elettorale (e non solo). La seconda: la quasi totalità dei pentastellati ha dimostrato di apprezzare la comodità dei delle poltrone che contano, sbugiardando la narrazione dei grillini lontani dalle “logiche del palazzo”. La terza: all’interno del partito si sta consumando una spaccatura ben visibile anche dall’esterno. La prova del nove sul Mes di ieri ha soltanto accelerato un processo inevitabile per un Movimento 5 Stelle sempre più diviso. In un clima surreale, l’aula del Senato si è trasformata in una sorta di Caporetto “a Cinque Stelle”. Quattro senatori grillini non hanno votato la risoluzione di maggioranza su cui M5S, Pd, Italia Viva e Leu avevano trovato l’accordo sul Fondo salva-Stati: si tratta di Gianluigi Paragone, Elio Lannutti, Stefano Lucidi e Francesco Urraro, gli stessi che già nei giorni scorsi avevano espresso numerosi dubbi sulla riforma del Meccanismo Europeo di stabilità.

Dalla fiducia a von der Leyen al Mes: l’incoerenza del Movimento 5 Stelle

La risoluzione presentata dal governo al Parlamento alla fine è passata – in Senato hanno votato a favore in 164, con 122 contrari e 2 astenuti, mentre alla Camera il testo è stato approvato con 291 voti a favore e 222 contrari – e il Movimento 5 Stelle dovrebbe teoricamente trovarsi sul carro dei vincitori. In realtà i grillini hanno ben poco da festeggiare, visto che il Mes è stato l’ennesimo banco di prova sul quale si è palesato tutto il dilettantismo di un partito ormai in confusione. In generale, sulle tematiche europee, i pentastellati hanno più volte dato dimostrazione di procedere nel migliore dei casi a fari spenti e privi di una linea comune, nel peggiore senza sapere quale strada imboccare. Prima delle mille contraddizioni sul Fondo salva-Stati, vale la pena ricordare un altro precedente – tra l’altro molto recente – che ha spaccato il Movimento 5 Stelle: il voto di fiducia alla Commissione Ue di Ursula von der Leyen. Meno di un mese fa, i 14 eurodeputati grillini non votarono compatti per la squadra presentata dalla tedesca al Parlamento europeo (2 astenuti e 2 contrario), e anche in quel caso il partito fu attraversato da tensioni e scintille. A son di scivoloni e spaccature in campo europeo il logo del Movimento 5 Stelle è davvero a rischio rottura.

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