Il vertice dei BRICS di Rio de Janeiro, il 6–7 luglio 2025, ha segnato uno scarto politico: nelle venti pagine della dichiarazione dei leader, la salute è salita tra le priorità strategiche insieme a energia, tecnologia e commercio, con un linguaggio che rivendica autonomia di ricerca, produzione e regolazione sanitaria nel Sud globale.

Il documento richiama esplicitamente il rafforzamento dei legami tra le istituzioni sanitarie dei membri e sostiene le iniziative del BRICS Vaccine R&D Centre, un ombrello di cooperazione che nei piani brasiliani deve evolvere da piattaforma di scambio scientifico a rete di capacità produttiva e di regolazione “tra pari”, a prova di shock geopolitici e di sanzioni. È un’agenda coerente con la riunione dei ministri della Salute del 17 giugno a Brasília, che aveva anticipato i contenuti politici: riduzione delle asimmetrie nell’accesso a farmaci e vaccini, sanità universale, e lancio della Partnership for the Elimination of Socially Determined Diseases, una cornice operativa che collega i determinanti sociali alla prevenzione e al controllo delle patologie più gravose nei Paesi BRICS e partner (Nigeria, Thailandia, Uganda, Uzbekistan, cui si è aggiunto il Vietnam a giugno). In quell’occasione i ministri avevano esplicitato l’obiettivo di collocare l’iniziativa come “catalizzatore” di azioni multisettoriali e di cooperazione Sud-Sud, con una timeline che fa perno sull’anno di presidenza brasiliana.
Il cuore tecnologico di questa strategia è il centro BRICS per la ricerca e sviluppo vaccinale: avviato come rete virtuale e progressivamente reso più concreto da programmi congiunti tra Cina, Brasile e Sudafrica, il centro punta a standard condivisi, trasferimenti di know-how, linee pilota e, soprattutto, riconoscimento reciproco dei dossier regolatori per abbreviare i tempi tra laboratorio, sperimentazione e licenza. Brasília ha chiesto di “mettere a terra” il centro nel 2025 con pacchetti su tubercolosi, malattie prevenibili da vaccino e produzione di antigeni e adiuvanti, mentre Fiocruz si è proposta come nodo di coordinamento per priorità e progetti. L’idea, non nuova nel dibattito del Sud globale, viene rilanciata in un contesto politico in cui i BRICS allargati cercano di presentarsi come fornitori di beni pubblici e non soltanto come un consorzio commerciale alternativo al G7.
La posizione degli Usa
La cornice internazionale in cui questa ambizione si colloca è cambiata di colpo a metà luglio. Il 18 luglio 2025 gli Stati Uniti hanno notificato il rigetto formale del pacchetto di emendamenti 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale (IHR), adottato all’Assemblea Mondiale della Sanità del giugno 2024 dopo due anni di negoziato. Nella nota congiunta dei Dipartimenti di Stato e della Salute si parla di “tutela della sovranità” e di preoccupazioni per un presunto ampliamento del ruolo dell’OMS nelle emergenze, in contrasto con l’interpretazione di Ginevra secondo cui gli emendamenti mirano a migliorare la cooperazione tra Stati, non a potenziare l’Organizzazione.
Pochi giorni dopo, il Direttore generale dell’OMS Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito “inaccurate” alcune affermazioni della dichiarazione statunitense e ha ricordato che il testo è frutto di un accordo fra Stati membri scaturito dalle lezioni del Covid-19. Nel frattempo, Washington si è sfilata anche dall’accordo pandemico multilaterale approvato a maggio, criticandone le previsioni su condivisione di contromisure (vaccini e terapeutici) in emergenza. È un arretramento di peso: al 19 settembre 2025, undici su 196 Stati parte hanno respinto gli emendamenti IHR; per loro continuerà ad applicarsi la versione precedente, a meno di ripensamenti. Nel vuoto di coordinamento che si apre, i BRICS provano a occupare spazio definendo regole proprie per allerta, sorveglianza, approvvigionamento e distribuzione.
Per capire se si tratti solo di retorica o di un cambio strutturale bisogna guardare ai numeri e ai cantieri politici. La dichiarazione finale di Rio “accoglie e sostiene” iniziative del BRICS Vaccine R&D Centre e fissa la priorità di rafforzare i legami tra le istituzioni sanitarie dei membri, compreso lo scambio di dati e la cooperazione regolatoria. Finora, simili formule erano state considerate dichiarative; ma stavolta i BRICS affiancano strumenti nuovi: la Partnership sulle malattie socialmente determinate e un’agenda su salute digitale, resistenza antimicrobica, tubercolosi e capacità produttive che torna in tutti i comunicati del 2025. Il risultato è una narrativa di autosufficienza solidale: ridurre la dipendenza da fornitori esterni, coordinare ricerca clinica e produzione regionale, e costruire corridoi di prova, validazione e registrazione che non passino necessariamente dalle agenzie regolatorie del Nord.
L’iniziativa del Brasile
La presidenza brasiliana ha messo la sanità tra le sei priorità annuali, incardinando il lavoro su due assi: equità di accesso e rafforzamento dei sistemi. Documenti tecnici circolati tra giugno e luglio confermano una pipeline di progetti congiunti su vaccini e su piattaforme regolatorie interoperabili, con riferimenti alla mutua accettazione di alcuni moduli dei dossier e a registri condivisi per studi multicentrici. Nelle stesse settimane, think tank e istituti accademici brasiliani hanno sollevato il tema del finanziamento: se la rete R&D vaccinale vuole funzionare, va sostenuta con fondi pluriennali e vincolati. Qui i BRICS provano a legare salute e finanza di sviluppo attraverso la Banca dei BRICS, de-rischiando investimenti in biomanifattura e catene del freddo.
Il contesto politico occidentale aiuta a spiegare l’attivismo del gruppo. L’Assemblea Mondiale del 2024 aveva approvato gli emendamenti IHR con un percorso che vedeva anche una forte impronta statunitense nella fase iniziale, ma la dinamica interna americana del 2025 – con la linea dura contro OMS e trattativa pandemica – ha ribaltato la posizione, fino al rigetto formale di luglio. Agenzie e analisti hanno ricostruito la decisione come parte di una più ampia revisione del ruolo USA nelle istituzioni sanitarie multilaterali, mentre commentatori sanitari hanno messo in fila i rischi operativi: frammentazione delle definizioni di emergenza, ritardi di allerta e incertezza su scambio di dati e accesso a contromisure. Per i BRICS, è l’occasione di proporre standard paralleli – almeno tra membri – e di offrire al Sud globale un canale più prevedibile in tempi di crisi.
Sul piano operativo, gli impegni 2025 ruotano attorno a tre elementi. Primo: progressi del Vaccine R&D Centre, con il mandato di rafforzare produzione e accessibilità dei vaccini nei Paesi a basso e medio reddito, anche tramite riconoscimento reciproco di standard e collaborazione regolatoria. Secondo: la nuova Partnership sulle malattie socialmente determinate, da cui i ministri si aspettano piattaforme comuni per eliminare patologie ad alto impatto nei contesti di povertà e disuguaglianza, attraverso interventi sanitari e intersettoriali. Terzo: il consolidamento del pilastro “salute digitale, resistenza antimicrobica e tubercolosi”, citato in più comunicazioni ufficiali durante e dopo il vertice, con l’obiettivo di fare dei BRICS un foro capace di produrre linee guida e progetti dimostrativi.
L’occasione per i BRICS
Il nodo regolatorio resta delicato. La scelta USA di respingere gli emendamenti 2024, insieme alla decisione di tirarsi fuori dall’accordo pandemico, apre una stagione di geometrie variabili in cui alcune regole OMS valgono per la gran parte dei Paesi e altre no. Per i BRICS, questa asimmetria è un argomento politico a favore di meccanismi propri di allerta e di scambio, ma comporta anche il rischio di creare un doppio binario che, in caso di emergenza, potrebbe rallentare la cooperazione con i sistemi regolatori del Nord.
Resta il tema della credibilità. Il blocco è eterogeneo e la coesione non è scontata: divisioni su energia e clima, tensioni geopolitiche e l’assenza di alcuni leader a Rio hanno ricordato che l’aspirazione a parlare con una voce sola incontra ostacoli reali. Tuttavia, la combinazione tra arretramento statunitense, fatica europea sul multilateralismo sanitario e pragmatismo industriale di Cina, India e Brasile offre ai BRICS una finestra rara. Se la Partnership sulle malattie socialmente determinate si doterà di target misurabili, se il centro vaccini riuscirà a sbloccare almeno due dossier con mutuo riconoscimento e produzione locale, e se la Banca dei BRICS sosterrà la manifattura biofarmaceutica con strumenti di garanzia, allora l’alternativa non sarà più solo narrativa. Sarà una riscrittura, nei fatti, della diplomazia sanitaria globale: più multipolare, più regionale, meno dipendente dagli hub e dagli standard del Nord.
Il 2025 consegna due fotografie in tensione. Da una parte, un’OMS che vede entrare in vigore gli emendamenti IHR con un numero limitato di opt-out e che invita gli Stati a integrarli negli ordinamenti nazionali, mantenendo il perno del coordinamento globale. Dall’altra, un gruppo BRICS che a Rio ha messo la salute al centro della sua proposta politica, legandola a industria, tecnologia e finanza, e candidandosi a colmare il vuoto di leadership lasciato da Washington. Se questa scommessa produrrà più resilienza sanitaria o più frammentazione lo diranno i prossimi shock: un’epidemia transfrontaliera, una crisi di forniture o la necessità di condividere – davvero – vaccini e terapie in tempo reale. Per ora, i dati e gli atti ufficiali dicono che la partita è aperta e che nel 2025 la diplomazia della salute si sta riscrivendo con una grammatica più meridiana di quanto avessimo visto nell’ultimo trentennio.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

