È il 12 marzo 2016 quando George Papadopoulos arriva a Roma, alla Link Campus. Un momento cruciale per comprendere le origini del Russiagate e la successiva inchiesta condotta dal procuratore generale William Barr e da John Durham che dovrà stabilire chi e per quale motivo ha fabbricato false prove al fine di incastrare Donald Trump e alimentare la tesi della collusione con il Cremlino. È proprio a Roma che Papadopoulos incontra il docente maltese Joseph Mifsud, l’uomo scomparso nel nulla che, secondo le autorità americane, rappresenta la chiave di tutta questa incredibile spy story che sta travolgendo anche l’Italia.

È lo stesso Papadopoulos a ricostruire il suo arrivo a Roma e il suo incontro con Mifsud nel suo libro Deep State Target, uscito qualche mese fa negli Stati Uniti. “Il 12 marzo 206, arrivai alla Link Campus con un gruppo di colleghi della London Centre of International Law Practice, tra cui Donald Lewis, che è membro della Stanford University, Rebecca Peters e Nagi Idris. Il direttore generale dell’Università Link, Pasquale Russo, ci accompagna in un tour”. Più tardi, prosegue Papadopoulos, “incontro Vincenzo Scotti, ex ministro degli Affari esteri italiano. Anche se non succede nulla di che, incontro alcuni politici italiani di alto livello. Frequento un certo numero di sessioni, le più rilevanti per me, visti i miei interessi nel Mediterraneo e nel settore dell’energia, riguardavano l’Italia e le sue relazioni con la Libia”.

L’incontro fra Joseph Mifsud e George Papadopoulos

Terminati i panel, è Nagi Idris, direttore della London Centre of International Law Practice (Lcilp), a presentare George Papadopoulos a Mifsud. “George, dice Nagi. Questo è il professor Joseph Mifsud e dovresti parlarci”. Mifsud, sottolinea l’ex advisor di Donald Trump, “è l’uomo che Nagi aveva pianificato di incontrare, l’uomo che Nagi aveva chiesto ad Arvinder Sambei di contattare, e l’uomo che Nagi aveva descritto come un personaggio importante, un docente con grande esperienza diplomatica e ampi contatti. Un uomo, in altre parole, che può cambiarti la mia vita”.

Papadopoulos descrive il docente maltese come un diplomatico che vantava contatti di altissimo livello e conoscenze di ogni tipo, anche mostrando una certa supponenza e arroganza. Una delle prime cose che Mifsud chiede a Papadopoulos, tuttavia, è se ha dei contatti con il Cremlino: “Mi chiede se avevo dei contatti con i russi. Scuoto la testa”. Ci sono momenti nella vita, spiega Papadopoulos, “in cui non realizzi quello che sta succedendo. Questo era uno di quei momenti”. È l’inizio del Russiagate e di tutta la vicenda. Un momento chiave. I due si danno si danno appuntamento la sera, a cena.

La cena in trattoria a Roma

È la sera del 12 marzo 2016 e George Papadopoulos e Joseph Mifsud cenano in una trattoria romana, per la precisione alla Trattoria al Moro, nei pressi della Fontana di Trevi. “Mifsud mi chiede se sono cristiano ortodosso. Una strana domanda. Guardando indietro, penso fosse un’esca. La Chiesa Ortodossa greca e quella russa sono molto legate. Cercava un modo per introdurre la Russia nella nostra conversazione. Quando gli spiego di non essere particolarmente religioso, diventa molto più diretto e mi chiede se sono filo-russo”. A quel punto, Papadopoulos spiega a Mifsud che i suoi interessi riguardano perlopiù il Medio Oriente. “Posso essere il tuo intermediario in tutto il mondo – spiega il docente maltese – Ho contatti ovunque. Dal Dipartimento di Stato al Parlamento alla Russia, dove ho lavorato molto. Il presidente vietnamita è un mio caro amico e dovrei presentartelo. Sono molto noto “. Aggiunge poi: “Ti presenterò tutti e organizzerò un incontro tra Trump e Putin”.

Tornato a Londra, l’allora consulente di Trump riceve una mail da Mifsud, nella quale il docente spiega di volergli presentare “qualcuno di veramente importante”. Papadopoulos corre da Nagi Idris, il direttore della Lcilp. Sa già tutto e spiega all’avvocato di origini greche che la persona importante che incontrerà a Londra grazie a Joseph Mifsud è la nipote del Presidente russo Vladimir Putin. La cena è fissata per il 24 marzo, al Grange Holborn Hotel, un lussuoso Hotel di Londra, a pochi passi dal British Museum. “Quando arrivo, Mifsud mi sta aspettando nell’atrio con un’affascinante e giovane donna bionda. Si presenta come Olga Vinogradova. Si scusa immediatamente per il suo inglese scarno”. Naturalmente, come stabiliranno in seguito le indagini condotte dall’Fbi, quella ragazza non è affatto la nipote di Putin. Papadopoulos è presumibilmente finito in una trappola orchestrata dal professore maltese.

Il “misterioso” Nagi Idris

Dalla ricostruzione dei fatti di Papadopoulos si capisce perfettamente come Nagi Idris non sia affatto una figura marginale. È lui che spinge il consulente del Presidente Usa a incontrare Mifsud. Perché? Come racconta La Verità, nel Stephan Roh, avvocato di Mifsud, partecipa a un convegno a Istanbul con il professore maltese e Idris, direttore del London center for international law and practice (Lcilp).

Secondo Roh, Nagi Idris è “una persona al centro di affari poco chiari, immerso in un contesto poco trasparente, assolutamente da evitare”. Sudanese trapiantato a Londra, sottolinea La Verità, Idris rappresenta una figura chiave dello Spygate. Nel suo entourage troviamo Arvinder Sambei, vicinissima agli ambienti dell’intelligence britannica e americana (qualcuno sostiene che abbia collaborato con Mueller al rapporto dell’ 11 settembre), e l’ americana Rebecca Peters, ex codirettrice del Lcilp e oggi dirigente presso la Veterans in global leadership, una Ong vicina alla Cia, presente anche lei a Roma con Papadopoulos insieme a Nagi Idris.

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