La pandemia di Covid-19 potrebbe indirettamente offrire all’India la storica possibilità di rientrare in corsa per il predominio dell’Asia. Dopo numerose delusioni, troppi treni persi e anni di sostanziale immobilismo, per Nuova Delhi l’occasione d’oro ruota attorno alla produzione del possibile vaccino capace di sconfiggere il nuovo coronavirus.

Già, perché a Oxford la ricerca scientifica ha fatto passi da gigante, e gli scienziati britannici sono fiduciosi di poter sfornare l’antidoto del secolo entro settembre, salvo poi avviarne la produzione di massa in autunno. Nel caso in cui tutto dovesse filare liscio, è proprio qui, nel processo di produzione di massa dell’arma anti Covid-19, che entrerebbe in gioco l’India.

L’Elefante indiano produce infatti il 20% dei medicinali complessivamente usati sulla faccia della terra, è il maggior esportatore di generici e copre il 50% della domanda mondiale di vaccini. Ed è per questo il ChAdOx nCoV-19 – questo il nome del potenziale vaccino – potrebbe arrivare proprio dall’India.

Un vaccino made in India?

Il Serum Institute of India, il più grande produttore mondiale di vaccini, è in prima fila. Come sottolinea il South China Morning Post, il centro ha dichiarato che prevede di sfornare milioni e milioni di dosi dell’eventuale antidoto. In attesa che il potenziale vaccino superi tutti i test, Serum ha deciso di avviare la produzione. Il motivo è semplice: il ChAdOx nCoV-19 ha avuto un notevole successo nelle sperimentazioni sui macachi e gli esperti ritengono che le possibilità che abbia i medesimi risultati sugli uomini sono assai elevate.

Meglio quindi portarsi avanti, ha pensato Adar Poonawalla, Chief Executive dell’istituto. ”Abbiamo deciso di andare avanti su questa strada perché siamo sicuri. A Oxford sta lavorando un gruppo di scienziati molto qualificati e di grande talento”, ha spiegato l’amministratore delegato in un’intervista telefonica concessa a Reuters.

Il Serum, di proprietà del miliardiario indiano Cyrus Poonawalla, padre di Adar, sta organizzando il suo piano di azione per non farsi trovare impreparato. L’idea è quella di produrre il vaccino nei due stabilimenti di Pune, con l’obiettivo, per l’anno prossimo, di dare alla luce 400 milioni di dosi.

Un’occasione imperdibile

Attenzione però, perché il Serum non ha alcuna intenzione di fare beneficenza. Certo, l’istituto smercerà l’ipotetico antidoto all’estero ma le parole dell’ad Adar sono chiarissime. ”Inizialmente la maggior parte del vaccino dovrebbe andare ai nostri connazionali prima che ad altri Paesi”, ha spiegato Adar, aggiungendo anche che Serum lascerà al governo indiano la decisione sulla quantità del siero da destinare agli altri Stati, su quali siano questi Stati e sulle tempistiche. Tradotto: prima gli indiani, poi il resto del mondo. Qualcuno potrebbe restare escluso? Difficile ma non impossibile. Di sicuro Nuova Delhi userà la leva dell’antidoto per farsi valere, tanto nel continente asiatico quanto in Occidente.

Per quanto riguarda il prezzo, il Serum prevede un costo di poco meno di 15 dollari per vaccino, anche se i vari governi lo somministrerebbero gratuitamente alle rispettive popolazioni. Nei prossimi mesi l’istituto potrebbe spendere dai 4,4 ai 5,9 milioni di dollari per realizzare dalle 3 alle 5 milioni di dosi al mese.

Il processo coinvolgerà anche l’ufficio del primo ministro Narendra Modi, tanto che il governo indiano potrebbe, in parte, contribuire a sostenere i costi di produzione del siero. Nel frattempo il consiglio di amministrazione di Serum ha concordato di investire 8,8 miliardi di dollari per dare luce a una nuova unità produttiva dedicata esclusivamente ai vaccini contro il nuovo coronavairus.

La geopolitica del vaccino

Le parole di Poonawalla hanno fatto capire che il governo indiano avrà un ruolo chiave in tutta la vicenda. Nuova Delhi non si lascerà quindi scappare la chance di accrescere il proprio peso sullo scacchiere globale, a maggior ragione considerando che l’Elefante indiano può inserirsi nel braccio di ferro Usa-Cina.

Nei mesi scorsi Washington ha provato più volte, con scarsi risultati, a ”usare” l’India in chiave anti cinese; all’epoca Modi aveva tuttavia ben poco da mettere sul tavolo per impensierire un Dragone in ascesa e uno Xi Jinping sempre più potente. Il discorso potrebbe cambiare completamente con un vaccino contro il Covid-19 nelle mani indiane.

In quel caso, la sensazione è che gli Stati Uniti potrebbero tornare a puntare forte sull’India per eclissare l’ascesa della Cina. Dal canto suo, nel migliore degli scenari, il governo indiano potrebbe finalmente modernizzarsi e sfidare ad armi (quasi) pari la Cina. In palio c’è il predominio dell’Asia (e non solo quello).

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