Facebook ha avuto un ruolo centrale nelle passate elezioni presidenziali statunitensi. Dopo aver accusato la Russia di aver influenzato la contesa elettorale e dopo l’annuncio di voler consegnare la pubblicità politica pagata da Mosca al Congresso, emergono nuovi particolari. Da quanto pubblicato in questo articolo di Buzzfeed news, infatti, l’azienda guidata da Zuckerberg avrebbe fornito agli inserzionisti una ripartizione dei target degli utenti iscritti al famoso social network. Un prospetto che potrebbe essere stato utilizzato, poi, per “sfruttare le divisioni del paese”. Buzzfeedè riuscito ad individuare l’operazione, ottenendo un avviso per le vendite nel quale l’elettorato statunitense era diviso in quattordici sottoinsiemi di cinque grosse ripartizioni (very liberal; liberal; moderate; conservative; very conservative;), ognuno contenente informazioni utili per confezionare il “giusto servizio” di pubblicità elettorale. Dai Tea Party agli “youthful urbanites”, dai “Millenials mainstream” ai “Traveling baby boomers”, un vero e proprio formulario con tanto di specifiche demografiche, religiose e di provenienza. Il tutto sarebbe stato proposto agli inserzionisti dall’ufficio di vendita di Facebook. E così, coloro che utilizzano le piattaforme predisposte dalla creatura di Zuckerberg, potrebbero aver costruito, e poi proposto, dei veri e propri pacchetti di vendita ad hoc per queste categorie e sottocategorie di elettori.
Il gruppo dei “very liberal” conteneva 28 milioni di utenze, suddivisi in tre gruppi: giovani urbani, transitori e cittadini politicamente impegnati nelle città. Il raggruppamento dei conservatori, invece, vantava circa 22 milioni di utenze, a loro volta suddivise in altri tre sottogruppi: costruttori di nidi per gradi, valori familiari, grandi spazi aperti. Come si può facilmente dedurre, l’etichettatura delle persone iscritte a Facebook è avvenuta per mezzo di linguaggio pubblicitario utile, forse, ad indirizzare i futuri messaggi dei venditori. “”Di solito aiutiamo i marketers di tutti i vertici a capire il pubblico in questo modo e abbiamo brevemente utilizzato questo framework per aiutare a informare come un piccolo numero di marketing ha costruito le proprie campagne”, ha detto un portavoce di Facebook a BuzzFeed News, aggiungendo che il pitch è stato rimosso come parte di un “aggiornamento regolare”. Un portavoce, poi, avrebbe dichiarato che “questi schemi non sono più disponibili”. Il sito americano, ha interrogato chi si è effettivamente occupato della campagna elettorale sui social tanto per Trump quanto per i Democratici, chiedendo spiegazioni su quanto emerso dagli schedari di Facebook. Quello che BuzzFeed si chiede, in fin dei conti, è se la formulazioni di Facebook possano in qualche modo aver contribuito a polarizzare le divisioni già presenti negli Stati Uniti.
Una persona che si è occupata della campagna di Trump su Facebook, ha spiegato al sito americano che la macchina elettorale del presidente statunitense ha utilizzato un metodo diverso, con “categorie più ampie della società, quali “conservatori” o “molto conservatori”. “Qualsiasi cosa su Facebook potrebbe essere utilizzata per polarizzare i segmenti esistenti non sono il problema”, ha aggiunto lo stesso protagonista della campagna di Trump a BuzzFeed News. Il caso, però, resta di estrema attualità. L’utilizzo dei post sui social network durante le campagne elettorali e i suoi effetti sono questioni apertissime, studiate dalla politologia contemporanea al fine di salvaguardare la neutralità dell’informazione. Si calcola, ad esempio, che i presunti post di origine russa per le presidenziali americane siano stati letti da dieci milioni di potenziali elettori. La domanda. effettivamente inquietante, alla fine, risulta essere questa: Facebook può o non può decidere le sorti politiche di una nazione?
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