Vuoi diventare giornalista d'inchiesta?
ULTIMI POSTI

Il salvagente della Belt and Road Initiative per scongiurare il naufragio degli affari e l’ombra della Cina per far capire a Bruxelles che Ankara ha un valido piano B all’Europa. Più passano gli anni e più Recep Tayyip Erdogan volge il suo sguardo verso Oriente, là dove gli artigli del Dragone non vedono l’ora di afferrare nuovi punti di appoggio strategici per incrementare la propria influenza nel Vecchio Continente.

Da questo punto di vista la Turchia rappresenta il partner perfetto. Sia perché il governo turco ha sempre sposato una geopolitica ambigua, aperta a più soluzioni – anche tra loro contrastanti – per raggiungere i propri obiettivi, sia perché i nemici di Erdogan in Europa iniziano a essere numerosi. Ecco perché per Ankara vale la pena approfondire i rapporti con Pechino. Eppure, in tempi recenti, il presidente turco inviava messaggi di vicinanza alla minoranza cinese musulmana uigura dello Xinjiang, definendo la politica di Xi Jinping un “genocidio”.

La Turchia accoglieva persino gli uiguri che sceglievano di lasciare la Cina per rifugiarsi altrove. La svolta improvvisa è arrivata nel 2016, con l’arresto delle autorità turche dell’attivista uiguro Abdulkadir Yapcan. Da lì in poi Ankara ha iniziato ad arrestare centinaia di uiguri. Che cosa ha spinto Erdogan a intraprendere questa bizzarra inversione a U? Secondo quanto riportato da Foreign Policy, due sarebbero i motivi: la crisi dell’economia turca e del sistema politico locale.

In cerca di amici

Non avendo amici in Europa, la Turchia ha scelto di affidarsi a Pechino per aggiustare una situazione complessa. Il problema è che questa convergenza costringe Ankara ad aderire al punto di vista cinese. Ecco spiegata, dunque, l’inversione a U di Ankara e gli arresti degli uiguri. In ogni caso Erdogan deve fare i conti con diversi problemi.

L’economia è stata colpita in pieno dalla pandemia di Covid, con il turismo, settore economico principale, colato a picco. Le riserve estere si stanno riducendo sempre di più, il deficit commerciale è in aumento mentre la lira turca sta precipitando inesorabilmente. Con Bruxelles stanca dell’autoritarismo di Erdogan, il Sultano non ha potuto far altro che bussare alla porta del Dragone.

Dal 2016 in poi Cina e Turchia hanno firmato ben dieci accordi bilaterali, compresi quelli inerenti a salute ed energia nucleare. Nel periodo compreso tra il 2016 e il 2019 il governo cinese ha investito 3 miliardi di dollari in terra turca, e vorrebbe raddoppiare tale cifra entro la fine del 2021. Pechino, insomma, si è rivelato un autentico angelo custode.

Soldi e affari

Nel 2018, quando il valore della lira turca era sceso di oltre il 40%, la Industrial and Commercial Bank of China ha offerto al governo turco 3,6 miliardi di dollari di prestiti da investire in progetti energetici e di trasporto. Un anno più tardi la banca centrale cinese ha trasferito un miliardo di dollari. Lo scorso giugno Pechino ha consentito alle aziende turche di usare lo yuan cinese per effettuare i pagamenti commerciali, consentendo così alle imprese di Ankara di accedere più facilmente alla liquidità cinese.

C’è poi da considerare il coinvolgimento della Turchia all’interno della Belt and Road Initiative. La BRI rappresenta per Erdogan un’altra fonte di denaro freschissimo, tra ferrovie (emblematica la linea Kars-Tbilisi-Baku, in direzione Cina) e porti (è del 2015 l’acquisto del 65% del terzo terminal più grande del Paese, Kumport, a Istanbul, da parte di un consorzio cinese). Ma non è finita qui, perché i generosi investitori cinesi hanno aiutato i turchi a salvare i megaprogetti voluti (e mal gestiti) da Erdogan, come il ponte Yavuz Sultan Selim. Il rapporto sino-turco è una manna dal cielo per ambo le parti. La Cina è riuscita a trovare un punto di appoggio strategico, visto che Ankara è un membro della Nato e ha un ampio mercato; la Turchia, come abbiamo visto, non può invece più fare a meno dei soldi di Pechino.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.