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Già nelle prime battute delle primarie nel 2016 una delle missioni chiave di Donald Trump era chiara: scardinare il sistema del potere politico dei partiti americani. Dalle elezioni fino agli ultimi giorni del suo mandato il tycoon ha costruito la sua immagine politica e la sua eredità sulla lotta alle élite di potere che per decenni hanno controllato Washington. Una parte di questo “lavoro” è stato quello di far deragliare alcune delle dinastie più importanti della politica americana.

La fine dei Cheney

Ne sa qualcosa Liz Cheney, sconfitta malamente nelle primarie repubblicane in Wyoming da Harriet Hageman. L’avvocata spinta da Donald Trump si è imposta con una maggioranza schiacciante, mentre la Cheney si è fermata al 29% dei voti. Trump ha investito pesantemente sulla campagna nel Cowboy State. Per lui era troppo importante far saltare la deputata. Per anni è stata una spina nel fianco, prima con le critiche durante la presidenza e poi con l’impeachment votato dopo i fatti del 6 gennaio e non da ultimo il suo ruolo nella commissione che indaga su quanto successo a Capitol Hill.

Con la sua confitta Trump ha messo fine, almeno per ora, alla carriera politica di una figlia d’arte. I Cheney erano in politica da anni. Tutto infatti era iniziato con il padre, Dick Cheney. Un falco conservatore che ha vissuto da protagonista una grossa fetta della storia americana, prima come consigliere del presidente Richard Nixon e poi come capo gabinetto della presidenza Ford. In seguito era stato per 12 anni al Congresso come deputato. E ancora segretario alla Difesa per Bush H. Bush fino alla vicepresidenza durante i due mandati di George W. Bush. Poi il suo seggio in Wyoming è andato alla figlia che si è però fermata a tre mandati.

Archiviato l’ultimo Bush

Prima dei Cheney era toccata anche alla famiglia Bush, altra dinastia con un lungo pedigree politico a Washington. In questo caso Trump ha posto fine alla carriera di ben due Bush. Il primo è stato Jeb Bush. Figlio di H. W e fratello minore dei George W., Jeb sentiva di essere destinato alla Casa Bianca in virtù proprio del suo lignaggio ma ha dovuto fermarsi al ruolo di governatore della Florida. Nel 2016 il ciclone Trump ha posto fine a ogni velleità di Jeb conquistando, Stato dopo Stato, le primarie del Gop.

Nel 2022 è arrivata l’ultima picconata ai Bush da parte del tycoon. Trump ha infatti sostenuto fino alla vittoria Ken Paxton alle primarie da procuratore del Texas contro George P. Bush, ultimo politico Bush ancora in attività. George P., figlio di Jeb, per mesi ha corteggiato l’ex presdiente che però alla fine ha appoggiato Paxton: “Ken è forte sulla criminalità, sulla sicurezza delle frontiere, sul secondo emendamento, sull’integrità elettorale. È un vero texano che manterrà il Texas al sicuro”. Un intervento semplice e incisivo che ha dato un colpo di spugna ai Bush. Non solo pratico, ma soprattutto simbolico. Per mesi George P. Bush aveva dato il suo sostengo a Trump, lui aveva anche twittato in sui favore, ma alla fine ha sparigliato le carte appoggiato Paxton e “ucciso” i Bush.

Archiviata l’era Clinton

Nemmeno i democratici sono stati immuni ovviamente. E su questo fronte la “rottamazione” di Trump è stata ancora più forte e si è consumata nella notte del 8 novembre 2016 con la sconfitta di Hillary Clinton, ultima esponente, almeno per ora, di una dinastia che per un paio di decenni ha segnato gli equilibri della politica Usa.

Tutto era iniziato con gli impegni in Arkansas di Bill Clinton, prima come procuratore generale dello Stato e poi come governatore. Poi l’accelerazione alla presidenza. Da lì il passaggio di testimone con la moglie Hillary prima come senatrice per lo Stato di New York, dal 2001 al 2009, e poi come segretario di Stato per Barack Obama dal 2009 al 2013. Fino al novembre del 2016 quando Trump ha proseguito l’opera di smantellamento delle élite e delle dinastie d’America.

L’ultima dinastia da battere

L’unico colpo che per ora non è riuscito a Trump è quello contro i Murkowski. Lisa Murkowski, attuale senatrice dell’Alaska, è una repubblicana che ha votato convintamente la messa in stato di accusa contro il presidente, ma soprattutto è una delle poche che è stata in grado di reggere l’urto dell’ira di Trump. Alle primarie nel Last Frontier State la Murkowski è riuscita a resistere e a staccare il biglietto per i voto del prossimo 8 novembre. Lei, come la Cheney viene da una famiglia da sempre in politica. Suo padre, Frank Murkowski, è stato a lungo senatore per lo stato, dal 1981 al 2002 e poi ha servito come governatore dello Stato per 4 anni fino al 2006 prima di cedere il posto a Sarah Palin

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