Jeremy Corbyn ce l’ha fatta: è riuscito a frenare l’ascesa dei Tories di Theresa May. Quando l’attuale premier britannico ha convocato le elezioni anticipate, tutto lasciava pensare che queste sarebbero risultate distruttive per il partito labourista, già compromesso dalla sonora sconfitta delle elezioni locali. Ma tra la prova generale e la turnata svoltasi ieri sera, sono intercorsi alcuni fattori in grado di sconvolgere qualunque previsione. Gli attentati terroristici, in primis, ma anche alcuni errori della May,  elementi che hanno evidentemente compromesso la tenuta elettorale dei conservatori.   Jeremy Corbyn, questo il punto focale dal quale è impossibile prescindere, si ascrive all’interno della categoria del Left-wing populism, quel populismo di sinistra comparso recentemente in Francia con Mélenchon e negli States con Bernie Sanders,  le cui basi di riflessione sono rintracciabili dentro la lunga conversazione tra la politigola Chantal Mouffe  ed il dirigente di Podemos Íñigo Errejo,pubblicata in Spagna nel 2015.  “Costruire il popolo” (Construir Pueblo ) contiene, infatti, tutte le ragioni della sinistra postmarxista e del populismo di sinistra. Uno stile politico basato sulle teorizzazioni in merito  di Ernesto Laclau. In questa sua espressione, Il populismo ha la prerogativa di rappresentare un modo di costruzione del politico atto al superamento del capitalismo neoliberista, in funzione dell’affermazione di un nuovo modello economico slegato dai processi di accentramento della ricchezza , alla speculazione finanziaria, alla rete globale di paradisi fiscali e, infine, all’’estremizzazione del divario tra ricchi e poveri.  Il “vecchio arnese rosso” ha presentato un manifesto elettorale tutto centrato sulle nazionalizzazioni, sulla spesa pubblica e sui piani d’edilizia popolare. Un socialismo riletto nel XXI secolo, considerato anacronistico dalla maggior parte dei commentatori britannici, ma evidentemente  sufficiente per convincere lamiddle class, quella fascia sociale che sta dettando la linea politica dei paesi occidentali per mezzo dei suoi comportamenti elettorali. Il Left-Wing populism, del resto, si afferma proprio come antidoto alla crisi di rappresentanza dei ceti medi, proponendo quasi miticamente il ritorno sulla scena politica di questa architrave sociale della storia contemporanea.Parlare di trionfo di Jeremy Corbyn, tuttavia, è decisamente azzardato: il consenso complessivo dei Tories è aumentato rispetto agli anni di Cameron  (elezioni 2010 e 2015), la May ha guadagnato circa 6 punti percentuali. Corbyn, semmai, è riuscito nell’intento di intercettare l’elettorato dell’Ukip,  spaesato dopo la Brexit, tendenzialmente di sinistra e portato sempre e comunque a votare contro l’esistente governativo.Una sconfitta per Theresa May, dunque, solo perché avrebbe dovuto vincere in modo strabordante, ma numericamente, e con una certa dose d’onestà, si può, al limite, parlare di clamorosa rimonta del Labour. Quanto accaduto questa notte in Gran Bretagna non segna, inoltre, il risveglio di un europeismo convinto, così come propagandato da alcuni analisti, bensì l’affermazione di una tipologia di populismo per ora radicatasi quasi esclusivamente in America Latina. Per capire Corbyn, insomma, bisogna conoscere le basi ideologiche diPodemos in Spagna, di Syriza in Grecia e del PDS in Germania, ma soprattutto dei casi boliviani di Siles Zuazo ed Evo Morales e di quello venezuelano di Hugo Chavez. Certo, il tutto è mitigato dalla presenza nel Labour Party di sensibilità europeiste e multiculturaliste alla Sadiq Khan, Jeremy Corbyn, però, ha sbaragliato quell’impostazione trionfando alle primarie progressiste, facendo emergere anche in Gran Bretagna quei segnali preoccupanti per l’establishment progressista, già resi palesi in Francia con la vittoria di Hamon nelle elezioni interne del Ps. Il centrosinistra, insomma, pesca nel socialismo reale per contrastare l’avanzata del Right-wing populism e per non perdere completamente l’appoggio dei ceti mediani. Un solo caso, almeno rispetto gli ultimi appuntamenti elettorali, ha smentito questa tendenza: Emmanuel Macron, che resta un miracolo instant , principalmente dovuto alla convinzione che Marine Le Pen e il Fn siano ancora le espressioni di un qualcosa di troppo ideologico. Theresa May, che doveva trionfare sulle ali di un rinnovato sovranismo britannico, è inciampata sul risveglio di uno schema ideologico tanto equipollente quanto diametralmente opposto, una ricetta diversa, ma pur sempre ascrivibile all’interno dell’ evidente crisi della ragioni neoliberiste.