Il premier britanno Boris Johnson ha cambiato linea: adesso la Gran Bretagna si appresta a contrastare il Coronavirus con le armi che stanno adottando le altre nazioni europee. La questione della “immunità di gregge” è balzata agli onori delle cronache di tutti i media internazionali. Il leader conservatore, dopo aver ascoltato gli esperti cui si è affidato, pareva orientato a perseguire una linea basata su questo presupposto: il Covid-19 può essere contenuto, ma non può essere fermato. E quindi è inutile chiudere tutto, mettendo a rischio un’economia che già deve fare i conti con la Brexit e con tutto quello che ne consegue in termini di precarietà di alcuni fondamentali.

Il virgolettato che ha suscitato più reazioni scandalizzate è stato questo: “Alcune persone lo confrontano con l’influenza stagionale. Ahimè, non è corretto . A causa della mancanza di immunità, questa malattia è più pericolosa. E si diffonderà ulteriormente e devo parlarvi chiaramente, con il pubblico britannico, ancora molte famiglie perderanno i loro cari prima del loro tempo”. C’è una leggera differenza tra quello che è stato raccontato dai media progressisti e quello che Boris Johnson ha detto realmente, ma cambia poco. L’esponente populista, nel corso di queste ultime ore, ha di sicuro modificato la sua visione sul punto.

Del resto, basterebbe notare come Boris Johnson avesse dichiarato che avrebbe fatto la “cosa giusta”, ma “al momento giusto”. E quel “momento giusto” si è palesato poche ore dopo la prima presa di posizione, che è stata smentita di netto dai fatti. Nel pomeriggio di ieri, l’esecutivo del Regno Unito si è presentato compatto alla nazione che rappresenta, modificando la narrativa sul Covid-19 ed adottando le prime disposizioni restrittive. C’era da aspettarselo: il fatto che l’Organizzazione mondiale della Sanità abbia dichiarato ufficializzato lo stato pandemico dei contagi non è irrilevante.

Johnson ha predisposto tutto affinché i sudditi di Sua Maestà vivano queste fasi attraverso una sorta di quarantena mitigata. Permane ancora qualche concessione in più rispetto alle misure vigenti per esempio in Italia o in Spagna, e le scuole non risultano essere chiuse. Ma è la modifica del paradigma generale che non può non essere notata. Gli istituti scolastici – questo è un dettaglio deducibile dal secondo discorso pronunciato dal politico pro Brexit – saranno prima o poi interessati da una serrata. Lo stesso destino cui andranno incontro i locali se i britannici non smetteranno di frequentarli, così come ripercorso dall’Adnkronos.

Boris Johnson non deve gestire una situazione simile a quella nelle mani di Giuseppe Conte o di Pedro Sanchez: il Regno Unito stava per salutare per sempre gli organi sovra-istituzionali europei. In ballo, c’è una trattativa sul “come”, che ora passerà necessariamente in secondo piano. Il rischio isolamento è piuttosto alto. Anche Donald Trump, dopo aver riflettuto un po’, ha deciso di chiudere i collegamenti con il Regno Unito, che nello scacchiere immaginato dal tycoon deve rappresentare il più solido degli alleati. Ma le emergenze sono fatte così: sconvolgono i piani e rimescolano le gerarchie.

Lavarsi le mani e rimanere confinati nelle proprie abitazioni nel caso si avverta una sintomatologia che preveda una temperatura pari o al di sopra di 37.5 non basta più: Boris Johnson, a dire il vero, non ci ha messo molto ad ammetterlo. Ma la natura di una pandemia non lascia campo libero al laissez faire, che va quantomeno ridimensionato. Se non altro perché le scelte di una singola realtà nazionale, in un mondo aperto come il nostro, influiscono persino sulle sorti degli altri continenti. È il più classico dei butterfly effect: un comportamento alimentare di un contadino del Sud della Cina può influire sulle sorti sanitarie del globo terrestre (usiamo un’iperbole, ma neppure troppo. Figuriamoci le scelte dell’esecutivo Uk.