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Uno dei principali cavalli di battaglia del Partito democratico alle scorse presidenziali americane era costituito dalle continue e ripetute accuse nei confronti dell’ex presidente Donald Trump circa la mala-gestione del sistema migratorio. Poca accoglienza, respingimenti forzati e dismissione delle procedure che portavano al dialogo diretto con i Paesi centroamericani erano state viste dal neo presidente Joe Biden come una delle primissime cose da cambiare. Adesso, a quasi tre mesi dall’insediamento ufficiale, la sensazione è quella che ancora una volta tutto cambi per non cambiare mai, con i migranti al confine messicano che continuano a vivere il loro quotidiano dramma. In uno scenario in cui, purtroppo, i più duramente colpiti sembrano ancora essere i minorenni.

Da Trump a Biden, nulla è cambiato

Benché abbia negli ultimi mesi espresso sempre parole di compassione e di apertura nei confronti delle persone in difficoltà che fortuna negli Stati Uniti, per adesso nulla è cambiato. I flussi migratori alla frontiera messicana continuano a mettere sotto stress i controlli e le forze dell’ordine in uno scenario che diviene particolarmente complicato quando di mezzo ci sono i minorenni dato che per loro sono in vigore delle regole speciali.

Una volta giunti non accompagnati negli Stati Uniti, non possono essere respinti ma devono obbligatoriamente essere accolti sul suolo nazionale. Lasciati quindi nelle mani delle guardie di frontiera, entro le 72 ore dal loro arrivo devono essere ricollocati nelle strutture di accoglienza, per procede quindi alle pratiche burocratiche di ricongiungimento (se, negli Usa, è presente almeno un loro familiare) o di adozione.

Dopo la sospensione del trattato americano con i Paesi del centroamericani riguardante la possibilità di impostare le pratiche di ricongiungimento già presso l’ambasciata americana, il flusso migratorio di minorenni ha visto una nuova impennata. E adesso è lo stesso apparato di accoglienza americano ad essere messo in crisi, non essendo in grado di reggere ai numeri del fenomeno.

Bambini in stato di fermo oltre le 72 ore

Non disponendo delle adeguate strutture per la prima accoglienza, il risultato è dunque quello che i migranti bambino molto spesso rimangono in affidamento alle guardie di frontiera ben oltre le canoniche 72 ore. E molto spesso, ciò avviene in condizioni di degrado senza fornire loro nemmeno le adeguate cure mediche, gli adeguati ristori e i più basilari strumenti di igiene personale (come lo spazzolino da denti e come il dentifricio). Tutto questo, infatti, è quello che emerge da un’inchiesta dell’agenzia di stampa Reuters e che si basa sulla testimonianza dei funzionari americani di stanza al confine con il Messico.

Il governo americano adesso è nelle mani dei democratici. Ma se a parole sono stati promessi sia la sburocratizzazione delle procedure sia il potenziamento delle strutture di prima accoglienza, nella realtà la condizione dei bambini lungo i confini è drasticamente peggiorata rispetto all’amministrazione Trump. Se da una parte è facile però dare al presidente repubblicano le colpe della situazione che si è venuta a creare, dall’altro è impossibile ignorare l’estrema lentezza con il quale il governo federale si stia muovendo al riguardo.

“Stiamo facendo tutto il possibile”

Come riportato sempre da Reuters, le autorità americane hanno dichiarato di essere impegnate a tuttotondo nella gestione dell’emergenza e nel tentativo di migliorare la situazione. Tuttavia, i risultati fino a questo momento tardano ad arrivare contribuendo ad un peggioramento generalizzato del fenomeno.

In questo scenario, dunque, se l’obiettivo è quello di tenere fede alle promesse e garantire un futuro migliore ai minorenni giunti negli Stati Uniti, Biden deve “darsi una mossa”. Il rischio, questa volta, è infatti quello di deludere il proprio elettorato anche su una questione che, in linea teorica, è stata la discriminante che ha portato alla sua elezioni nell’exploit avuto in alcuni zoccoli duri americani (come l’Arizona). Perché, in caso contrario, Trump potrebbe non essere l’unico presidente degli Stati Uniti del XXI secolo a non essere confermato per un secondo mandato.

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