Bernie Sanders, come saprete, ha annunciato la sua partecipazione alle primarie dell’Asinello. Il senatore del Vermont, in maniera non del tutto inaspettata, sta raccogliendo più finanziamenti di tutti i suoi avversari interni. Dalle parti del Partito democratico sembra spirare un vento socialista. Ma questo dipende soprattutto dai militanti che stanno premiando la volontà dell’ex competitor di Hillary Clinton per mezzo delle donazioni.
Il termine “boom” ha fatto la comparsa nelle analisi politologiche: sei milioni di dollari incamerati nelle 24 ore successive alla discesa in campo. E c’è da aspettarsi che, almeno in queste prime fasi, i soldi continuino ad arrivare.
Bernie ha esordito parlando di riforma della giustizia, redistribuzione della ricchezza e legalizzazione della marijuana. Quello che si accinge a misurarsi con Kamala Harris e tutti gli altri candidati di sinistra è il solito “vecchio leone” statalista. Solo che a questo giro avrà qualche anno in più, cioè settantasette. Un fattore che avrà il suo peso nelle riflessioni che precedono il voto. Sanders sarebbe un presidente “one shot”, uno difficilmente eleggibile per un doppio mandato. Ma è in buona compagnia.
C’è la sensazione che la partita possa essere interrotta da un’invasione di campo: quella di Joe Biden. Un altro che deve fare i conti con la carta d’identità. L’ex vicepresidente di Barack Obama ci sta ancora pensando, ma nelle prime rilevazioni sulle primarie è dato per vincente sia in Iowa sia in New Hampshire, che sono i primi due Stati in cui avranno luogo i caucus. Biden, almeno in relazione ai candidati centristi, non avrebbe rivali. Sanders, dal canto suo, dovrà confrontarsi con almeno cinque competitors provenienti dalla sua stessa area politica. Quei voti verranno divisi.
L’indipendente socialista, che però ha specificato di essere pronto a correre come un democratico a tutti gli effetti, ha qualche vantaggio: è considerato in grado di battere Donald Trump nella Rust Belt. Potrebbe dire la sua soprattutto in Ohio e in Florida, dove solitamente si gioca l’elezione presidenziale. Bisognerà vedere, però, come reagiranno le coste: nelle estremità degli Stati Uniti dovrebbe essere davanti Kamala Harris. Bernie Sanders ha tempo per pensare al ticket: sceglierà, secondi i pronostici, una donna progressista, ma non troppo spostata a sinistra. Qualcuno fa il nome di Tulsi Gabbard, che per ora rimane una dei candidati.
La Gabbard ha già sostenuto Sanders quattro anni fa e in queste settimane ha aggiustato il tiro su Bashar al Assad. Si sta normalizzando nell’assecondare la linea sugli Esteri dei Democratici. Come il senatore del Vermont, che ha twittato a favore dello sblocco degli aiuti umanitari in Venezuela, ricevendo una risposta piccata da Roger Waters.
Sanders, in conclusione, è il fulcro attorno a cui si decideranno le sorti del Partito democratico per il 2020. Arrivare in “finale” per lui non rappresenterebbe una novità.
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