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Politica

Cos’è e come funziona la Global Governance Initiative lanciata dalla Cina

Lo possiamo definire un nuovo modo di governare il mondo, le relazioni diplomatiche e i rapporti tra i Paesi. Si chiama Global Governance Initiative (GGI) ed è l’ultima iniziativa globale lanciata dalla Cina. Si aggiunge alla precedente Belt and Road...

Lo possiamo definire un nuovo modo di governare il mondo, le relazioni diplomatiche e i rapporti tra i Paesi. Si chiama Global Governance Initiative (GGI) ed è l’ultima iniziativa globale lanciata dalla Cina.

Si aggiunge alla precedente Belt and Road Initiative (BRI, più nota come Nuova Via della Seta), e al trittico Global Development Initiative (GDI), Global Security Initiative (GSI) e Global Civilization Initiative (GCI), iniziative pensate rispettivamente per promuovere commercio, cooperazione internazionale basata sullo sviluppo, dialogo in materia di sicurezza e promozione degli scambi culturali.

Xi Jinping ha proposto la GGI in occasione dell’ultimo vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO) andato in scena a Tianjin. “Non vedo l’ora di lavorare con tutti i Paesi per un sistema di governance globale più giusto ed equo e di progredire verso una comunità con un futuro condiviso per l’umanità”, ha dichiarato il presidente cinese.

Nell’ambito dell’iniziativa di governance, Xi ha proposto alle nazioni SCO di aderire all’uguaglianza sovrana, rispettare lo stato di diritto internazionale, praticare il multilateralismo e difendere i valori comuni dell’umanità. Ma che cos’è la GGI in termini più concreti?

Un nuovo modello di governance globale

Ancorata agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite, la GGI chiede di costruire un sistema di governance globale più giusto ed equo, nonché di progredire verso una “comunità con un futuro condiviso per l’umanità”, utilizzando una perifrasi tanto ripetuta dalle autorità cinesi.

Nella visione internazionale di Xi tutta l’umanità ha un destino comune e interconnesso, e dovrebbe quindi cooperare per affrontare sfide condivise come il cambiamento climatico, la sicurezza, lo sviluppo economico, la salute pubblica e il progresso tecnologico. Certo, per fare questo ci sono già varie istituzioni internazionali ma quelle esistenti, nella visione cinese (e non solo), hanno mostrato almeno due carenze: una grave sottorappresentazione del Sud del mondo e l’erosione dell’autorevolezza.

Da qui l’importanza di proporre la GGI, tanto apprezzata dai Paesi in via di sviluppo e dal cosiddetto Global South, quanto osteggiata dall’Occidente. Da tempo, infatti, Pechino propone iniziative e progetti nel tentativo di ottenere maggiore spazio nell’arena decisionale mondiale ricevendo in cambio aperta ostilità. Nel 2023, per esempio, la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, riteneva che “l’obiettivo chiaro del Partito Comunista Cinese” coincidesse con “un cambiamento sistemico dell’ordine internazionale con la Cina al centro”.

La proposta di Xi Jinping

Sarebbe tuttavia riduttivo affermare che Xi Jinping voglia semplicemente spostare la Cina al centro dell’ordine internazionale per rosicchiare spazio e potere d’azione agli Stati Uniti. C’è senza dubbio da considerare anche questo punto, ma il vero motivo che sta spingendo Pechino a cambiare le carte in tavola coincide con l’esigenza di avere maggiore rappresentanza istituzionale in tutti quei dossier che decideranno il futuro dell’umanità.

È vero, la Cina rappresenta una sfida per alcuni aspetti dell’attuale ordine mondiale, ma non ci sono prove ufficiali che suggeriscano che il gigante asiatico porti rischi maggiori rispetto ad altre potenze revisioniste (Stati Uniti compresi). Molto semplicemente la Repubblica Popolare Cinese intende plasmare, influenzare, orientare le narrazioni globali come negli scorsi decenni hanno fatto Usa ed Europa. E vuole farlo perché oggi ha la seconda economia più grande del pianeta e possiede una mole talmente grande da non poter più essere relegata nel posto che qualcuno (leggi: Occidente) le aveva assegnato al termine della Seconda Guerra Mondiale.

La GGI non divide il mondo in democrazie e autocrazie, ignora la maggior parte degli ideali liberali come i diritti umani, il libero mercato e il governo costituzionale; al contrario enfatizza valori come la pace, la cooperazione, l’armonia, lo sviluppo, l’inclusività e il rispetto reciproco. Se per l’Occidente queste idee sono slogan retorici, si dà il caso che trovino un enorme riscontro in numerose altre regioni. Riformare e migliorare la governance globale sono quindi diventati aspirazioni condivise dalla stragrande maggioranza dei Paesi, in particolare quelli in via di sviluppo. E la Cina vuole esserne portavoce.

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