Nel bel mezzo della Terza Guerra del Golfo c’è una vicenda che è finita in secondo piano ma che potrebbe generare nuove scintille, aggiungendo un non trascurabile carico di tensione a uno scenario globale già turbolento. Siamo in Asia, precisamente nel Sud Est Asiatico, nel cuore del Mar Cinese Meridionale. I riflettori sono puntati sull’isola del Borneo, per lo più coperta da foreste tropicali e montagne e suddivisa tra tre Paesi: Malesia (gli Stati di Sabah e Sarawak), Indonesia (la regione di Kalimantan) e Brunei.
L’oggetto della contesa, che coinvolge Kuala Lumpur e Jakarta, riguarda la frontiera tra Sabah e Kalimantan. Lo scorso febbraio, nella quasi indifferenza dei media internazionali, il primo ministro malese, Anwar Ibrahim, ha smentito le affermazioni dell’opposizione secondo la quale la Malesia avrebbe ceduto 5.207 ettari del proprio territorio al governo indonesiano, insistendo sul fatto che la linea di demarcazione che separa le due nazioni continua a basarsi sugli accordi risalenti al 1891 e al 1915.
“Spero che questa spiegazione sia utile a tutti, in particolare per correggere la confusione e i malintesi che si sono creati tra il pubblico”, ha quindi ribadito Anwar in un post su Facebook. Le polemiche, in ogni caso, non sono ancora evaporate.
Il confine che fa litigare Malesia e Indonesia (e pure Filippine)
Prima che Anwar riferisse in Parlamento, diverse testate giornalistiche malesi avevano scritto che tre villaggi situati nella reggenza di Nunukan, nel Kalimantan Settentrionale, quindi nella zona indonesiana, erano finiti nell’area controllata da Kuala Lumpur in seguito di uno spostamento della linea di confine tra Malesia e Indonesia.
Ad aggiungere ulteriore benzina sul fuoco troviamo le Filippine, che da decenni rivendicano ampie porzioni dello Stato di Sabah, a sua volta conteso con Jakarta. Non è un caso che il presidente filippino, Ferdinand Marcos Jr., abbia sollevato la questione in occasione della sua recente visita di Stato in Malesia, nel 2023, anche se alla fine i due governi hanno concordato di concentrarsi su dossier risolvibili piuttosto che sulle divergenze territoriali.
Certo è che nel 2024 Manila ha promulgato una legge sulle zone marittime e una sulle rotte marittime arcipelagiche, generando una feroce protesta da parte della Malesia. Kuala Lumpur ha infatti contestato la definizione filippina di zone e rotte marittime, sostenendo che comprendevano aree malesi a Nord del Sabah.
E poi? Ci hanno pensato i giornali indonesiani a scrivere che la Malesia avrebbe ceduto una fetta di territorio di Sabah a Jakarta in cambio di tre villaggi a Palau Sebatik lungo il confine. Da qui la richiesta dell’opposizione di chiedere ad Anwar di chiarire la faccenda e la conseguente smentita del primo ministro.
Una frontiera a lungo contesa
“La definizione dei confini non si basa su principi di compensazione, reciprocità o profitto e perdita, come si sostiene. Piuttosto, la definizione del confine tra Malesia e Indonesia si basa su convenzioni e accordi”, ha affermato Anwar.
Come ha spiegato Malay Mail, due aree considerate particolarmente problematiche dal punto di vista dei confini coincidevano con Pulau Sebatik e la zona tra i fiumi Sungai Sinapad e Sungai Sesai. Lo stesso Anwar ha sottolineato che, dopo lunghe trattative, è stato firmato un memorandum d’intesa grazie al quale la Malaysia ha ottenuto 0,05 chilometri quadrati di nuovo territorio (circa 5 ettari) nell’area di Pulau Sebatik. Per quanto riguarda invece la zona tra Sungai Sinapad e Sungai Sesai, la Malesia ha acquisito un’area aggiuntiva di 7,8 chilometri quadrati, pari a 780 ettari.
L’intera area contesa in questa seconda zona ammonta a circa 5.987 ettari. Tuttavia, secondo quanto dichiarato ancora da Anwar, esisterebbe un’intesa non ufficiale per cui la maggior parte di questo territorio rientrerebbe nell’amministrazione dell’Indonesia. Per quanto riguarda i tre villaggi coinvolti, Anwar ha sottolineato che sono sempre stati parte dello stato di Sabah e quindi della Malesia, in base all’accordo del 1915.
Ricordiamo, infatti, che il confine nella zona interessata si basa sui principi stabiliti da quell’intesa: i 780 ettari spettano alla Malesia come territorio aggiuntivo, mentre i restanti 5.987 ettari rimangono sotto sovranità indonesiana, come avviene fin dal 1915. La situazione, almeno per il momento, rimane sotto controllo ma le tensioni diplomatiche rimangono latenti.