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Dal “fronte orientale” ci giungono rapporti inquietanti di ammassamenti di reparti russi al confine con l’Ucraina. Secondo quanto riferito dall’intelligence occidentale e di Kiev, attualmente in alcune zone delle Federazione Russa non distanti dal territorio ucraino ci sarebbero 115mila soldati per un totale di 40 battaglioni, 1200 carri armati, 2900 veicolo corazzati, 1600 sistemi di artiglieria e 28 complessi missilistici che si vanno aggiungere al dispositivo aeronavale che è sempre stato presente nelle basi della Crimea e dell’area del Mar Nero.

Il Cremlino ha detto venerdì scorso che il presidente Vladimir Putin cercherĂ  garanzie vincolanti che precludano la possibilitĂ  che l’Ucraina entri a far parte della Nato durante un colloquio telefonico col presidente degli Stati Uniti Joe Biden che si dovrebbe tenere nella giornata di martedì 7 dicembre – per uno scherzo del destino in una data simbolica per la storia statunitense – mentre i continui rapporti dell’intelligence Usa e ucraina avvertono di una possibile invasione russa il mese prossimo.

Nessuna “linea rossa”

La definizione di una “linea rossa” da parte di Mosca, rappresentata appunto dall’ingresso di Kiev nell’Alleanza e oltrepassata la quale le conseguenze saranno imprevedibili, è stata fortemente ricusata dal presidente Biden: “Non accetterò la linea rossa di nessuno” ha riferito l’inquilino numero uno della Casa Bianca venerdì scorso ai giornalisti in concomitanza con le prime dichiarazioni del Cremlino in merito al prossimo colloquio che ribadivano la necessitĂ  russa di “escludere qualsiasi ulteriore avanzata della Nato verso est e l’inclusione di Stati adiacenti alla Federazione Russa, inclusa l’Ucraina, che ci minacciano direttamente”, come ha riferito all’agenzia Tass l’assistente del leader russo Yuri Ushakov.

Sul fronte dell’Alleanza, è stato affermato che la richiesta russa che Biden escluda l’adesione alla Nato dell’Ucraina, desiderosa di allearsi con l’Occidente, è fallita in partenza. “Non c’è assolutamente alcun modo al mondo che quella posizione russa possa fare progressi”, ha detto venerdì John Herbst, ex ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina. PiĂą probabilmente, ha detto ancora, cercano assicurazioni dagli Stati Uniti che l’assistenza militare occidentale all’Ucraina sia solo a scopo difensivo.

L’Alleanza però ha dimostrato, nel corso degli anni, di accettare – previo iter di riferimento – l’adesione di quegli Stati che un tempo facevano parte della sfera controllata dall’Unione Sovietica: le assicurazioni, fornite a Mosca nei primi anni ’90, di non espansione a est erano solo verbali e la politica della Nato è quella di considerare l’adesione di quelle nazioni che richiedano ufficialmente di entrare nell’Alleanza.

Una prossima invasione?

L’Ucraina, gli Stati Uniti e altri alleati occidentali sono sempre piĂą preoccupati che un accumulo di truppe russe vicino al confine ucraino possa segnalare l’intenzione di Mosca di invadere: non è chiaro se la Russia intenda procedere a un’invasione o voglia solo minacciarne una nella speranza di mettere pressione all’Ucraina e ai suoi alleati occidentali per evitare che Kiev entri ufficialmente nella Nato. Gli Stati Uniti hanno minacciato sanzioni piĂą dure se il Cremlino lanciasse un attacco, mentre la Russia ha avvertito che qualsiasi presenza di truppe e armamenti della Nato sul suolo ucraino oltrepasserebbe la famigerata “linea rossa”.

Occorre ora chiarire questo punto: lo spostamento di truppe e mezzi, benchĂ© all’interno di uno Stato e quindi del tutto ricadente nell’ambito di sovranitĂ  dello stesso, non è mai solo una questione interna. Qualsiasi invasione terrestre (o anfibia) è cominciata sempre con l’ammassamento di forze lungo i confini e a generare allarme nelle cancellerie occidentali e alla Nato è anche il fatto che le forze russe, impegnate in un’imponente esercitazione a settembre (Zapad 2021), stiano facendo fatica a trovare “la strada di casa”, ovvero non siano rientrate nelle caserme di stanza ma siano state dislocate in settori del confine russo adiacente all’Ucraina.

Dall’altra parte della barricata le truppe della Nato sono invece tenute in seconda linea, e del resto non potrebbe essere altrimenti dato che Kiev non è (ancora) membro dell’Alleanza: lo stesso segretario generale Jens Stoltenberg ha riferito che un attacco all’Ucraina non imporrebbe una risposta militare della Nato, ma comunque – trattandosi di un alleato – ci sarebbe una risposta, che probabilmente si articolerebbe in nuove e piĂą dure sanzioni. Stoltenberg, in un’intervista al media tedesco Zdf, ha anche detto, un po’ sibillinamente, che “la Nato sostiene l’Ucraina, gli alleati della Nato conducono corsi di addestramento o forniscono attrezzature. E continuiamo a sostenere l’Ucraina. L’ultima cosa che dovremmo fare è speculare su potenziali opzioni”.

Gli Usa non vogliono una guerra

Diversa è la posizione statunitense: Washington non vuole impegnarsi in un conflitto diretto per Kiev, d’altronde è alle prese con la gestione dell’espansione cinese in un fronte, quello indo-pacifico, considerato prioritario. Pertanto il sostegno statunitense, in caso di attacco russo, potrebbe essere quello giĂ  visto in altri conflitti per procura: invio di mezzi, finanziamenti, e sostegno a truppe paramilitari anche grazie a “consiglieri militari”.

Giovedì scorso, il segretario di Stato americano Antony Blinken si è incontrato faccia a faccia con il suo omologo russo, Sergey Lavrov, a Stoccolma per chiedere alla Russia di ritirare le truppe. Lavrov ha ribattuto che l’Occidente stava “giocando con il fuoco” negando alla Russia di avere voce in capitolo in qualsiasi ulteriore espansione della Nato nei Paesi dell’ex area di influenza sovietica, mentre Blinken ha minacciato una “serie di misure economiche ad alto impatto che abbiamo evitato di utilizzare in passato”.

I tre contendenti si parlano quindi, anche se lo scenario resta molto teso: il ministro della Difesa ucraino ha avvertito venerdì che un’escalation “è uno scenario probabile, ma non certo, e il nostro compito è evitarlo” e per questo sulle spiagge intorno a Odessa sono comparsi ostacoli per contrastare uno sbarco anfibio, mentre alcuni reparti sono stati mobilitati.

Segnali contrastanti

Dall’altro lato la ricognizione satellitare ci dĂ  conferma dell’ammassamento di truppe russe, anche se è stata notata una una leggera riduzione dei mezzi nelle aree di concentramento in Crimea, nella fattispecie a Opuk. Questo non significa affatto che Mosca stia smobilitando, in quanto potrebbero solo essere stati spostati in un altro settore piĂą cruciale, ma ci sono comunque segnali che fanno pensare, in generale, a un tentativo di gettare acqua sul fuoco tra le due parti: il partito laburista norvegese ha affermato che vuole che gli aerei e le navi dei Paesi Nato mantengano una certa distanza dalle aree di confine con la Russia.

Il ministro degli Esteri Anniken Huitfeldt ha affermato che “è importante che la Norvegia sia presente militarmente nelle nostre immediate vicinanze. Ma molto vicini al confine con la Russia, crediamo di farcela al meglio noi stessi, con aerei norvegesi e navi norvegesi. Per noi è fondamentale”.

Di contro, un segnale che giudichiamo inquietante, arriva da Mosca: diversi carri T-80 schierati lungo il confine ucraino, e solo lì, sono stati visti montare una gabbia speciale sulla torretta che serve per difendersi dai possibili attacchi con droni o con missili anticarro che colpiscono dall’alto, e sappiamo che Kiev, recentemente, ha acquistato – e giĂ  usato – Uav da attacco e suicidi sulla scorta dell’esperienza fatta dagli azeri nel breve conflitto nel Nagorno Karabakh dell’anno scorso. Riteniamo che un’invasione, molto probabilmente, non ci sarĂ , perchĂ© non è negli stessi interessi di Mosca porla in atto, e anche i timori del Cremlino che Kiev possa decidere di riprendersi le regioni ribelli del Donbass, non trova prove concrete stante il fatto che l’Ucraina non ha ammassato truppe in quel settore, al di lĂ  delle rassicurazioni fornite dal ministro della difesa ucraino Oleksii Reznikov, che ha detto che il suo Paese non farebbe nulla per provocare la Russia, ma è pronto a rispondere in caso di attacco, sebbene sia piĂą interessato alla risoluzione politica e diplomatica.

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