Il presidente francese Emmanuel Macron non è stato l’unico leader ad essersi recato in Libano negli ultimi giorni. A fare notizia è stato anche l’arrivo nel Paese dei cedri del capo di Hamas, l’organizzazione che governa Gaza dal 2007. Si tratta della prima visita mai fatta da Ismail Haniyeh in Libano in 27 anni ed arriva in un momento particolarmente teso dal punto di vista politico, economico e sociale.

Haniyeh arriva a Beirut

L’esplosione del porto di Beirut ha infatti aggravato la crisi libanese e aperto la strada a una maggiore presenza francese nel Paese, il cui obiettivo è costringere la classe dirigente ad attuare le riforme tanto attese in cambio dei fondi internazionali per la ricostruzione. Con lo spettro delle elezioni che incombe sul Paese e un dibattito sempre più acceso su un “nuovo patto politico” che renda il Libano laico o meno dipendente da logiche settarie e confessionali, il leader di Hamas non ha perso tempo e si è recato a Beirut per confrontarsi con le fazioni palestinesi attive nel Paese. Il Libano, oltre ad essere uno dei pochi Stati arabi ancora vicini alla causa palestinese, ospita sul suo territorio un numero elevato di rifugiati palestinesi fin dal 1948.

A spingere il leader di Hamas ad incontrare i movimenti palestinesi in Libano è stato anche l’accordo per la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati Arabi Uniti, che ha isolato ancora di più Gaza e Ramallah. Haniyeh ha più volte affermato che una simile intesa, vista come un tradimento da parte del mondo arabo, avrebbe avuto delle conseguenze e ha quindi presentato la linea da seguire per rispondere al riavvicinamento tra Abu Dhabi e Tel Aviv.

L’intesa, raggiunta grazie all’intermediazione americana, ha però riavvicinato anche le fazioni palestinesi in lotta da più di dieci anni per il potere: Hamas e Fatah. La visita di Haniyeh in Libano è infatti coincisa con un secondo incontro tenutosi a Ramallah tra l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) e altre forze palestinesi per delineare una strategia comune e tentare di sanare le fratture interne al movimento.

Le mire di Haniyeh e il ruolo della Turchia

Come detto, la normalizzazione dei rapporti tra Israele ed Emirati ha costretto Hamas e Fatah a riaprire un canale di dialogo per superare le divergenze decennali, ma ciò non significa che la rivalità tra i due leader sia tramontata. Haniyeh punta ancora ad avere un ruolo di rilievo nello scacchiere regionale, ponendosi come vero interlocutore della causa palestinese e continuando a presentarsi come l’unico in grado di sfidare Israele, a prescindere dal risultato. Il recente lancio di palloni incendiari dalla Striscia contro Israele si è concluso con un cessate il fuoco data l’enorme divario tra l’esercito israeliano e le forze attive a Gaza ma, nonostante ciò, Hamas ha ancora una volta dimostrato di essere l’unica forza pronta a rispondere al suo scomodo vicino e alla sua espansione – fisica e diplomatica – nel mondo arabo.

Va inoltre sottolineato che a sostenere Haniyeh nelle sue mire di leader regionale vi è il presidente Recep Tayyip Erdogan. Il capo di Stato turco ha instaurato stretti rapporti con Hamas fin dall’inizio della sua ascesa politica, grazie alla comune vicinanza ai Fratelli musulmani. Il legame tra Erdogan e Haniyeh era tornato al centro del dibattito a inizio anno, a seguito dell’annuncio da parte del presidente americano Donald Trump del tanto atteso accordo del secolo. Erdogan aveva rigettato il piano di pace e ricevuto Haniyeh a Istanbul, riaffermando il sostegno della Turchia ad Hamas, legittimando ulteriormente il suo leader.

Erdogan negli ultimi tempi si è presentato sempre più spesso all’opinione pubblica come il vero protettore della causa palestinese, approfittando della debolezza della Giordania e dell’avvicinamento dell’Arabia Saudita a Israele. Ankara tra l’altro si sta inserendo sempre di più nel tessuto urbano e sociale di Gerusalemme est tramite Ong e organizzazioni legate al Governo, cooptando i palestinesi ed espandendo in questo modo la sua influenza nella regione mediorientale.

Il piano di Erdogan quindi si sposa perfettamente con i desideri di Haniyeh, permettendo ai due di aiutarsi a vicenda nel portare avanti i rispettivi obiettivi. Almeno per ora.