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Politica

Cosa si sono detti Joe Biden e Vladimir Putin durante la loro telefonata

Li avevamo lasciati nel giugno scorso in un kafkiano incontro a base di convenevoli, silenzi imbarazzanti ma rinnovata cordialità. In quell’occasione, i due grandi nemici della nuova Guerra Fredda, Joe Biden e Vladimir Putin, si erano paradossalmente ri-riconosciuti come leader...

Li avevamo lasciati nel giugno scorso in un kafkiano incontro a base di convenevoli, silenzi imbarazzanti ma rinnovata cordialità. In quell’occasione, i due grandi nemici della nuova Guerra Fredda, Joe Biden e Vladimir Putin, si erano paradossalmente ri-riconosciuti come leader di grandi potenze, pennellando lievemente i loro dossier caldi. Fra questi c’era, appunto, l’Ucraina: “Nessuna ostilità e spirito costruttivo”, chiosò Putin nella sua conferenza stampa, dichiarando di averne discusso solo marginalmente, e auspicando che il futuro dell’area restasse legato strettamente al pacchetto di Minsk.

Tra tensioni e minacce

Sei mesi dopo, con il pericolo di un’imminente invasione russa dell’Ucraina, i due si ritrovano in una videoconferenza che ha l’antico sapore della linea rossa del tempo fu: molta la carne al fuoco poiché, da quel 16 giugno così conciliante, si sono accumulati innumerevoli hot case che vanno dal trattamento degli oppositori russi, agli attacchi hacker fino alla reciproca accusa di ingerenza nei rispettivi processi elettorali. La prova più dura per Biden, dopo la fuga da Kabul e la questione iraniana: il presidente degli Stati Uniti qui ha giocato in prima persona avendo dall’altra parte un omologo che è deciso a testare quanto oltre potrà permettersi di andare.

A fare da prequel alla videoconferenza, lunedì scorso in serata, una telefonata con gli alleati europei per discutere la comune preoccupazione per l’acquartieramento russo ai confini dell’Ucraina. I leader in chiamata – il presidente francese Emmanuel Macron, la cancelliera tedesca Angela Merkel, il primo ministro italiano Mario Draghi e il primo ministro britannico Boris Johnson – hanno invitato la Russia ad allentare le tensioni e hanno espresso sostegno all’Ucraina.

Due ore di colloquio

Sul tavolo si scontrano due visioni, quella della domestic jurisdiction “alla Putin” e le paventate minacce da parte dell’Occidente: qualora Mosca si accinga a dare sostanza alle intimidazioni in Ucraina, il Paese rischierebbe lo stop della convertibilità del rublo nonché l’esclusione dal sistema Swift, che gestisce le transazioni finanziarie internazionali. O almeno così promette la Casa Bianca.

Come da rito, la videoconferenza si è aperta all’insegna dei convenevoli: “Felice di rivederti”, così un Biden sorridente ha aperto il meeting virtuale. “L’ultima volta non siamo riusciti a vederci al G20, spero che la prossima volta ci incontreremo di persona”, ha aggiunto. “Buonasera signor presidente”, è stato il saluto compassato di Putin, solo al suo tavolo. Il Segretario di Stato Antony Blinken, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale Jake Sullivan e il direttore senior per la Russia e l’Asia centrale Eric Green erano seduti accanto a Biden nella situation room durante la videochiamata. Dopo i primi minuti ripresi dalle telecamere, i colloqui sono andati avanti a porte chiuse. Per la teleconferenza è stato utilizzato, per la prima volta, un collegamento video sicuro destinato alla comunicazione tra i leader dei due Paesi.

I presidenti hanno disposto di proseguire con il dialogo tra Mosca e Washington sull’Ucraina: “Entrambi i presidenti hanno incaricato le loro squadre di continuare a lavorare e gli Stati Uniti lo faranno in stretto coordinamento con alleati e partner”, così ha dichiarato in un succinto comunicato l’Ufficio Stampa della Casa Bianca al termine dei colloqui. Il governo russo ha anch’esso rilasciato una dichiarazione concisa dopo la chiamata: “I colloqui tra Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Joseph Biden sono avvenuti in videoconferenza”, si legge.

Il presidente Biden ha ribadito il suo sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina e ha chiesto la riduzione dell’escalation e il ritorno alla diplomazia. I presidenti hanno anche discusso del dialogo Usa-Russia sulla stabilità strategica, di un canale di dialogo separato sulle questioni legate ai cybercrimini (ransomware) e discusso di un’ipotesi di lavoro congiunto su tematiche regionali come l’Iran. Da parte russa, come previsto, Putin ha chiesto alla controparte precise garanzie volte ad escludere l’allargamento della Nato a est e il dispiegamento di sistemi di attacco offensivi nei Paesi vicini.

E adesso?

Come si poteva immaginare, il meeting è rimasto ammantato di riserbo, tuttavia, è facile ipotizzare che, al di là dei convenevoli, nulla di eclatante dovrebbe accadere nelle prossime ore. Come hanno sottolineato entrambi gli entourage nelle ore precedenti l’incontro, si tratta, al di là di tutto, di un incontro fra due capi di Stato che si parlano. E questa è già una notizia.

Al momento non sembra esserci nessuna decisione d’urgenza e nessuna catena di mosse e contromosse immediate. Biden ha ribadito la volontà di interloquire immediatamente, presumibilmente in coda al vertice, con gli alleati europei. Il presidente Biden “non ha preso alcun tipo di impegno e non ha fatto concessioni al presidente russo Vladimir Putin” riguardo all’adesione dell’Ucraina alla Nato. Così ha esordito Sullivan in conferenza stampa al termine del colloquio tra i due leader. Per ora, sono davvero pochi gli assi nella manica a stelle e strisce: al di là delle sanzioni economiche, gli Stati Uniti non possono minacciare null’altro nella partita con Putin; l’invio di truppe americane nell’area è un’opzione che non ci si può permettere. Farlo, significherebbe una dichiarazione di guerra lungo la ex Cortina di Ferro-da escludere a prescindere-ma soprattutto finirebbe per impegnare Washington in un teatro non prioritario.

Non è chiaro, tuttavia, se tali avvertimenti dissuaderanno il presidente russo, che ha resistito ad anni di sanzioni occidentali scaturite dall’annessione della penisola di Crimea e dal suo sostegno di lunga data a un’insurrezione separatista filorussa nell’Ucraina orientale. Funzionari statunitensi ritengono che il fatto stesso che il meeting si sia tenuto sia la prova che Putin non abbia deciso ancora se invadere l’Ucraina o meno, nonostante le prove del piano di guerra che prevede l’arrivo di 175.000 soldati attraverso il confine.





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