Le cime innevate del monte Paektu a fare da sfondo a un insolito Kim Jong Un in sella a un cavallo bianco. Le immagini diffuse dall’agenzia di Stato Kcna mostrano il leader della Corea del Nord cavalcare la montagna più alta del Paese, nonché luogo sacro per la dinastia Kim. Gli esperti ritengono che quanto accaduto possa essere il preludio a un evento politico di rilievo, e per ipotizzare ciò si sono basati su due prove. Intanto Kim Jong Un è solito salire sul monte Paektu prima di importanti iniziative; ad esempio, lo aveva fatto anche nel 2017, alla vigilia dell’annuncio della storica apertura verso la Corea del Sud. L’altro indizio arriva dai media nordcoreani, che per quanto impregnati di propaganda rappresentano pur sempre un’ottima bussola per decifrare la direzione intrapresa dalla politica del presidentissimo. “È in arrivo una grande operazione che meraviglierà il mondo. La marcia sul Monte Paektu è un evento di pesante importanza nella storia della rivoluzione coreana”, hanno tuonato dalla Kcna.

La simbologia della cavalcata di Kim

Tralasciando le solite e facili ironie suscitate in Occidente, Kim Jong Un ha voluto lanciare un messaggio ben preciso. Dietro l’uomo più importante della Corea del Nord a cavallo c’è una complessa simbologia tutta da decifrare. Prima di tutto, che cos’è il monte Paektu? Si tratta della montagna più alta della penisola coreana. È un rilievo sacro per tutti i coreani ma ancora di più per i nordcoreani, perché qui, secondo la tradizione, ci sarebbe nato niente meno che Kim Jong Il, padre di Kim Jong Un. Il monte è alto 2.750 metri, e la scalata fino alla vetta è una metafora perfetta che racchiude gli sforzi fin qui compiuti dal presidente e da tutto il popolo nordcoreano. Il bianco è il colore predominante, ed è lo stesso che si ritrova in molti poster e ritratti propagandistici; rappresenta la purezza della stirpe coreana, e i nordcoreani, avendo sul proprio territorio il monte Paketu, si considerano gli unici degni eredi del popolo coreano. È evidente che tra poche settimane, forse addirittura giorni, succederà qualcosa. Resta da capire cosa. La Kcna ha raccontato come la situazione del Paese sia difficile per colpa delle “incessanti sanzioni” e della “pressione delle forze ostili”. “Davanti a noi – prosegue l’agenzia nel suo resoconto, riferendosi ai nordcoreani – ci sono molte avversità e prove da superare”. Nel mirino ci sono sempre gli Stati Uniti: “La sofferenza che le forze ostili hanno inflitto al nostro popolo non è più sofferenza. Si è trasformata in rabbia”.

Cosa succede adesso? Tre opzioni probabili

Tre sono le opzioni più probabili. La prima ipotesi è che Kim Jong Un abbia voluto lanciare un chiaro segnale di sfida alla comunità internazionale, ma una spiegazione del genere avrebbe ben poca utilità al di là della semplice propaganda di facciata. Per la semplice propaganda esistono infatti modalità assai meno eclatanti rispetto a una cavalcata sul sacro monte della Corea del Nord. La seconda ipotesi è che Kim si sia stancato della promessa fatta a Donald Trump di non effettuare test missilistici intercontinentali e nucleari. Questo scenario è più plausibile, considerando anche il lessico usato dalla Kcna, ma quanto davvero converrebbe a Pyongyang cestinare i progressi fin qui fatti con Washington? La terza ipotesi è che Kim Jong Un abbia voluto attirare l’attenzione di Stati Uniti e Corea del Sud, facendosi vedere risoluto in sella a un cavallo bianco. E, magari, pronto a riprendere le trattative di pace.

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