Nella giornata del 16 maggio l’ambasciata statunitense a Roma, situata a Villa Taverna, è stata sede di un dibattito incentrato sul futuro delle relazioni tra l’Italia e l’alleatodi oltre Atlantico e, soprattutto, sul ruolo che in esse giocherà il nascituro governo formato dalla Lega e dal Movimento Cinque Stelle.
Lewis M. Eisenberg, che a marzo aveva ricevuto il leader della Lega Matteo Salvini e il suo vice Giancarlo Giorgetti, ha rilasciato importanti dichiarazioni nell’evento organizzato dall’Istituto Affari Internazionali (Iai) e intitolato “The US-Italy relationship in a changing world” enunciando di fatto quello che Washington si aspetta dal nascituro esecutivo, di fronte a una platea che, tra gli altri, includeva due importanti esponenti del Movimento, Paola Taverna e Manlio Di Stefano, e il segretario generale della Farnesina Elisabetta Belloni.
Russia e Iran, i dossier chiave per gli Stati Uniti
Il contratto di governo discusso da Salvini, Di Maio e rispettivi staff, prevede che l’Italia, nel mantenimento della sua posizione di campo, si impegni per il superamento delle sanzioni europee alla Russia, che secondo autorevoli rapporti, il più recente dei quali è stato pubblicato da Coldiretti, cagionerebbero un danno quantificabile in almeno 3 miliardi di dollari all’anno all’economia nazionale, a causa della riduzione delle esportazioni che intacca in primis il compound agroalimentare.
In ogni caso, Eisenberg la pensa diversamente e, anzi, si è apertamente dichiarato a favore del mantenimento delle sanzioni, affermando che queste ” hanno un impatto economico minimo sull’Italia, solo l’1,8% delle esportazioni italiane è diretto in Russia, un quinto dell’export con gli Stati Uniti”. “La Russia è un problema” ha continuato, “ha invaso la Georgia, si è impossessata della Crimea, è in guerra nell’Ucraina orientale. Le sanzioni sono state estremamente efficaci, sono lo strumento migliore di cui disponiamo prima di ricorrere ad alternative che non vogliamo mettere in pratica”.
“Il dossier russo non è l’unico su cui si richiede una presa di posizione chiara da parte di chi andrà al governo”, ha scritto Francesco Bechis su Formiche. “Da quando il presidente Trump ha annunciato la fuoriuscita dal Jcpoa, l’accordo sul nucleare iraniano, l’Italia si trova in bilico. Da una parte gli alleati europei, che la strattonano per la giacca chiedendo di tener fede al patto con l’Iran. Dall’altra l’amministrazione americana, che si aspetta di essere seguita dai più stretti alleati in Europa”. Un auspicio ribadito da Eisenberg a Villa Taverna: “vogliamo andare avanti con la diplomazia e il dialogo ma reimporremo le sanzioni e ci auguriamo che altri alleati, laddove necessario, si uniranno a noi per renderle efficaci”.
Le diverse visioni di Lega e Movimento
Il contratto di governo ribadisce la centralità della Nato nel quadro della politica securitaria italiana; in ogni caso, di recente Lega e Movimento Cinque Stelle hanno manifestato divergenze tra le loro visioni degli scenari internazionali.
Nell’aprile scorso, in relazione al caso del presunto raid chimico di Douma e della presa di posizione occidentale contro Bashar al-Assad, Luigi Di Maio ha affermato la vicinanza della sua posizione alle scelte degli alleati, senza tuttavia arrivare all’atlantismo oltranzista di Partito Democratico e Più Europa, mentre Matteo Salvini ha optato per un atteggiamento più critico e ha duramente condannato l’intervento militare.
Del resto, nel campo del Carroccio convivono anime diverse che Salvini ha il compito di bilanciare: se nel caso dell’azione contro la Siria il senatore leghista Alberto Bagnai ha duramente e lucidamente condannato le accuse non provate ad Assad, l’11 maggio scorso, intervistato dal citato Bechis, Guglielmo Picchi, deputato della Lega, consigliere di Matteo Salvini per la politica estera, animatore del Centro Studi Machiavelli, ha ribadito che la posizione di fondo della Lega è al fianco degli Usa, della Nato e, in campo mediorientale, di Israele, ma che questo non le impedisca di valutare le sanzioni alla Russia nel quadro dell’interesse nazionale italiano.
Vista da Washington, la linea del nascente esecutivo è vista con fiducia sotto il profilo continuità di fondo con la visione consolidata della politica estera italiana, ma sarà tenuta sotto osservazione per quanto riguarda possibili deviazioni legate alle scelte contingenti di un esecutivo di cui ancora non si sa chi sarà la figura guida e il titolare della Farnesina: tali ruoli contribuiranno a fugare le incertezze sul futuro atteggiamento dell’Italia nel quadro del contesto internazionale e della Nato.



