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Politica /

Marco Minniti torna al centro delle cronache. Questa volta non per la politica, ma per la sua vita al di lĂ  di essa: l’ex ministro dell’Interno si trasferisce infatti nella neonata fondazione di Leonardo (Med-Or) che, secondo l’azienda strategica, sarĂ  “un ponte attraverso il quale fare circolare idee, programmi e progetti” dal Mediterraneo allargato all’Estremo Oriente (da cui appunto il nome Med-Or). La fondazione è qualcosa che assomiglia a un think tank interno a Leonardo, ma con qualche connotato molto particolare. L’impressione è che sia una struttura dal significato quasi culturale, oltre che strategico, in modo da unire l’Italia di diversi Paesi delle aree di maggiore interesse strategico, costruendo delle sinergie che si irradiano verso industrie, universitĂ , governi e societĂ  di diversa natura. Insomma, una fondazione che sembra avere un ruolo particolarmente importante anche sotto il profilo “didascalico”. Cosa che rende la creatura di Leonardo un unicum particolarmente interessante nel quadro degli asset strategici italiani.

La fondazione, come riporta Repubblica, vuole sgombrare il campo da “sovrapposizioni con il lavoro prezioso delle istituzioni”, facendo intendere di non voler affiancare il ministero degli Esteri o altre autoritĂ  in quella che è la politica estera italiana. Ma è chiaro che un ruolo attivo nel panorama geopolitico non è da prendere sottogamba, considerata l’importanza che hanno queste grandi aziende strategie nella declinazione della politica italiana nel mondo. Leonardo, Fincantieri, Eni e altri grandi asset italiani rappresentano da sempre elementi fondamentali della strategia dell’intero sistema-Paese, costruendo una propria diplomazia parallela che va avanti anche insieme alla Farnesina, dal momento che rappresentano interessi non solo della singola industria ma anche dell’Italia.

La scelta di Minniti alla guida di questa fondazione pone due ordini di questioni. La prima, ovviamente, è perchĂ© la scelta sia ricaduta proprio su Minniti. La risposta si può trovare anche (se non soprattutto) nella sua esperienza politica. Non solo nel Partito democratico, ma in particolare come ministro dell’Interno. Un ministro sui generis, dal momento che Minniti, ai tempi in cui faceva parte dell’esecutivo come capo del Viminale, aveva mostrato doti negoziali e volontĂ  di ritagliarsi una spazio all’esterno dell’Italia. Un profilo diverso rispetto all’identikit che aveva sempre caratterizzato la guida dell’Interno. Tutti ricordano per esempio la sua trattativa con le tribĂą libiche quando il problema immigrazione aveva messo a duro prova il governo di cui faceva parte- In quell’occasione molti segnalarono che Minniti aveva di fatto sostituito il capo della Farnesina e aveva saputo intessere delle relazioni interessanti in un sistema così complesso come quello della Libia e in generale del Nord Africa. C’è poi un profilo di natura politica: Minniti, avendo rappresentato il governo e il Pd, è uomo interno alle istituzioni, inserito in un complesso meccanismo che aiuta a far comprendere i legami di asset strategici e partiti.

Altra questione è il invece il ruolo dell’Italia in queste aree. PerchĂ© Leonardo punta il Mediterraneo allargato e l’Oriente (Vicino ed Estremo)? La risposta nasce da tutti i programmi strategici di cui è possibile leggere in questi ultimi anni. Il centro di interessi italiani si è sedimentato proprio tra Mediterraneo, Medio Oriente ed Estremo Oriente. Leonardo non fa eccezione: BeTomorrow2030, che è la road-map di Leonardo per i prossimi anni, ha anche il rafforzamento dei legami con vari stakeholder e soprattutto con una programmazione industriale che si apre al mondo. Nel sistema dell’Aerospazio, della Difesa e del cyber, Leonardo ha da tempi intavolato trattative e siglato accordi con partner mondiali che rappresentano poi delle traduzioni della stessa politica estera italiana. In questa area, avere una fondazione che guidi le scelte di strategia industriale anche dal punto di vista geopolitico, diventa un elemento di particolare rilevanza. E Minniti rappresenta il trait d’union tra tre elementi: industria, politica estera e legami con la politica interna. Un triangolo su cui si struttura tutto il sistema-Paese: con buona pace di Gad Lerner, che su Twitter ha “salutato” la nomina – non senza ironia – ricordando quando si pensava all’uomo del Viminale come leader del Pd.

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