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La guerra dei dazi fra Stati Uniti e Cina è ancora un’incognita per gli effetti che produrrà sull’economia mondiale. L’unica certezza è che la mossa di Donald Trump ha compattato gran parte del popolo americano come mai prima d’ora. Certo, molte aziende e altrettanti produttori chiedono una pace commerciale perché in ginocchio a causa di perdite sempre più consistenti; allo stesso modo i consumatori si accorgeranno presto di come i dazi ricadranno sui loro portafogli. Eppure la percezione che ha un’ampia fetta degli statunitensi è diversa.

Tutti d’accordo

Prendiamo Steve Bannon e Tom Friedman. Il primo, sovranista ex braccio destro di Trump, non merita più di tante presentazioni. Il secondo è un editorialista del New York Times e ha un profilo ideologico opposto a quello di Bannon. Ebbene, in un dibattito televisivo sull’emittente Cnbc, i due avevano la stessa posizione riguardo la necessità di intraprendere e portare avanti la guerra dei dazi contro la Cina.

L’analisi di Steve Bannon

Friedman ha più volte criticato Trump ma lo ha sempre difeso su un punto: la trade war. L’unico modo per evitare che Pechino diventi troppo grande, e quindi una potenziale minaccia per Washington, è fare quanto sta facendo l’attuale presidente americano. Bannon ha poi spiegato come “non c’è possibilità che Trump possa tirarsi indietro”. Il dado ormai è tratto e gli Stati Uniti hanno intenzione di andare fino in fondo.

Europa a rischio

La discussione nello studio si sposta poi sull’Europa. Il rischio per tutti i Paesi europei è di rimanere schiacciati nello scontro tra le due superpotenze. Gli Stati Uniti vorrebbero marciare compatti contro la piovra cinese, e quindi sperano che l’Unione Europea si allei concretamente con Washington. Ma fin qui ogni governo europeo si sta muovendo per tutelare i propri interessi prima che la situazione possa degenerare. Le incertezze sono tante e le previsioni sempre più complicate.

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