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Il sottomarino da pattugliamento costiero di costruzione tedesca ARA San Juan è stato avvistato l’ultima volta mercoledì scorso nel golfo di San Jorge, a poche centinaia di chilometri dalla costa della Patagonia, nel sud dell’Argentina. L’unità aveva lasciato il porto di Ushuaia nella Terra del Fuoco ed era in rotta verso la Base Naval de Mar del Plata, comando della flottiglia sottomarina argentina. Il San Juan ed il suo equipaggio di 44 persone ha mancato uno dei contatti periodici con il comando a terra: ciò ha fatto scattare le ricerche. Inizialmente Buenos Aires ha ordinato a tutte le stazioni terrestri di comunicazione lungo la costa argentina di effettuare una ricerca preliminare ed estesa per ascoltare tutte le frequenze possibili del sottomarino. Sabato scorso la Marina argentina ha rilevato sette brevi chiamate satellitari che si ritiene possano provenire proprio dal San Juan. Se cosi fosse sarebbero state effettuate dalle radio-boe lanciate dal sottomarino che sta cercando di ristabilire i contatti. Il sottomarino potrebbe aver tentato invano di contattare le basi navali per sette volte. Il ministero della Difesa argentino ha dichiarato che le chiamate sono arrivate a basi diverse tra le 10:52 e le 15:42 di sabato scorso. Le sette chiamate, secondo la Marina argentina, hanno avuta una durata che oscillava dai 4 ai 36 secondi. Tuttavia manca la triangolazione necessaria per appurare la sorgente.

La Marina argentina opera attualmente con due sottomarini a propulsione diesel-elettrica classe TR-1700 Santa Cruz. La capofila Santa Cruz ed il San Juan sono entrati in servizio rispettivamente nell’ottobre 1984 e nel novembre dell’anno successivo. La classe TR 1700 era un progetto particolarmente avanzato per l’epoca, garantendo una velocità massima di quasi 50 km/h (25 nodi) in immersione ad una considerevole profondità operativa, circa 300 metri. La sua autonomia standard dichiarata è di 30 giorni in immersione. Il dislocamento in immersione è di quasi 2300 tonnellate.  Le unità TR-1700 da 66 metri hanno anche la capacità di trasportare e sbarcare piccole squadre dei reparti speciali per le operazioni clandestine in territorio ostile. Sia il Santa Cruz che San Juan hanno sede presso la Base Naval de Mar del Plata, che ospita la forza sottomarina classe Tr-1700 e Salta della Marina argentina.

Stati Uniti e Nasa stanno garantendo supporto con piattaforme da ricognizione P8-A Poseidon e P-3 Orion. Poche ore fa anche la nave argentina Comandante Espora è salpata da Mar del Plata per unirsi alla squadra di ricerca. La Gran Bretagna ha in pattugliamento la nave da esplorazione polare HMS Protector. Anche Cile, Uruguay, Perù e Brasile stanno fornendo il proprio contributo alle ricerche. L’US Navy ha allertato il Command Rescue Command di San Diego, in California, schierando presso la base di Comodoro Rivadavia l’SRC o Submarine Rescue Chamber ed il Pressurized Rescue Module (PRM). Complessivamente navi e aerei di almeno sette paesi stanno setacciando l’Atlantico meridionale. Tuttavia parliamo di migliaia di chilometri quadrati in un area al largo della costa meridionale dell’Africa, famosa per le forti tempeste.

Cosa può essere accaduto al sottomarino San Juan?

Potrebbe trattarsi di un problema alle comunicazioni o con il sistema di alimentazione. Tutti i sottomarini hanno un sistema di comunicazione satellitare di emergenza in grado di inviare segnali di aiuto. Se tutte le apparecchiature comunicazione fossero  inutilizzabili o malfunzionanti,  l’equipaggio del sottomarino avrebbe solo un modo per avvisare i soccorritori e indicare la sua posizione: sbattere qualcosa contro lo scafo d’acciaio del sottomarino.

Un qualche tipo di inconveniente potrebbe averli costretti a restare sul fondo. Il San Juan è un sottomarino diesel, non a propulsione nucleare: ciò significa che la vita sott’acqua è limitata. Non è equipaggiato con la propulsione AIP o indipendente dall’aria che consente di aumentare sensibilmente l’autonomia in immersione dei battelli diesel-elettrici. Spieghiamo brevemente. Secondo la Marina argentina, il sottomarino San Juan potrebbe restare in immersione per trenta giorni, ma questo è solo un dato. In realtà il tempo di immersione reale dipende da diversi fattori, come l’ultima volta in cui l’unità ha ricaricato le batterie ed effettuato il ricircolo dell’aria. Ancora oggi non conosciamo l’ultima volta in cui il San Juan ha avuto accesso all’ossigeno atmosferico. In sintesi. Per la navigazione in immersione si utilizza la propulsione elettrica garantita da accumulatori alloggiati all’interno dello scafo. Per la navigazione in superfice si utilizza la propulsione diesel (quattro motori nel San Juan) che provvede alla ricarica degli accumulatori. Il motore elettrico della Siemens è alimentato da otto batterie da 120 celle. Un sottomarino diesel elettrico non dotato di propulsione indipendente dall’aria deve riemergere per sopravvivere, cioè ricaricare le batterie e rifornirsi di aria.

Nella sfortunata ipotesi che l’unità dovesse essere affondata con integrità strutturale dello scafo, la scorta di ossigeno potrebbe bastare per al massimo dieci giorni (la qualità dell’aria sarebbe comunque pessima). Ovviamente dobbiamo dimenticare lo snorkeling. Non conosciamo la sua reale profondità.

Non conosciamo la sua missione ed il suo carico utile. Se si fosse trattata di una missione di intelligence, il San Juan avrebbe attuato tutte le contromisure necessarie, compresa una quota profonda per evitare il rilevamento. O potrebbe, infine, aver effettuato una rotta diretta.

Trovare un sottomarino

Come si scova un sistema d’arma progettato per non essere rilevato e che si trova in un’area sconosciuta e praticamente illimitata? Solitamente per identificare un sottomarino si utilizzano diversi asset per l’ascolto passivo o il sonar attivo. Il sonar è si efficace, ma solo quando si cerca un sottomarino tra il fondo del mare e la superficie, non sul fondo dell’oceano. La soluzione potrebbe essere quella di mappare il fondale marino. Il San Juan è un vecchio sottomarino a propulsione diesel elettrica, costruito a metà degli anni ’80. Cinque anni fa ha ricevuto nuovi motori e batterie. A causa dell’espansione e della contrazione dello scafo mentre sale e scende in profondità sotto la superficie dell’oceano, è progettato per avere una durata di circa 30 anni. Ammesso che lo scafo sia ancora intatto, questo potrebbe resistere forse fino ad un massimo di 600 metri. Se si fosse adagiato sulla piattaforma continentale dell’Argentina potrebbe anche trovarsi a profondità minori. Le profondità e la conseguente pressione dell’Oceano Atlantico, non lascerebbe scampo allo scafo. Buenos Aires non ha comunicato la reale profondità di schiacciamento della classe TR 1700.

Se i segnali satellitari provenissero davvero dal sottomarino e si riuscisse a triangolare la posizione, sarebbe opportuno schierare nell’area delle unità con tecnologia Multi-Beam, utilizzata per eseguire i rilievi batimetrici come la misura delle profondità e la rappresentazione cartografica. La tecnologia Multi-Beam permette di identificare strutture del fondale anche di ridotte dimensioni, garantendo una rappresentazione dettagliata.

Lotta contro il tempo

Se il sottomarino venisse rilevato servirebbe del tempo per trasferire nella zona i mezzi di soccorso. Sarebbe sempre una lotta contro il tempo poiché le scorte di ossigeno continuano a diminuire. Diverse le variabili da considerare come la profondità, lo stato dello scafo e la sua posizione, compatibile con le strutture di salvataggio. Se il sottomarino si trovasse ad angolo acuto, anche l’attracco sarebbe problematico.

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