La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

Per la Svizzera si trattava semplicemente di un technical arrangement, un banale accordo tecnico tra due Paesi. A detta di varie Ong si trattava invece di un patto che avrebbe consentito ai servizi segreti cinesi di recarsi a Berna e dintorni per interrogare i cittadini cinesi, in situazione irregolare, che le autorità elvetiche desideravano espellere. Adesso quell’accordo, stipulato nel silenzio quasi assoluto nel 2015, e vicino a essere prorogato per altri cinque anni, è scaduto. E, almeno per il momento, non sarà rinnovato.

“Non ne abbiamo ancora discusso concretamente con la Cina, non è la nostra massima priorità”, ha spiegato a Keystone-ATS Daniel Bach, responsabile della comunicazione presso la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), confermando, di fatto, un’indiscrezione riportata dal magazine NZZ am Sonntag. Al netto del rinnovo saltato, è stato proprio l’accordo in sé ad aver creato un mezzo scandalo.

Già, perché pare che, a spese dei contribuenti svizzeri, i funzionari di Xi Jinping avrebbero potuto accedere al Paese elvetico per raccogliere l’identità dei cinesi che le autorità locali volevano allontanare dal proprio territorio. Questa particolare intesa, nonostante fosse simile a una cinquantina di altri accordi di questo tipo, non è mai stata pubblicata dal governo, né riconosciuta fino allo scorso agosto.

L’accordo tra Svizzera e Cina

L’accordo tra Svizzera e Cina, infatti, non figurava nella raccolta del diritto federale. Il responsabile Bach ha spiegato che la mancata pubblicazione era dovuta al fatto che quell’intesa era di natura tecnico-amministrativa. Proprio come un trattato analogo stipulato con l’India. Scendendo nel dettaglio, il patto sino-elvetico consentiva ai funzionari del ministero per la sicurezza pubblica della Repubblica Popolare di trattenersi in Svizzera per ben due settimane, senza disporre di alcun “status ufficiale”, allo scopo di stabilire l’esatta identità di presunti cittadini cinesi che risiedevano illegalmente nella Confederazione.

Come ha sottolineato l’Adnkronos, era perfino intervenuto l’attivista di Hong Kong per la democrazia Joshua Wong, dicendo di temere che la Cina potesse usare l’intesa per rimpatriare i dissidenti cinesi. Ma quali cittadini avrebbero potuto essere espulsi dalla Svizzera? I richiedenti asilo la cui domanda era stata bocciata e le persone che si trovavano irregolarmente sul territorio nazionale (i cosiddetti sans papiers). A distanza di mesi, Bach ha spiegato che in cinque anni una sola delegazione della Repubblica popolare è venuta in Svizzera. Nel 2016 sono state così rinviate in Cina tredici persone.

Critiche e polemiche

La Svizzera ha deciso di non rinnovare l’accordo. Ufficialmente, ha evidenziato lo stesso Bach, perché gli elementi contemplati da quell’intesa trovano un’adeguata base giuridica nella Legge sull’asilo (LAsi). L’ong Safeguard Defender, che ha pubblicato il testo dell’accordo, sostiene che quel patto sarebbe stato una minaccia per tutti “coloro che il governo cinese voleva che fossero restituiti”.

Il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), in merito alle accuse mosse dall’ong, ha affermato all’AFP che si trattava di un accordo tecnico come quelli firmati con decine di altri Paesi. Lo stesso portavoce ha inoltre dichiarato che chiunque si fosse trovato in pericolo, come i tibetani o gli uiguri perseguitati dalla Cina, non sarebbe stato deportato né interrogato da funzionari cinesi. Sul fronte pechinese, un portavoce del ministero degli Esteri, interpellato sempre da AFP, ha dichiarato che l’informazione resa pubblica “è un’errata interpretazione dei fatti” e che “altri paesi europei praticano una cooperazione simile con la Cina”.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.