Nella notte di giovedì, sponsor gli Stati Uniti e la Russia, è stato siglata una risoluzione fra le parti del conflitto siriano.Alcuni commentatori internazionali lo hanno voluto assimilare alla Conferenza e Accordo di Monaco del 1938 dove le potenze europee accettarono la cessione alla Germania del territorio dei Sudeti, già Cecoslovacco, assenti sia la delegazione di questo Paese che dell’Unione Sovietica.È previsto che le fazioni lascino transitare i convogli umanitari per le popolazioni assediate senza confiscarli per poi rivenderli, come spesso è successo,  ed evitando di far segno di armi da fuoco i componenti delle colonne umanitarie. Il cessate il fuoco, però, effettivo e comunque temporaneo, viene chiamato ambiguamente nel testo “Cessazione delle ostilità”. Esso dovrebbe avere luogo entro una settimana.Il segretario di stato americano John Kerry è apparso in realtà disilluso da quello che appare essere un risultato parziale e non definitivo, rendendosi perfettamente conto che rimane sul tavolo dei negoziati il dubbio che effettivamente tutte le parti coinvolte  onorino l’accordo.Ma quali siano effettivamente i contendenti che si giocano la partita e quanti di questi abbiano veramente interesse a continuare le ostilità è il nocciolo della questione.Ricordiamo che il conflitto è scoppiato in seguito ai disordini creati dalle opposizioni al governo di Bashar Assad, sponsorizzate da Arabia Saudita e Qatar e che l’esercito siriano ha tenuto testa per anni agli attacchi di potenze che cercano di destabilizzare la regione.Hezbollah e l’Iran hanno preso parte attiva nel conflitto ma solo con l’intervento russo, antico alleato della famiglia Assad, la guerra ha preso una piega più favorevole al presidente siriano e ha permesso quantomeno di arrivare a questo accordo.Chi non rispetterà l’accordo?La temporanea cessazione delle ostilità non verrà accettata né dall’Isis e neppure dal Fronte Al Nusra, affiliato ad Al Qaeda, entrambe riconosciute quali organizzazioni terroristiche da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.Ma la cosa più curiosa è che gli Usa sostengono i cosiddetti “ribelli legittimi” che combattono le truppe dello Stato siriano mentre i russi appoggiano l’esercito di Assad, ad oggi il legittimo governo del Paese mediorientale.È una “Proxy war” da operetta dove i ministri delle due principali potenze mondiali si incontrano in una elegante città di un Paese fra i più ricchi d’Europa per parlare di una questione sulla quale non hanno in realtà molta possibilità di influire, perché i rispettivi “clienti” potrebbero non avere nessuna intenzione di ubbidire.  E appare ancora più surreale che le stesse due potenze siano sedute allo stesso tavolo negoziale come sponsor, quasi a voler nascondere di essere parte in gioco.Ricordiamo che gli USA hanno sul territorio dei consiglieri militari e hanno fornito, e continuano a farlo, armi ed equipaggiamenti a vari gruppi anti Assad e la Russia ha schierato una forza di terra, mare e aria a sostegno dell’Esercito di Siria.La Russia non si ritiraQuello che è certo, e lo ha dichiarato il Ministro degli esteri russo Serghey Lavrov, è che le forze russe continueranno a combattere i gruppi “terroristi” bombardando le loro posizioni, ma gli stessi oppositori di Assad sono considerati legittimi combattenti e per tanto supportati dalla coalizione occidentale e dagli Usa. Un rompicapo nel quale c’è da perdere la bussola.Il destino del presidente Bashar AssadNel testo dell’accordo, per rendere la questione ancora più intricata, non esiste accenno al destino di Bashar Assad, che sia la Russia sia l’Iran vedono come un attore imprescindibile nella composizione del conflitto, posizione diametralmente opposta a quella di alcuni Stati europei, tanto che Philip Hammond, Ministro degli Esteri della Corona Britannica, ha affermato in un “tweet” che il successo delle operazioni di pace sarà garantito solo da un cambio di atteggiamento del regime e dei suoi sostenitori. Egli sostiene che la Russia stia bombardando indiscriminatamente sia gruppi estremisti sia la popolazione civile.I numeri della tragediaLa guerra in Siria dura da cinque anni, nel conflitto sono perite oltre duecentocinquantamila persone, i rifugiati sono oltre quattro milioni e quattrocentomila, che si sono sparsi fra la Turchia, l’Europa e il Nord America.

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