Mentre stava parlando al pubblico in occasione del 75esimo anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori, Kim Jong Un si è sfilato gli occhiali color mogano e ha lasciato scendere dai suoi occhi quelle che sembrerebbero essere lacrime sincere. Un gesto insolito per il presidente della Corea del Nord, a maggior ragione se consideriamo il contesto.

In diretta nazionale, dal balcone della Grande Biblioteca del Popolo di Pyongyang, nella centralissima Kim Il Sung Square, gremita in ogni ordine di posto da soldati di ogni guarnigione, Kim si è scusato con il proprio popolo. Lacrime e scuse: un doppio gesto insolito che ha sorpreso gli osservatori di tutto il mondo.

A dire il vero non è la prima volta che Kim Jong Un viene visto piangere. È successo nel 2011 durante il funerale di suo padre Kim Jong Il e, più recentemente, nel 2015, quando il Grande Maresciallo ha salutato per l’ultima volta Kim Yang Gon, gerarca morto in un incidente d’auto. In quest’ultima occasione Kim si è chinato sul feretro, sfiorando il volto del defunto e versando qualche lacrima.

Attenzione però, perché eventi del genere sono pressoché unici nel loro genere. In Corea del Nord tutti i Kim, dal presidente eterno Kim Il Sung a Kim Jong Un, fanno parte della sacra famiglia che proviene dal Monte Paektu, monte venerato da tutti i coreani e annoverato tra i simboli nazionali del Paese. Questo significa che Kim Jong Un non è soltanto un capo politico, come potrebbe essere un qualsiasi presidente di un qualsiasi Paese al mondo. È anche una specie di semidio incaricato di guidare il popolo (nord)coreano verso la prosperità.

Il legame con il popolo

Ci sono due chiavi di lettura che possono essere usate per spiegare le lacrime versate da Kim Jong Un. La prima riguarda il legame tra il presidente nordcoreano e il popolo, che è molto più di una semplice relazione sovrano-suddito. È come se Kim fosse il padre putativo di ogni singolo cittadino della Corea del Nord, colui che appartiene alla famiglia che ha dato origine al popolo nordcoreano e che ha il dovere di salvaguardarne l’esistenza.

Secondo il confucianesimo, filosofia morale che influenza l’ideologia ufficiale del Paese, il principe ideale dovrebbe possedere una virtù elevata all’ennesima potenza, traducibile come benevolenza. Ebbene, il sovrano deve curare innanzitutto il benessere del popolo. Tornando al discorso di Kim, la parte più toccante è stata quella in cui il presidente ha affermato di non “essere stato in grado di ripagare l’enorme fiducia” che il popolo aveva riposto in lui. Per questo è arrivato persino a vergognarsi.

“La nostra gente ha riposto fiducia in me, alta come il cielo e profonda come il mare, ma non sono riuscito ad essere sempre all’altezza in modo soddisfacente. Mi dispiace davvero per questo”, ha dichiarato il leader. È possibile che in un momento particolarmente complesso Kim abbia scelto volutamente di “umanizzarsi”, di scendere dal piedistallo dal quale ha sempre guardato la Corea del Nord e di comunicare ai cittadini da pari a pari.

Quello apparso sabato non era la figura di un presidente infallibile ma di un padre che sa di aver commesso degli errori nonostante l’impegno messo in campo. La pandemia di Covid-19 ha isolato ancora di più la Corea del Nord, costringendo il popolo a enormi sacrifici, mentre le violente inondazioni potrebbero aver dato il colpo di grazia alla nazione. Non a caso nei giorni in cui la parte meridionale del Paese era travolto dalle inondazioni, Kim è stato fotografato a bordo di un suv in mezzo ai contadini, e poi perlustrare alcune abitazioni colpite dal maltempo con addosso una semplice t-shirt bianca a maniche corte. 

La strategia comunicativa

L’altra chiave di lettura riguarda il piano prettamente geopolitico. Nel mostrarsi fragile come ogni uomo, Kim potrebbe aver voluto lanciare un messaggio al mondo intero, facendo capire di essere un leader coscienzioso ed empatico.

Non è infine da escludere il fatto che Kim Jong Un possa sentirsi sotto pressione in uno dei periodi più duri da quando è al comando del Paese, tra l’economia in affanno e la leadership – secondo alcune voci non confermate – minata dall’ascesa della sorella Kim Yo Jong. Certo è che, da quando è riapparso dopo essere stato per morto, Kim ha totalmente cambiato atteggiamento, così come il suo modo di porsi. Vedremo quale sarà la prossima mossa di Pyongyang.

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