Kim Jong-un è in procinto di organizzare una grande parata militare in vista delle Olimpiadi invernali di Pyeongchang, probabilmente proprio alla vigilia dei Giochi. A rivelarlo è stata l’analisi delle immagini satellitari fornite da DigitalGlobe, un’azienda statunitense che si occupa di contenuti geo-spaziale, riproduzioni di immagini spaziali e di telerilevamento. Le immagini sono state catturate il 6 gennaio, ma il Wall Street Journal ha pubblicato le foto con l’analisi di un esperto della stessa azienda soltanto nei giorni scorsi, il 24 gennaio. Il loro contenuto è abbastanza chiaro. Dalle foto, si possono notare almeno 5mila soldati dell’esercito nordcoreano che si preparano all’interno di una base militare nel centro di Pyongyang insieme a un numero molto alto di carri armati e di pezzi di artiglieria pesante. La disposizione delle truppe e dei mezzi e i movimenti che si notano all’interno della base non sembrano lasciare dubbi: la Corea del Nord si prepara a una grande parata militare. Un’analisi confermata anche dal sito 38 North che controlla ogni movimento delle truppe nordcoreane e dei siti nucleari per evidenziare qualsiasi tipo di spostamento sospetto o di inizio di lavori che potrebbero far pensare a una nuova minaccia per la sicurezza dell’area. Anche l’agenzia sudcoreana Yonhap ha riferito in questi giorni di movimenti di truppe all’interno della capitale della Corea del Nord. “Un massiccio movimento di soldati nordcoreani, apparentemente in procinto di svolgere una grande parata per celebrare il nuovo anniversario di fondazione dell’esercito, è stato immortalato da un satellite commerciale”. “Nelle foto”, prosegue l’agenzia sudcoreana, “centinaia di veicoli sono stati parcheggiati su un lato della piazza e le truppe si sono spostate in formazione”. Le foto cui si riferisce l’agenzia sudcoreana sono state scattate dai satelliti di Planet l’11 gennaio. Qui, a differenza del Wsj, si parla di 13mila soldati.
La questione del nuovo anniversario dell’esercito è particolarmente interessante per capire come si muoverà Kim Jong-un nei prossimi giorni e cosa possiamo aspettarci dal quartier generale di Pyongyang. Martedì scorso, la Corea del Nord ha dichiarato in maniera del tutto inusuale che l’8 febbraio sarebbe stato il nuovo anniversario di fondazione del suo esercito. L’Ufficio politico del Comitato centrale del Partito dei lavoratori della Corea aveva dichiarato, come riporta l’agenzia Kcna, che avrebbe preso misure “pratiche” per segnare l’occasione “storica”. Un cambiamento repentino e inaspettato, dal momento che fino ad ora è stato il 25 aprile la data in cui si festeggiava la fondazione dell’esercito poiché si riteneva che fosse il giorno in cui Kim Il-sung, il nonno dell’attuale leader nordcoreano, fondò l’esercito rivoluzionario popolare nel 1934. Ma è un cambiamento che può significare molto nell’attualità coreana, dal momento che la nuova data, l’8 febbraio, coincide con la vigilia dei Giochi olimpici invernali in Corea del Sud. I XXIII Giochi olimpici invernali, che si svolgeranno a Pyeongchang dal 9 febbraio al 25 febbraio, sono uno dei grandi test della tenuta del dialogo inter-coreano. Il governo di Seul ha tenuto molto affinché le due Coree potessero raggiungere una sorta di tregua in vista dei Giochi e ha voluto utilizzare la cornice dello sport per intavolare una prima serie di trattative anche riguardo altri temi ben più importanti e delicati dei rapporti fra le due Coree. Da parte della Corea del Nord c’è stata da subito una discreta accoglienza a quanto proposto dal vicino meridionale. Ha deciso di inviare una delegazione di atleti insieme a una di tifosi, giornalisti e funzionari, e soprattutto ha dato il via libera al fatto che le squadre coreane sfilino sotto un’unica bandiera. Un’immagine non così scontata in questo periodo e che si unisce a un altro segnale distensivo, proprio da parte di Pyongyang, e cioè il ripristino della linea diretta di comunicazioni militari. Segnali di disgelo che non devono indurre a un eccesso di entusiasmo, ma che comunque possono essere ritenuti un ottimo punto di partenza dopo mesi in cui si è creduto che l’unica soluzione per risolvere la crisi fosse uno conflitto. Ipotesi che, soprattutto da parte degli Stati Uniti, non è mai stata scartata.
Non ci sono solo i “falchi” del Pentagono a cercare di muovere guerra nei confronti della Corea del Nord. Anche Trump, che negli ultimi tempi sembrava essersi orientato verso una certa pacatezza nei confronti del governo di Pyongyang, è tornato in queste ore alla carica nei confronti del regime. Durante il discorso sullo stato dell’Unione, il presidente Usa non ha lesinato critiche feroci al governo nordcoreano definendolo un “regime depravato, spregiudicato e crudele”. E ad ascoltare il discorso di The Donald era invitato anche Ji Seong-ho, disertore nordcoreano riuscito a fuggire in Corea del Sud, e i genitori di Otto Warmbier, lo studente americano morto in Ohio dopo 17 mesi di prigionia nelle carceri nordcoreane. Inviti ovviamente frutto di una precisa logica di pressione politica e mediatica nei confronti del governo di Kim Jong-un e che sembrano essere anche figli di un certo aumento delle tensioni, nonostante la cosiddetta “tregua olimpica”.



