Vent’anni fa Vladimir Putin arrivava al potere: era il 31 dicembre del 1999 e. a sorpresa, il presidente Boris Yeltsin annunciava il passaggio di consegne al giovane delfino, all’epoca primo ministro e non molto conosciuto al grande pubblico. La tradizionale conferenza stampa di fine anno del presidente russo, dunque, in questo 2019 ha avuto un sapore particolare. Organizzata nel quartiere economico di Mosca, l’appuntamento è oramai una consuetudine alla quale, giurano dal Cremlino, lo stesso Putin tiene particolarmente. Si tratta di una vera e propria maratona, che non è mai durata meno di tre ore. Quest’anno sono stati, tra russi e stranieri, 1.895 i giornalisti accreditati. Sul piatto una lunga serie di domande, che hanno toccato tutti i vari argomenti più spinosi.
Clima: “Nessuno conosce le cause dei cambiamenti”
Le prime domande hanno riguardato l’ambiente. Questo perché in Russia negli ultimi mesi ha assunto sempre più delicati significati politici. In special modo a riguardo delle discariche, vera e propria emergenza nazionale in un Paese che, per stessa ammissione di Putin, produce 70 milioni di tonnellate di rifiuti. Molte quelle aperte negli ultimi anni, con grave danni all’ambiente e con proteste da parte di diversi cittadini. Di recente, il governo ha provveduto, dopo le tante rimostranze di inizio anno, ad elaborare una legge di riforma: “Questa trasformazione non c’è mai stata nel paese. La mettiamo in piedi da zero e coinvolgerà tutti i livelli amministrativi – ha assicurato Putin – Quello che finora manca è il contatto diretto con la popolazione, per spiegarne le modalità. Permangono timori per le infiltrazioni criminali. Il principale problema è garantire la trasparenza dei processi e della tariffazione”.
Soffermandosi sull’ambiente, i giornalisti hanno poi toccato tematiche più internazionali e meno interne su questa questione. A partire dal fallimento del Cop25 di Madrid e dal movimento dei giovani diffuso soprattutto in Europa: “Nessuno sa a cosa si deve il cambiamento climatico mondiale – ha affermato il presidente russo – Sappiamo che il nostro pianeta ha vissuto periodi di riscaldamento e raffreddamento e questo può dipendere da un processo in corso nell’universo. Un piccolo cambiamento nell’angolo di rotazione della Terra attorno al Sole può portare il pianeta ad avvertire cambiamento climatici molto seri”. In tal modo, Putin si è quindi dimostrato scettico sulla ricostruzione secondo cui gli attuali mutamenti sono figli delle attività umane.
“Necessario status speciale del Donbass”
Altro tema scottante, toccato anche in questo caso con riferimento sia agli aspetti interni che esterni, ha riguardato i rapporti con l’Ucraina. In particolare, al presidente Putin è stato chiesto a che punto è il processo di pace nel Donbass e come possono essere definiti i rapporti con Kiev. Nello scorso mese di aprile, l’Ucraina ha voltato pagina eleggendo quale nuovo presidente Volodymyr Zelenskyj, il quale ha promesso maggiore distensione con la Russia: “Siamo vicini ad un accordo sul gas con Kiev e manterremo il transito delle forniture attraverso l’Ucraina, anche se è una rotta più costosa rispetto ad altre”, ha dichiarato Putin.
Il quale poi è intervenuto nello specifico sulla questione del Donbass, territorio che ospita le due repubbliche separatiste filorusse nell’est dell’Ucraina. E qui i toni sembrano al momento meno ottimistici: “La dichiarazione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulla possibilità di rivedere gli accordi di Minsk solleva dubbi – ha affermato Putin – La revisione degli accordi di Minsk porterebbe al congelamento di un accordo sul Donbass, e la legge sullo status speciale delle regioni separatiste dovrebbe essere resa permanente”. Putin inoltre, ha auspicato un dialogo diretto tra le autorità ucraine e quelle delle repubbliche separatiste “che attualmente non c’è”.
“Ingiusta l’esclusione della Olimpiadi”
Di recente il comitato olimpico internazionale ha decretato l’esclusione della Russia da tutte le competizioni internazionali nei prossimi 4 anni, a partire dunque dalle Olimpiadi di Tokyo 2020. Il tutto come sanzioni relative agli esiti delle inchieste sul cosiddetto “doping di Stato” operato da Mosca. Una conclusione, secondo Putin, assolutamente errata: “Il nostro paese non deve partecipare sotto una bandiera neutrale se non viene fatto alcun rimprovero concreto al nostro attuale Comitato Olimpico”, ha dichiarato il presidente russo. Il quale ha poi annunciato che le autorità russe presenteranno entro tempi brevi un ricorso per poter ammettere nuovamente gli atleti nelle competizioni internazionali.
“L’impeachment su Trump si basa su accuse inventate”
A Mosca di buon mattino sono anche arrivati gli echi di quanto accaduto a Washington, lì dove al Congresso la Camera dei Rappresentanti ha dato il via libera all’impeachment per il presidente Donald Trump. Per questo i giornalisti presenti hanno chiesto a Putin qual è la sua posizione, sia a livello personale che come presidente della Russia, su quanto avvenuto negli Stati Uniti. Secondo il numero uno del Cremlino, le accuse sostenute contro Donald Trump sarebbero inesistenti: “Non credo segni la fine politica del presidente Usa – ha affermato Putin – Deve ancora passare attraverso il Senato, dove i repubblicani hanno la maggioranza. Inoltre non credo che i membri del suo stesso partito non voteranno contro di lui sulla base di accuse inventate”.
“Il partito che ha perso le elezioni, il Partito democratico – ha poi proseguito Putin – sta cercando di cercando di ottenere risultati con altri metodi, accusando Trump di collusione con la Russia, poi emergerà che non c’è stata collusione”.
Rapporti con la Cina
Un piccolo passaggio, sollecitato da un’apposita domanda, è stato dedicato dal presidente russo anche sul rapporto con Pechino: “La Russia non ha in programma di mettere in piedi un’alleanza militare con la Cina – ha dichiarato Vladimir Putin – La Russia e la Cina rafforzeranno i legami bilaterali, il che andrà a vantaggio di entrambe le parti e contribuirà a mantenere la stabilità globale”.
Rapporti con l’Europa
Al di là del discorso relativo alle sanzioni, applicati dall’Ue dal 2014 a seguito dell’annessione della Crimea, a tenere banco nella questione relativa ai rapporti tra Mosca e vecchio continente è la diatriba sorta con Berlino su Zelimkhan Khangoshvili. Quest’ultimo era un cittadino georgiano di origine cecena, considerato un terrorista operativo nel Caucaso ed arrivato in Germania come richiedente asilo. Khangoshvili è stato trovato morto nella capitale tedesca nelle settimane scorse, il governo di Angela Merkel ha puntato il dito contro la Russia. Le autorità tedesche hanno arrestato un cittadino russo poco dopo il fatto, con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio e di avere contatti con autorità della federazione russa.
Al momento da Mosca non è arrivata la richiesta di estradizione del cittadino russo arrestato: “Queste questioni – ha affermato Putin – sono state discusse a livello di servizi speciali. In realtà non vi è stata alcuna richiesta da parte della procura, perché le nostre autorità competenti hanno ritenuto che non avesse senso, dal momento che hanno ricevuto, nei fatti, una risposta negativa”. La tensione con Berlino dunque, su questo caso potrebbe non attenuarsi nei prossimi giorni.
Libia: “Parliamo sia con Haftar che con Al Sarraj”
Un capitolo molto importante della conferenza è stato dedicato alla Libia. Recentemente la Russia è stata accreditata come uno dei paesi più attivi, a sostegno del generale Haftar. Per tal motivo, dalla Russia sono arrivati almeno 200 contractors della Wagner, società privata russa. Putin però, confermando l’interesse del suo paese per la Libia, ha affermato di essere in contatto con tutte le parti in causa: “La Russia ha dei canali di contatto sia con Sarraj, sia con Haftar – ha affermato Putin – La nostra posizione è stata più volta ribadita, auspichiamo la fine dei combattimenti e un accordo fra le parti”.
Inoltre, Putin ha dichiarato di essere pronto a parlare sia con l’Ue che con la Turchia per arrivare ad una soluzione. Il presidente russo ha poi lanciato una frecciata nei confronti di chi ha attaccato nel 2011 la Libia: “Con Gheddafi, prima della guerra, il paese aveva standard di vita vicini a quelli europei”.