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Pechino è ad un passo dall’approvazione dell’accordo economico e di sicurezza con Teheran, soprannominato partenariato strategico globale sino-iraniano. Ma, al di là dei protagonisti, cui prodest? Il Pakistan sembra la nazione destinata a trarne indirettamente i migliori benefici, un po’ come nel caso dell’accordo Usa-Talebani.

L’accordo tra Cina e Iran

L’accordo incorpora ingenti investimenti cinesi nelle infrastrutture iraniane e prevede una più stretta difesa e condivisione dell’intelligence e garanzie petrolifere per la Cina. Questa partnership era in nuce dal 2016, quando Xi Jinping si era recato in visita a Teheran. Tuttavia, la proposta era rimasta sottotraccia per poi riemergere quando il governo Rouhani l’ha approvata nel giugno scorso. Funzionari cinesi e iraniani hanno confermato che si tratta di un documento etichettato come “final draft” e datato proprio giugno 2020.

Secondo un rapporto dell’11 luglio del New York Times, l’accordo non ancora concluso tra Pechino e Teheran vedrà la Cina investire un totale di $ 400 miliardi nei settori bancario, dei trasporti e dello sviluppo in Iran. In cambio, Pechino si aspetta di ricevere una fornitura regolare e fortemente scontata di petrolio iraniano nei prossimi 25 anni. La Cina dovrebbe investire 120 miliardi di dollari per il potenziamento delle infrastrutture di trasporto iraniane, a cominciare dalla strada che collegherà Teheran a Urumqi nella provincia cinese dello Xinjiang. Questa arteria si intersecherà con il collegamento Urumqi-Gwadar, già sviluppato sotto il corridoio economico Cina-Pakistan. Il collegamento stradale fornirà connettività con Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Turkmenistan e, attraverso la Turchia, con l’Europa.

Il Pakistan ha con la Cina un debito di almeno 10 miliardi di dollari per la costruzione del porto di Gwadar, che è affittato al governo cinese fino al 2059. Il commercio di transito in Afghanistan attraverso il porto di Gwadar è iniziato il 19 luglio con una spedizione di merci dagli Emirati Arabi Uniti: si tratta di  un importante porto marittimo gestito dalla Cina per ottenere l’accesso diretto all’Oceano Indiano in linea con il suo megaprogetto.

I vantaggi per il Pakistan

Così all’inizio di luglio, il panorama degli accordi interasiatici ha fornito un nuovo -l’ennesimo- colpo di scena: il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha annunciato che Teheran è in procinto di concludere un accordo di partenariato strategico a lungo termine con Pechino. Poche settimane dopo, i media indiani riferivano che Teheran aveva “abbandonato Nuova Delhi” a proposito di un progetto ferroviario chiave lungo il confine con l’Afghanistan dopo “aver mostrato riluttanza a investire temendo le sanzioni americane”, a testimonianza dei nuovi assetti geopolitici in Asia.

Questo riallineamento in Asia offre nuove opportunità non solo per la Cina, ma anche per il Pakistan. In primo luogo, il coinvolgimento della Cina in Iran dovrebbe indebolire il principale rivale del Pakistan, l’India, e aprirebbe un varco strategico per Islamabad per affrontare le minacce alla sicurezza che sta attualmente affrontando. Mentre l’obiettivo, un tempo ovvio, di Delhi di circondare il Pakistan sembra aver subito una dura battuta d’arresto, l’intento indiano di destabilizzare Islamabad, infatti, persiste: una serie di attacchi terroristici in tutto il Pakistan negli ultimi mesi lo testimonierebbe.

In secondo luogo, dopo aver pienamente integrato l’Iran nel quadro della Belt and Road, Pechino potrebbe aiutare Islamabad a migliorare le sue relazioni con Teheran e contribuire a pacificare l’insurrezione in Balochistan. A questo proposito, infatti, non bisogna dimenticare che la Cina, da tempo, sta depredando proprio il Balochistan delle risorse minerarie di cui è ricco: oro, rame, carbone, gas: ergo, questi nuovi partenariati possono offrire anche la possibilità per placare i sentimenti anti cinesi verso cui sono dirette le rivendicazioni del Balochistan Liberation Army (Bla).

Terzo, l’annosa questione del porto di Chabahar. L’India è stata un attore chiave nello sviluppo del porto strategico nato da un accordo trilaterale India-Afghanistan-Iran sull’istituzione di un corridoio internazionale di trasporto e transito. Da allora sono stati compiuti molti passi importanti per accelerare lo sviluppo del porto e realizzarne appieno potenziale. Tuttavia, il crescente confronto tra Stati Uniti e Iran e l’imposizione di dure sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti all’Iran sotto la sua politica di massima pressione ha influenzato negativamente il desiderio di Nuova Delhi di convertire i suoi impegni in azioni concrete sul campo. La presenza cinese in Iran, dunque, significherebbe che Chabahar non sarebbe più in concorrenza con Gwadar, il cui porto, come già detto, è gestito dalla Cina.

Gli stravolgimenti geopolitici sembrano dunque -indirettamente- volgere a favore del Pakistan, che diverrebbe l’hub portuale per il commercio di transito dall’Afghanistan e dall’Asia centrale. Saprà la leadership di Islamabad cogliere questa finestra storica eccezionale?

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