La geopolitica della corsa allo spazio
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Le indiscrezioni sul presunto stato di salute del presidente russo Vladimir Putin continuano a circolare con insistenza. L’ultima è quella riportata dall’americano Newsweek, che citando anonime fonti di intelligence, afferma che il leader del Cremlino sarebbe stato sottoposto ad aprile a un’operazione per una grave forma di tumore, ormai in stadio avanzato. Per questo motivo, sempre a detta delle fonti del media Usa, Putin sarebbe praticamente sparito per settimane, riemergendo solo di recente. Altre indiscrezioni, invece, rilanciano sempre su Newsweek non solo la notizia del cancro, ma anche di un presunto piano di assassinio del presidente, che sarebbe stato sventato a marzo. Informazioni che per le fonti dell’intelligence statunitense (il sito parla di persone che rappresentano varie agenzie americane) confermerebbero gli indizi su un’intesa lotta all’interno del Cremlino per il dopo Putin che sarebbe visto come imminente.

La firma di Newsweek, William Arkin, è una firma molto nota. Questo indica che, come riportato da Il Post, si possa trattare di fonti in ogni caso importanti e non molto secondarie. Tuttavia, quanto affermato dal sito statunitense rappresenta ancora una volta un difficile equilibrio tra indiscrezione e informazioni non verificate né verificabili che però circolano con estrema facilità. E ci riporta all’annosa questione del perché si parli con una certa insistenza, al limite del gossip, su quanto accade sul fisico e sulla mente del presidente russo al punto da far dipendere la conduzione della guerra in Ucraina al suo stato psicofisico.

Interessanti a proposito di queste nuove indiscrezioni due questioni. La prima è che le notizie riportate sono state addirittura smentite dalla portavoce della National Security Council, Adrienne Watson, e riportati dalla stessa testata. “I rapporti sull’esistenza di tali valutazioni della comunità di intelligence o che queste sono state riportate al presidente non sono vere”, ha comunicato Watson. Smentita attendibile, ma che al momento è l’unica informazione certa e pubblica di indiscrezioni che non hanno alcun tipo di verifica né di verificabilità come dimostrato del resto dalle continue notizie che giungono su Putin. Un leader che essendo completamente isolato, chiuso, e, come viene spesso raccontato, terrorizzato fino alla paranoia, sembra difficile possa circondarsi da persone che tradiscono la sua fiducia e la sua riservatezza.

Delle due l’una, quindi: o il cerchio magico dello “zar” è ormai minato al punto da lasciare trapelare notizie così rilevanti fino a Washington, oppure esiste una forma di spettacolarizzazione di queste notizie che, tra le altre cose, non sono quasi mai rilanciate da media di alto profilo degli Stati Uniti ma solo da tabloid o siti meno rilevanti del panorama angloamericano. Il punto è fondamentale visto che le stesse fonti dell’intelligence citano due esempi di fallimento di queste indiscrezioni lasciate trapelare dai media Usa su Saddam Hussein e Osama bin Laden. Due episodi che confermano il fallimento della comunità dei servizi americani e anzi degli stessi media che hanno rilanciato notizie rivelatesi poi false.

C’è poi un altro punto su cui occorre soffermarsi. Premesso che queste notizie non vengono confermate da nessuna fonte autorevole, si pone il problema di capire se tutto questo abbia un substrato politico. E su questo punto è importante sottolineare due concetti.

Il primo è che da tempo la Casa Bianca ha fatto capire di non essere particolarmente contenta di queste fughe di notizie sui media. Non lo è stata quando il New York Times ha pubblicato l’indiscrezione sul supporto Usa agli ucraini per uccidere gli alti comandanti russi in prima linea. Non lo è stata nemmeno ora con la notizia del presunto cancro di Putin di cui sarebbe a conoscenza l’intelligence, al punto da dover smentire la testata. Parliamo di due questioni molto diverse: una cosa è parlare della salute del presidente russo su Newsweek, un conto è ammettere attraverso un autorevole quotidiano come il Nyt che i servizi americani aiutano Kiev nel colpire militari russi. Tuttavia il concetto è che l’amministrazione statunitense, in questo momento, non sembra essere interessata a notizie che circolano con molta rapidità e che possono ledere sia la rete di intelligence nel mondo sia la stessa linea politica adottata da Washington.

Il secondo concetto è invece uno a più ampio respiro e lo riporta anche il Corriere della Sera, che cita la conclusione del report. In questo documento, infatti, si ricorda che il governo Usa deve preoccuparsi per il dopo-Putin più dell’attuale salute del leader. E questo ricorda a tutti un principio molto importante: il presidente russo attualmente controlla ancora il Cremlino, ma nulla si può sapere del suo eventuale successore e soprattutto della lotta intestina che può animare il potere intorno allo zar. Non esiste alcune certezza che il prossimo leader abbia e la capacità di gestire Mosca, le forze armate e il vuoto di potere lasciato dopo i decenni putiniani. E una Russia indebolita dalle sanzioni o ferita dalla guerra, specialmente dopo un poderoso vento nazionalista, potrebbe anche essere molto neo gestibile di quella sotto l’uomo di San Pietroburgo. Un rischio che potrebbe palesarsi anche con un Putin debole per colpa della salute o dell’isolamento, ma che di certo sarebbe estremo in caso di fine improvvisa.

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