Cosa ci dice il nuovo negoziato Iran-Oman su Hormuz

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Politica /

Mentre l’Iran nega le nuove trattative con gli Usa annunciate dal presidente Donald Trump, si muove la diplomazia tra Teheran e l’Oman, storico mediatore nel Golfo per la questione dello Stretto di Hormuz. La scorsa settimana le cronache internazionali avevano dato conto di un’iniziativa di Mascate presso Teheran per creare un meccanismo di governance della strategica via d’acqua, e nel fine settimana la Repubblica Islamica ha lasciato intendere che dei progressi sono stati fatti, perlomeno, sull’individuazione di una nuova rotta di passaggio.

Il negoziato Oman-Iran

Interessante quanto detto dal portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, che ha indicato come Teheran e Mascate concorderanno su una nuova rotta di uscita dallo Stretto di Hormuz come frutto del loro accordo. “L’Iran e l’Oman si sono scambiati mappe di possibili rotte navali nell’ambito dei colloqui”, ha scritto il New York Times citando lo stesso Baghaei.

Lo scenario parla, dunque, di un’avanzata della diplomazia tra un Paese-mediatore per eccellenza, l’Oman, e Teheran. Sicuramente ciò palesa che Mascate ha un ascendente a Teheran, ma non solo. Come avevamo scritto, era da segnalare la continuità temporale tra la ripresa del dialogo Oman-Iran sul dossier della governance di Hormuz e le rotte possibili da un lato e il rafforzamento dei legami tra Mascate e la Cina dall’altro.

Una manifestazione di una possibile mano cinese dietro la spinta alla diplomazia? Presto per dirlo, anche se l’apertura di un discorso diplomatico parallelo sull’asse Oman-Iran va registrato come interessante. La proposta iniziale dell’Oman, anticipata da Reuters, parlava di un uso del modello del Canale di Malacca, ben osservato anche dalla Cina che ha in esso una giugulare economica fondamentale, che apre a un meccanismo di gestione condiviso tra più Paesi. Spiegando la proposta, Anadolu in un approfondimento utile a capire come funziona la gestione dello Stretto di Hormuz. ha segnalato che secondo la proposta di Mascate “Iran e Oman coopererebbero nella gestione della sicurezza del passaggio, anziché lasciare il controllo dei movimenti navali prevalentemente nelle mani di una sola delle due parti”. Aggiungendo che per alzare il suo potere negoziale la Repubblica Islamica non ha accettato la prima bozza omanita e nei suoi desiderata “Teheran vuole gestire la rotta marittima sul suo lato dello stretto, mentre l’Oman supervisionerebbe solo una parte, e non l’intera, della rotta opposta”.

Sarà dunque utile capire se, quando sarà formalizzata, l’intesa Oman-Iran troverà una quadra tra le varie visioni. In attesa di un accordo ufficiale, però, è ancora presto per dire che forma potrebbe trovare questo compromesso. Ma si possono fare almeno due considerazioni.

Due temi da osservare

La prima è che si conferma il ruolo diplomatico dell’Oman, storicamente un’avanguardia negoziale per tutto il Medio Oriente: in genere, Mascate è ritenuta una buona ambasciatrice a Teheran e anche in questa fase il dialogo può sondare la buona volontà del regime di Teheran a cercare un nuovo accomodamento con gli attori dell’area dopo la ripresa sostanziale della guerra con gli Stati Uniti. La geografia del potere in Iran dopo la guerra resta tutta da decifrare, ma è possibile che al Ministero degli Esteri siano presenti orecchie ben recettive a spiragli di mediazione. La diplomazia è in movimento e lo confermano i colloqui riferiti dai media iraniani che il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto nel fine settimana mostrano che i canali diplomatici restano aperti: Araghchi ha parlato con il capo delle forze armate pakistane, Asim Munir, che fu centrale nella prima mediazione per il cessate il fuoco, e con gli omologhi di Turchia, Hakan Fidan, e Arabia Saudita, Faisal bin Farhan. Treinterlocuzioni di peso: Riad, Ankara e Islamabad sono capitali che hanno la capacità di trovare ottimo ascolto a Washington.

La seconda è che la riapertura di Hormuz appare un obiettivo strategico di molti Paesi, e che in tal senso il confronto tra Oman e Iran può anticipare possibili futuri meccanismi di gestione di uno stretto strategico per i traffici energetici e commerciali. Ma non risolve il vero dilemma, che riguarda la strategia di Teheran: in che misura e fino a che punto intende sfruttare la leva del controllo di Hormuz e in che prospettive, invece, la Repubblica Islamica possa fare concessioni a riguardo è difficile dirlo. E contribuisce a rendere incerta la possibilità di capire se in prospettiva l’Iran sia pronto a dialogare, nuovamente, con gli Usa su questo dossier. Rendendo nebulose le prospettive per la fine della guerra. In tal senso, la proposta omanita potrebbe avere un valore per capire fin dove Teheran ritiene possibile spingersi con un Paese che non è visto come un avversario e in che misura riuscirebbe a gestire e mantenere il frutto di una trattativa avulsa da quella con il suo rivale militare, ma non priva di conseguenze a lungo raggio.

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