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Cosa stava cercando l’FBI in quel di Mar-a-Lago nel blitz presso la residenza di Donald Trump?

È questa la domanda a cui mezzo mondo prova a dare una risposta. Con una mossa insolita per il dipartimento di Giustizia, il procuratore generale Merrick Garland ha chiesto di autorizzare la pubblicazione del mandato di perquisizione della residenza di Trump e la lista dei documenti sequestrati. Una mossa che è in contrasto con la pratica degli inquirenti a mantenere il riserbo sulle inchieste in corso. Il mandato di Mar-a-Lago, che fornirebbe una finestra su ciò che gli investigatori stavano cercando nella proprietà e sul crimine che ritengono possa essere stato commesso, è attualmente sigillato. Ora gli avvocati di Trump hanno fino alle 15 di oggi per opporsi alla pubblicazione. L’ex presidente, in una dichiarazione diffusa la notte scorsa ha affermato – al grido di “Release the documents now!” che non solo non si mi opporrà al rilascio dei documenti, ma andrà oltre nell’incoraggiarne l’immediata pubblicazione.

L’ipotesi del Washington Post

A far esplodere la bomba è stato il Washington Post: documenti riservati relativi alle armi nucleari sarebbero tra gli oggetti che gli agenti dell’FBI hanno cercato lunedì scorso durante la perquisizione della residenza dell’ex presidente, che ha portato al sequestro di una dozzina di scatole di materiale. L’indagine sul trattamento improprio dei documenti era iniziata mesi fa, quando la National Archives and Records Administration (NARA) aveva ha chiesto la restituzione del materiale portato a Mar-a-Lago dalla Casa Bianca. Quindici scatole di documenti e oggetti, alcuni dei quali contrassegnati come classificati, sono stati restituiti all’inizio di quest’anno. Gli archivi nazionali di College Park avevano poi successivamente chiesto al Dipartimento di Giustizia di indagare. Questa primavera, la squadra di Trump aveva ricevuto una citazione del gran giurì in relazione alle indagini sui documenti. Gli investigatori hanno visitato Mar-a-Lago nelle settimane successive all’emissione della citazione e il team di Trump ha consegnato alcuni materiali. La citazione è stata segnalata per la prima volta da Just the News, un media conservatore gestito dal giornalista investigativo John Solomon.

Gli esperti di informazioni riservate hanno affermato che la ricerca insolita sottolinea una profonda preoccupazione tra i funzionari del governo per i tipi di informazioni che pensavano potessero trovarsi nel Mar-a-Lago Club di Trump e potenzialmente in pericolo di cadere nelle mani sbagliate. Non è chiaro, qualora l’ipotesi fosse confermata, se le informazioni riguarderebbero direttamente gli Stati Uniti o gli armamenti nucleari di altri Paesi potenzialmente nemici. Un portavoce di Trump non ha risposto a una richiesta di commento. Il Dipartimento di Giustizia e l’FBI hanno rifiutato di commentare.

La pubblicazione del mandato

Gli agenti federali sequestrato 11 serie di documenti in tutto, inclusi alcuni contrassegnati come documenti “classificati/TS/SCI” – abbreviazione di “informazioni top secret/sensibili a compartimenti stagni”. In totale, gli agenti hanno raccolto quattro serie di documenti top secret, tre serie di documenti segreti e tre serie di documenti riservati, ha riferito The Journal, affermando di aver esaminato l’inventario degli oggetti presi durante la ricerca. Erano inclusi anche i file relativi alla grazia di Roger J. Stone Jr. e un dossier informativo sul presidente francese Emmanuel Macron.

Come se tutto non avesse già dell’incredibile, nella tarda serata di giovedì, Trump ha dichiarato sui social media di essere d’accordo che il mandato dovrebbe essere reso pubblico. In un altro post all’inizio di venerdì, ha definito la questione delle armi nucleari una “bufala” e ha accusato l’FBI di aver piazzato prove qui e lì. Per cercare di avanzare delle ipotesi dettagliate il Post tira in ballo David Laufman, l’ex capo della sezione di controspionaggio del Dipartimento di Giustizia, che indaga sulle fughe di informazioni riservate. La velocità con cui le autorità si stanno muovendo indurrebbe a pensare che si tratti di documenti sensibili classificati al livello più alto che potrebbero causare seri danni alla sicurezza degli Stati Uniti. Ciò si presterebbe a una maggiore velocità per recuperare quel materiale il più rapidamente possibile. Sono numerosi gli ex alti funzionari dell’intelligence pronti ad affermare che quello dell’amministrazione Trump sia stato un vizio duro a morire: la raccolta di informazioni sull’Iran, ad esempio, è stata regolarmente gestita in modo improprio. Un ex funzionario ha affermato che le informazioni più riservate spesso finivano nelle mani di personale che non sembrava aver bisogno di possederle o non era autorizzato a leggerle.

Se reso pubblico, il mandato rivelerebbe probabilmente una descrizione generale delle prove che gli agenti stavano cercando a Mar-a-Lago e a quali crimini potrebbe essere collegate. Verrebbe inoltre rilasciato un inventario di ciò che gli agenti hanno prelevato dalla proprietà. I dettagli potrebbero tuttavia essere limitati, in particolare se il materiale raccolto dovesse includere documenti classificati.

L’appuntamento con la verità è per le 21, ora italiana.

L’FBI indaga per spionaggio

Puntuale come un orologio svizzero, pochi minuti dopo le 15.00 della East Coast, la squadra legale dell’ex presidente Donald Trump ha concordato che lo storico mandato di perquisizione che autorizzava il sequestro di documenti federali dalla sua casa di Mar-a-Lago deve essere rilasciato. Il Dipartimento di Giustizia ha affermato di supportare il rilascio di quattro documenti: il mandato di perquisizione stesso, due allegati che descrivono almeno in una certa misura ciò che viene perquisito e perché e una ricevuta consegnata al team di Trump che documenta ciò che è stato sequestrato alla proprietà. Il giudice che sovrintende al caso dovrà comunque ordinare formalmente l’apertura prima che i documenti vengano rilasciati.

Il mandato di perquisizione visionato da Politico rivela che l’FBI sta indagando su Donald Trump per una potenziale violazione dell’Espionage Act. Una ricevuta che accompagna il mandato di perquisizione, visionata dal magazine mostra che Trump possedeva documenti, tra cui una nota manoscritta; documenti contrassegnati con “TS/SCI”, che indica uno dei livelli più alti di classificazione del governo; e un altro articolo etichettato “Info re: Presidente della Francia”. Il mandato mostra che le forze dell’ordine federali stavano indagando su Trump per rimozione o distruzione di documenti, ostacolo a un’indagine e spionaggio. La condanna, secondo la legge, può comportare la reclusione o sanzioni. I documenti dovrebbero essere svelati nelle prossime dopo che il Dipartimento di Giustizia ha chiesto la loro divulgazione. Il sito di estrema destra Breitbart ha svelato i contenuti del mandato e ha diffuso i nomi dei funzionari federali che hanno coordinato l’operazione. Il documento, che – secondo i media americani -sarebbe stato consegnato da Trump o da persone a lui vicine, può mettere in pericolo la vita degli agenti FBI. Il dipartimento di Giustizia aveva tentato di oscurare i nomi per garantirne l’incolumità.

In un documento allegato al mandato di perquisizione, inoltre, viene indicato che gli agenti erano alla ricerca di “qualsiasi documento o materiale posseduto illegalmente, o in grado di provare una violazione di tre leggi federali, inclusa una parte della normativa in materia di spionaggio e sicurezza nazionale”. La sezione del Espionage Act citata nel documento fa riferimento alla “raccolta, alla perdita o alla trasmissione a soggetti non autorizzati di informazioni relativi alla difesa nazionale”. Gli altri due reati a cui si fa riferimento nel documento riguardano la rimozione illegale di documenti federali e la distruzione di dati per ostacolare le indagini.

 

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