Quando, pochi giorni fa, Donald Trump ha inviato decine di lettere a svariati governi stranieri per informarli dell’entrata in vigore di nuovi dazi a partire da agosto – a meno del raggiungimento di accordi commerciali bilaterali con gli Stati Uniti – la maggior parte dei destinatari delle missive è caduta nel panico. Alcuni, come il Brasile, hanno minacciato di rispondere in maniera reciproca. Poi troviamo Min Aung Hlaing, a capo dell’esercito che ha preso il potere in Myanmar nel 2021, che sta sostanzialmente spacciando il comunicato statunitense appena ricevuto come un riconoscimento pubblico della propria giunta da parte di Washington.
Il generale, dopo aver affermato di aver avuto l'”onore” di ricevere la lettera di Trump, ha addirittura ringraziato il presidente degli Usa. Il comunicato – nel quale si afferma che la Casa Bianca imporrà una nuova tariffa del 40% sulle esportazioni del Myanmar verso gli Stati Uniti a partire dal primo agosto – è stata accolta con “sincero apprezzamento” da parte della giunta. Il motivo? Il 40% è meno del 44% precedentemente minacciato.
Min Aung Hlaing, già sanzionato dal dipartimento di Stato americano per aver fatto ricorso a “violenza e terrore per opprimere” il popolo birmano e “negare loro la possibilità di scegliere liberamente i propri leader”, ha sostanzialmente sfruttato la lettera di Trump per fini diplomatici.
La strategia dei militari birmani
Detto altrimenti, e per sintetizzare: i diplomatici statunitensi non hanno formalmente contatti con la giunta birmana; Trump ha inviato una lettera a Min Aung Hlaing, specificando il suo nome, per comunicargli che gli Usa avrebbero imposto una tariffa del 40% sul suo Paese (in calo rispetto al 44% minacciato); la missiva, una delle oltre 20 lettere standardizzate inviate dal presidente statunitense ai leader mondiali, non voleva affatto essere un riconoscimento ai militari; il leader del Myanmar ha invece sfruttato l’occasione per aprire le porte ad un probabile dialogo con Washington.
La situazione è ancor più paradossale perché gli Stati Uniti – e la maggior parte dei paesi occidentali – non riconoscono la giunta al potere come governo legittimo del Myanmar. Min Aung Hlaing ha lanciato ulteriori apprezzamenti all’indirizzo di Trump sostenendo che le elezioni statunitensi del 2020 sarebbero state rubate e ringraziandolo per aver bloccato i finanziamenti ai media sostenuti dagli Stati Uniti (che da tempo fornirebbero una copertura faziosa sul Myanmar).
La lettera presidenziale è stata presentata come un “incoraggiante invito a continuare a partecipare alla straordinaria economia degli Stati Uniti”. Il leader della giunta ha inoltre chiesto una tariffa del 10-20% e dichiarato che un team negoziale di alto livello potrebbe essere presto inviato “negli Stati Uniti per discutere con le autorità competenti”.

Le terre rare che fanno gola a Trump
Min Aung Hlaing ha giustificato la presa del potere dei suoi militari in Myanmar lanciando un altro chiaro messaggio a Trump: “Analogamente alle sfide che avete incontrato durante le elezioni del 2020 negli Stati Uniti, anche il Myanmar ha sperimentato gravi frodi elettorali e irregolarità significative”. Ma per quale motivo il generale ha iniziato a elogiare il presidente Usa? Perché ha chiesto a Washington di prendere in considerazione la revoca e l’allentamento delle sanzioni economiche sul Myanmar?
I militari birmani hanno qualcosa da offrire a Trump: le loro Terre Rare. Negli ultimi anni il Myanmar, nazione del Sud Est Asiatico dilaniata da una sanguinosa guerra civile, è emersa come una delle principali fonti di minerali strategici e Terre Rare del pianeta. Come ha sottolineato il New York Times, il governo locale ha praticamente cancellato le normative sul lavoro e sull’ambiente. I minatori operativi in loco sono per lo più arruolati dalle aziende di Pechino, estraggono i preziosi materiali per miliardi di dollari e inviano tutto in Cina.
Nel 2023 Global Witness ha quantificato il redditizio commercio di Terre Rare del Myanmar in circa 1,4 miliardi di dollari. Ebbene, i generali potrebbero voler differenziare i loro partner sperando di far colpo su Trump, a sua volta interessato a rompere il dominio del Dragone in questo settore strategico. Resta da capire se la Casa Bianca vorrà davvero aprire un serio dialogo con la giunta birmana. Eventualmente da usare anche in chiave anti cinese.

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