Dopo 26 anni Taiwan ospiterà per la prima volta un ministro federale tedesco. La prossima settimana, infatti, il ministro dell’Istruzione Bettina Stark-Watzinger è atteso a Taipei per un viaggio di due giorni. Una trasferta altamente sensibile, visto che è prevista quasi in concomitanza con la visita del ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock, a Pechino, prevista tra aprile e maggio.

Un portavoce del ministero dell’Istruzione ha fatto sapere che il viaggio di Stark-Watzinger si concentrerà sulla ricerca sui semiconduttori, “al fine di accelerare l’espansione dell’ecosistema di microchip tedesco ed europeo”. “L’obiettivo è quello di consolidare la cooperazione sul fronte dell’istruzione, della scienza e della ricerca”, ha spiegato la diretta interessata, aggiungendo che la sua sarà una “visita tecnica” in un Paese che è “leader mondiale dello sviluppo e della produzione di semiconduttori”.

Stark-Watzinger discuterà anche della cooperazione sull’idrogeno verde e della ricerca sulle batterie. Eppure, al di là del suo scopo, reale o presunto, il viaggio del ministro a Taiwan ha messo in evidenza le rilevanti divisioni della Germania in merito alla gestione delle sue relazioni con la Cina (che tra l’altro considera l’isola come una sua provincia).

Tra Taipei e Pechino

Che cosa fare con la Cina? Nel bel mezzo delle tensioni tra Pechino e l’Occidente, la Germania, che è uno dei Paesi che più si trova a disagio, non sa come rispondere a questa domanda. Già costretta a recidere i legami energetici con la Russia in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina, Berlino rischia di dover allentare le relazioni con un partner commerciale, quello cinese, altamente rilevante per le grandi industrie tedesche.

Stark-Watzinger, del partito liberaldemocratico liberale (FDP), ha così acceso i riflettori sulle evidenti divisioni geopolitiche presenti in seno all’esecutivo tedesco, dove gli attriti tra i partiti della coalizione – principalmente FDP e Verdi – hanno ostacolato il processo decisionale su una serie di questioni interne.

Come ha scritto il Financial Times, l’altro viaggio, quello programmato da Baerbock a Pechino, faceva parte di uno sforzo per mettere le relazioni bilaterali su un binario più stabile per consentire ai due Paesi di concentrarsi su tematiche economiche e di reciproco interesse.

Il punto è che, da un lato, un alto funzionario della Germania è atteso in Cina per un nuovo ciclo di consultazioni governative bilaterali – da riavviare dopo l’interruzione causata dal Covid; dall’altro, un secondo alto funzionario tedesco visiterà Taipei. “Che tipo di messaggio stiamo inviando alla Cina?”, si chiedono i diplomatici tedeschi.

Il dilemma della Germania

Ricordiamo che negli ultimi sei mesi Taiwan ha visto un forte aumento delle delegazioni straniere. La Germania aveva tuttavia fin qui evitato rigorosi contatti politici con Taipei, visto che la sua economia, col passare degli anni, è diventata sempre più dipendente dalla Cina.

“Naturalmente è un forte segnale politico che dopo 26 anni un ministro del governo tedesco visiti nuovamente Taiwan”, ha affermato Frank Schaffler, deputato FDP e vicepresidente del gruppo di amicizia bilaterale del parlamento tedesco con Taiwan. “Il FDP ha una lunga tradizione per quanto riguarda il sostegno a Taiwan, e c’è molta simpatia per Taiwan perché è una democrazia”, ha ribadito Schäffler facendo però notare che Berlino dovrebbe stare attenta a come bilanciare i rapporti con Pechino.

Secondo alcune indiscrezioni, la Germania si sarebbe opposta alla proposta di Taipei di organizzare un incontro tra Stark-Watzinger e Joseph Wu, ministro degli Esteri di Taiwan. “Non politicizzeremo questa visita. Tutti i suoi incontri (di Stark-Watzinger ndr) saranno rigorosamente incentrati sul livello e sulla natura del dialogo dei ministri specializzati”, hanno spiegato da Berlino. Che, a quanto pare, non sembrerebbe essere per niente intenzionato a sacrificare le relazioni economiche con la Cina per sostenere in toto la causa taiwanese.