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Dai confini orientali dell’Ucraina arrivano nuovi e inquietanti rapporti di movimenti di truppe russe. La ricognizione satellitare e altre fonti open source di intelligence riferiscono che nell’area di Maslovka, a pochi chilometri di distanza dall’oblast di Kharkiv, una delle regioni ucraine che ha visto un tentativo di insurrezione da parte dei miliziani filorussi insieme a quelle di Donetsk e Luhansk dove al contrario è riuscito, sono state spostate truppe corazzate e meccanizzate.

Il Pentagono sta attentamente monitorando la situazione, ed il portavoce del dipartimento della Difesa statunitense, John Kirby, ha detto lunedì 8 novembre che sono in corso valutazione sul rapporto della direzione dell’intelligence ucraina che riferisce di circa 90mila soldati russi schierati nell’area vicino al confine. Kirby, che si è rifiutato di approfondire le valutazioni ucraine, soprattutto in termini di numeri, ha comunque tenuto a sottolineare che la Russia debba essere “chiara” sulle sue intenzioni e su cosa effettivamente stia facendo, invitandola a rispettare gli accordi di Minsk e la sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina.

Secondo alcune fonti statunitensi ed europee della Difesa, i movimenti di truppe e mezzi sono iniziati dopo che il Cremlino ha terminato l’esercitazione militare congiunta su larga scala con la Bielorussia, Zapad 2021, quasi un mese e mezzo fa. Anche il governo tedesco si è mobilitato, e Berlino segue da vicino i resoconti dei media sulla situazione al confine russo-ucraino. Il ministero degli Esteri tedesco ha riferito che la Germania “come membro del formato Normandia, in linea di principio segue da vicino tutti i rapporti sulla situazione al confine russo-ucraino”. Da parte di Mosca, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che i movimenti di truppe all’interno della Russia non dovrebbero preoccupare nessuno in quanto non rappresentano una minaccia.

Tensione sull’asse Minsk-Kiev

La situazione comunque è tesa. Negli ultimi giorni la questione dei migranti al confine tra Polonia e Bielorussia ha fornito un altro fronte di scontro tra Occidente e Russia, ma soprattutto è stato il riconoscimento informale della Crimea come territorio russo da parte di Minsk a scaldare gli animi ucraini oltre ai movimenti militari. Il ministro degli Esteri della Bielorussia Vladimir Makei in una recente intervista a Ria Novosti ha infatti definito la Crimea come parte della Russia quando ha detto “la posizione della Bielorussia sulla Crimea rimane la stessa. Comprendiamo in realtà che la Crimea è ora territorio russo. Procediamo da questo”. Kiev si è subito fatta sentire tramite il suo ministero degli Esteri che ha avvertito Minsk delle possibili “conseguenze irreparabili” nelle relazioni tra i due Paesi nel caso in cui la Bielorussia riconosca ufficialmente la Crimea come territorio russo.

In questo clima Washington ha gettato benzina sul fuoco quando il segretario di Stato Anthony Blinken ha affermato che gli Stati Uniti continueranno a fornire supporto militare all’Ucraina in occasione della firma del partenariato strategico tra i due Paesi. “Continuiamo a fornire l’assistenza in materia di sicurezza di cui l’Ucraina ha bisogno, comprese armi di difesa letali per proteggersi da qualsiasi aggressione russa. Questo è un aspetto vitale del nostro sostegno per garantire che l’Ucraina abbia i mezzi per difendersi” ha affermato Blinken.

Di rimando Mosca ha risposto che qualsiasi tentativo di far entrare l’Ucraina nella Nato è inaccettabile e i piani statunitensi di fornire armi a Kiev aggraveranno la situazione, come ha affermato mercoledì l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Anatoly Antonov a seguito delle dichiarazioni di Blinken. Sullo sfondo ci sono le manovre navali e aeree della Nato nel Mar Nero, ormai entrate nella routine quasi quotidiana di quel settore, che continuano a essere strettamente monitorate da Mosca che le definisce come “un aggravamento della situazione”.

Il nodo del rapporto Nato-Ucraina

La Russia ha più volte avvisato l’Occidente e gli Stati Uniti che l’eventuale entrata dell’Ucraina nella Nato rappresenterebbe il superamento di una “linea rossa” che innescherebbe la sua immediata reazione. Una reazione che molto difficilmente sarebbe confinata all’ambito diplomatico, in quanto Mosca sarebbe costretta a prendere provvedimenti per proteggere la sua sicurezza. Un ingresso fortemente voluto da Kiev, proprio in risposta all’aggressione russa in Crimea e Donbass. La Nato però, così come gli Stati Uniti, procedono cautamente: il segretario generale dell’Alleanza ha più volte ribadito che l’Ucraina è solo un “aspirante membro” pur continuando a sostenere la sua integrità territoriale e a garantire che verrà fatto quanto possibile per mantenere la sua sicurezza, ma il processo di integrazione resta in agenda.

Sembra quindi che si stia riproponendo lo stesso gioco tra le parti vistosi qualche mese fa, in occasione della prima grande escalation quando la Russia mobilitò diversi reggimenti spostandoli al confine con l’Ucraina, e nel Mar Nero si stava giocando una pericolosa partita a scacchi tra le forze navali e aeree dei due schieramenti contrapposti.

In questo lasso di tempo, però, è avvenuto un fatto che è una spia significativa di come le relazioni siano peggiorate: la Russia ha deciso di ritirare la sua missione alla Nato, sancendo così una rottura, cominciata anni addietro, che sembra definitiva. I canali diplomatici però, è bene sottolinearlo, non sono stati troncati: Mosca ha avvisato che manterrà la possibilità di relazionarsi coi rappresentati di un Paese che fungerà da collegamento in caso di emergenza, ma soprattutto le intelligence di Stati Uniti e Russia continueranno a dialogare.